"Chi suggerì
a Marino
le sue bugie?"
Dario Fo intervistato da repubblica, 8 marzo 1998
BUSTO ARSIZIO - Fo, nello spettacolo lei avanza pesanti sospetti sullo Stato.
Perché?
"La ricostruzione più plausibile, quella fatta dalla polizia,
mostra un'azione perfettamente coordinata, in cui Calabresi è stato
intercettato in tempi esattissimi all'uscita da casa sua. Nessuno poteva
sapere o avvertire prima i killer, a meno che non vi fosse un'intercettazione
ambientale e un collegamento radio. La stessa tecnica che in quegli anni
fu usata contro di noi per lo stupro di Franca, avvenuto in un momento e
su un percorso imprevedibile. Solo un corpo militare poteva riuscirci, diciamo
un'altra polizia".
Allude ai carabinieri o ai servizi segreti?
"Io credo che bisogna guardare alle cose che faceva in quegli anni
il generale Palumbo, che comandava i carabinieri di Milano e aveva messo
su una grande rete illegale, che disponeva perfino di alcuni aerei. Ma non
si tratta solo di quel che successe al momento dell'omicidio. Anche la testimonianza
di Marino, il modo in cui è stata organizzata la montatura contro
Sofri, punta nella stessa direzione".
Cioè?
"Marino ricostruisce le piante dell'armeria dove si sarebbe rifornito
e dell'appartamento che avrebbe usato nel suo soggiorno a Milano sulla base
di dati inesatti, ma che derivano evidentemente da piantine catastali. Chi
aveva interesse a istruire Marino, ma non poteva fare verifiche nei luoghi
per non lasciare tracce? Chi gli suggerì le sue bugie, senza poter
chiedere alla polizia i verbali precisi, per non scoprirsi? Da chi restò
Marino per un paio di settimane fra il suo "pentimento" e l'interrogatorio
dal giudice? Tutte queste domande indicano la responsabilità dei
carabinieri".
E perché questo complotto avrebbe resistito alle verifiche giudiziarie?
"La storia dei sette processi contro Sofri è piena di storture,
di domande non fatte, di verità non cercate. Ma lei se lo vede un
giudice dichiarare che l'assassinio di Calabresi è una responsabilità
dello Stato?".