Ad Adriano Sofri noi dobbiamo la vita

di Sandro Pocaterra e Giuseppe Valenti da VITA, n.6, Anno 4 - 1 febbraio 1997

Sandro Pocaterra e Giuseppe Valenti sono due volontari dell'organizzazione non governativa InterSos, rimasti prigionieri degli indipendentisti ceceni per 64 giorni. Sono stati liberati due mesi fa, dopo un delicatissimo lavoro diplomatico, condotto in prima persona e senza nessun mandato da Adrianno Sofri. Il giorno dell'arresto dell'ex leader di Lotta Continua, la settimana scorsa, abbiamo raccolto questo intervento che volentieri pubblichiamo. A pagina 17 di questo numero pubblichiamo alcuni brani di interventi di Adriano Sofri sul nostro settimanale, interventi che in questi due anni ci hanno aiutato a capire di più e meglio i giorni che stiamo vivendo. I nostri lettori che intendono sottoscrivere la domanda di grazia per Adriano Sofri sono invitati ad inviarci fax o a telefonare in redazione.
(R.B.)

Adriano Sofri si è voluto personalmente coinvolgere nella nostra ricerca e nella nostra liberazione, rimanendo in Cecenia per più di un mese. É amico personale di Salaudin, uno dei personaggi ceceni più influenti, che aveva incontrato mesi prima nel corso di alcuni reportage in Cecenia. Fra loro si era creato un rapporto di amicizia. Sofri sapeva bene che Salaudin poteva efficacemente mobilitare uomini e mezzi per venirci a cercare. Quindi lo consideriamo, assieme allo stesso Salaudin, l'artefice della nostra liberazione. Del resto, le pressioni della comunità internazionale sui nostri rapitori erano state inesistenti. Se non fosse stato Adriano Sofri a convincere Salaudin a impegnarsi in prima persona nella nostra ricerca, probabilmente Nino Sergi, il responsabile dell'organizzazione umanitaria per l'emergenza InterSos non sarebbe mai entrato in contatto con Salaudin.
A Sofri dobbiamo semplicemente la vita. Mai avremmo potuto immaginare tutto quello che poi ha fatto per noi, non speravamo che una persona che appena conoscevamo potesse esporsi a tanto per la nostra salvezza. Se qualcosa fosse andata storta, sicuramente molte responsabilità sarebbero cadute su di lui. É stato molto coraggioso, ci ha cercato ininterrottamente villaggio per villaggio insieme ai suoi amici ceceni. Per noi ha corso molti rischi, in un Paese dove tutti girano armati. Accompagnato dalla guardia presidenziale cecena, mentre chiedeva nostre notizie agli anziani capovillaggi, ha corso quantomeno il pericolo di trovarsi nel mezzo di uno scontro a fuoco con i banditi che ci trattenevano. Avevamo conosciuto Adriano Sofri anni fa e, al momento della nostra liberazione, ricordiamo di aver esclamato "che sorpresa!". E lui ci ha risposto, con una punta di ironia: "Dovevate sapere che vi avrei tirato fuori da qui". Che altro aggiungere? Non possiamo entrare nel merito della vicenda giudiziaria. Però, sinceramente, non possiamo credere che Adriano Sofri possa aver fatto del male ad un altro essere umano. Sappiamo solo che ora, fra i tanti scomparsi in Cecenia, avrebbe voluto continuare nella sua opera di mediazione in favore di alcuni ingegneri slovacchi sequestrati.


STORIE DAL MONDO

SOFRI INVIATO DI VITA. CHIEDIAMO LA GRAZIA

QUESTO E' ADRIANO SOFRI. PER NOI UN BUON MAESTRO.
L'ex leader di Lotta Continua è in carcere: Ingiustamente. Attraverso i suoi scritti da inviato ci ha aiutato a capire.

L'ALLUCINANTE vicenda giudiziaria che ha portato Sofri in carcere, condannato a 22 anni di reclusione, è un'ulteriore sconfitta della giustizia italiana. Noi abbiamo conosciuto Sofri in questi due anni e i suoi interventi pubblicati su questo settimanale ci hanno aiutato a capire meglio i giorni che stiamo vivendo. Sandro Pocaterra volontario italiano imprigionato in Cecenia e nostro collaboratore deve all'intervento di Sofri la sua libertà. Insomma Adriano non solo non è stato un cattivo maestro, per noi, è stato semplicemente un maestro. Iniziamo una raccolta.


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