Il messaggio di Scalfaro

P. L. S., dal Manifesto 31 ottobre 1997


Il presidente della repubblica, Scalfaro, ha affidato alla delegazione che gli portava le 160 mila firme un messaggio diretto ad Adriano Sofri, Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani: "Dite loro - sono state le sue parole - di continuare ad avere speranza".
Nello studio del presidente, ieri pomeriggio, insieme ai pacchi di fogli con tutte le firme raccolte in mesi e mesi di lavoro dei comitati Liberi liberi, c'erano molte persone: c'era Vannino Chiti, il presidente della Regione Toscana, Lisa Foa, lo storico Carlo Ginzburg, il vicepresidente del parlamento europeo Renzo Imbeni, il presidente del Sermig Ernesto Oliviero, Mimmo Pinto in rappresentanza dei comitati Liberi liberi, il sindaco di Massa (la città di Bompressi) Roberto Pucci, la scrittrice francese Jacqueline Risset, l'editore palermitano Elvira Sellerio e lo scrittore Antonio Tabucchi. E c'era anche don Alfredo Pizzi, per l'occasione in abito talare, un sacerdote romagnolo che conobbe Ovidio Bompressi in Bosnia, dove ambedue lavoravano da volontari, e che ha raccontato: "Pensate, a Natale ho cercato di convincerlo a non consegnarsi, ma sapete com'è lui, è così testardo...".
Il colloquio tra Scalfaro e i rappresentanti dei 160 mila firmatari della petizione in favore dei tre sequestrati di Pisa è stato tutt'altro che formale. Intanto, è durato un'ora, ciò che ha costretto il presidente a rinviare un successivo impegno. Ma, soprattutto, Scalfaro si è mostrato, e dichiarato, "rispettoso del valore delle firme", così numerose e qualificate, e ha aggiunto, secondo quel che ha raccontato all'uscita Renzo Imbeni, di essere grato per il fatto che questa campagna "ha sollevato un caso e ha aiutato ad attualizzare altri problemi". Scalfaro ha anche parlato molto degli "anni di piombo", benché fosse consapevole che il caso Sofri è un altro capitolo.

Indulto e carceri
Quel che voleva far intendere, probabilmente, è che attraverso questa vicenda sono tornati in superficie la questione irrisolta dell'indulto e quella ormai drammatica delle carceri in generale (i tre di Pisa stanno digiunando insieme ai detenuti di altri istituti, come Rebibbia, per ottenere miglioramenti radicali di un regime carcerario ormai insostenibile). Il presidente della repubblica ha detto che presto incontrerà, per discutere di questi problemi, il presidente del consiglio Prodi, e si è detto certo che "in tempi brevi il parlamento risolverà alcune di queste questioni".
Quanto alla vicenda di Sofri, Bompressi e Pietrostefani, Scalfaro ha sì ribadito di non poter, come presiodente, prendere posizione, "stabilire se una persona è colpevole o innocente", ma di condividere la "preoccupazione di fronte a qualsiasi tragedia possa accadere". Perciò ha pregato i comitati Liberi liberi di "andare avanti".
"Il presidente ci ha dato attenzione - ha raccontato alla fine del colloquio Carlo Ginzburg - ma la situazione dei tre detenuti è pericolosa anche per lo sciopero della fame che stanno attuando. Le possibilità che si prospettano, al di là della grazia, hanno tempi lunghi, mentre per loro è necessario fare in fretta".
Antonio Tabucchi ha ribadito la convinzione dei 160 mila che hanno firmato la petizione: "In uno stato di diritto la condanna deve basarsi su prove certe. Nel processo Sofri queste non ci sono, c'è, invece una confessione tarda e zoppicante".