Come si è arrivati a tanto
La storia dei processi
- Il 17 maggio 1972 il commissario di polizia Luigi
Calabresi viene assassinato con due colpi di pistola mentre esce dalla
sua abitazione di Milano. Nelle testimonianze di allora alcuni elementi
concordano. Si parla di un aggressore sulla trentina, alto e biondo, fuggito
su un'auto guidata da una donna. Calabresi è personaggio assai noto.
Il 15 dicembre di tre anni prima, dal suo ufficio al quarto piano della
questura, è precipitato l'anarchico Pino Pinelli, fermato per la
strage di piazza Fontana. La versione offerta dalla questura, poi dimostratasi
falsa, è che Pinelli si sia suicidato perché inchiodato alle
"prove della sua colpevolezza". Il movimento Lotta Continua e
il suo giornale conducono una dura campagna di opinione contro la questura
di Milano e il commissario Calabresi. Quest'ultimo, nell'autunno del 1971,
verrà inquisito con l'accusa di omicidio. Il procedimento sarà
archiviato lo stesso anno dal giudice D'Ambrosio, che accrediterà
l'ipotesi del "malore attivo".
Le indagini sull'omicidio Calabresi compiute nei mesi seguenti non giungono
ad alcun esito, dopo essersi vanamente indirizzate verso obiettivi della
sinistra extraparlamentare (ma anche dell'estrema destra).
- Il 28 luglio 1988 Adriano Sofri, Ovidio Bompressi
e Giorgio Pietrostefani vengono arrestati all'alba nelle loro case per
l'assassinio di Luigi Calabresi. Due giorni prima, ufficialmente, è
stato arrestato Leonardo Marino, ex militante di LC, ex operaio, ora venditore
ambulante. si dimostrerà in seguito che i contatti di Marino con
i carabinieri duravano da molto tempo prima dell'arresto. Per tutti e quattro
l'accusa è di omicidio volontario premeditato. Sofri e Pietrostefani
vengono indicati come i mandanti, Bompressi come l'esecutore materiale,
Marino quale "autista" dell'agguato. Altri ex dirigenti di LC
ricevono comunicazioni giudiziarie per concorso in omicidio.
- Il 6 settembre 1988 il tribunale della libertà
dispone gli arresti domiciliari per Sofri, Bompressi e Pietrostefani, che
saranno rimessi in libertà un mese e mezzo più tardi. Marino
rimarrà agli arresti domiciliari, con permesso di recarsi al lavoro,
per circa sei anni, che gli varranno come pena scontata.
- Il 28 giugno 1989 Sofri, Bompressi, Pietrostefani
e Marino sono rinviati a giudizio assieme ad altri 13 ex militanti di Lotta
Continua, accusati da Marino di aver partecipato con lui a diverse rapine.
Per altre 22 persone, tra cui i maggiori dirigenti di LC, si dichiara il
non luogo a procedere.
- Il processo di primo grado inizia il 27 novembre 1989
a Milano. E' in questo processo che emerge la maggior quantità di
contraddizioni e bugie nel racconto di Marino, in modi addirittura plateali.
Dopo che Sofri aveva annunciato che non sarebbe ricorso in appello in caso
di condanna, il 2 maggio 1990 il processo si conclude
con la condanna di Sofri, Bompressi e Pietrostefani a 22 anni di reclusione.
Marino è condannato a 11 anni, in base agli sconti di pena previsti
dalla legge sui pentiti. Durante il processo si era appreso che il presidente
del tribunale era già stato trasferito alla procura di Milano, cioè
all'ufficio che gestisce l'accusa.
- Il 15 maggio 1991 inizia il processo d'appello. Malgrado
non abbia fatto ricorso, Sofri vi è giudicato in quanto si ritiene
che la sua posizione sia legata a quella degli altri imputati. Il dibattimento
è assai più sbrigativo e l'unico nodo nuovo affrontato sono
le perizie balistiche, che contraddicono la versione dell'omicidio riferita
da Marino. Il 12 luglio 1991 la sentenza conferma tutte
le condanne del primo grado. Le motivazioni dimostreranno una docilissima
fedeltà a quelle del processo precedente.
- Il 18 giugno 1992 Adriano Sofri inizia uno sciopero
della fame per protestare contro la decisione di spostare la discussione
del ricorso al processo Calabresi dalla prima sezione penale della Corte
di Cassazione alla sesta. Un mese dopo il presidente della Corte di Cassazione
dispone che il processo venga affidato alle Sezioni Unite. Adriano Sofri
sospende lo sciopero della fame.
- Il 23 ottobre 1992 le Sezioni Unite della Corte di
Cassazione annullano la sentenza d'appello. Nelle motivazioni si spiega
che la chiamata di correo di Marino non è confortata da sufficienti
riscontri. Intanto, nei processi celebrati a Torino per le rapine confessate
da Marino, questi non viene ritenuto credibile, e gli imputati sono assolti.
- Il nuovo processo d'appello si celebra ancora a Milano. Il dibattimento
è condotto in maniera più accurata e la sentenza viene pronunciata
il 21 dicembre 1993. Tutti gli imputati vengono assolti,
compreso Marino che non viene creduto nemmeno su se stesso.
- Le motivazioni della sentenza vengono depositate a maggio del
1994. Il testo, scritto dal giudice a latere del processo d'appello,
si diffonde interamente in valutazioni sulla assoluta credibilità
di Marino, rendendo ingiustificabile la sentenza di assoluzione. Da più
parti viene definita una "sentenza suicida", costruita apposta
per essere annullata dalla Cassazione, e che disattende il giudizio della
giuria.
- Il 27 ottobre 1994 la Corte di Cassazione, chiamata
a decidere per la seconda volta, annulla la sentenza di assoluzione, proprio
richiamandosi alle incongruenze delle motivazioni.
- Il terzo processo d'appello dura appena un mese. Non compare nessun
elemento nuovo e niente modifica lo stato di cose condannato dalle Sezioni
Unite della Corte di Cassazione. Ciò nonostante, ormai dimenticato
dai mezzi di informazione e dall'opinione pubblica, il processo si conclude
l'11 novembre 1995 con la riconferma delle condanne a
22 anni di carcere. Per Marino, in nome della legge sui pentiti, il reato
è considerato estinto senza che abbia scontato più di tre
mesi di carcere.
- Il 22 gennaio 1997 la Quinta Sezione della Corte di
Cassazione conferma la sentenza di condanna a 22 anni di carcere per Sofri,
Bompressi e Pietrostefani e la prescrizione del reato per Marino.
- Il 24 gennaio 1997 Adriano Sofri viene arrestato e
rinchiuso nel carcere di Pisa. Sempre a Pisa, qualche ora prima, si costituisce
Ovidio Bompressi. Giorgio Pietrostefani fa sapere da Parigi, dove vive,
che entro pochi giorni tornerà in Italia per costituirsi.
- Il 29 gennaio 1997 Giorgio Pietrostefani fa ritorno
in Italia per costituirsi e viene portato nel carcere di Pisa.





