"Sofri, sentenza giusta"

Borrelli replica a Fo. Appello del premio Nobel al procuratore di Milano per la revisione del processo all'ex leader di Lc

di CARLO BRAMBILLA e CINZIA SASSO
da Repubblica, 15 ottobre 1997


MILANO - "Francesco Saverio Borrelli, cerca di fare in modo che il processo ad Adriano Sofri venga rivisto". L'appello, accorato, al Procuratore della Repubblica di Milano viene da Dario Fo. Il premio Nobel per la letteratura lo ha lanciato ieri sera nei saloni della Società Umanitaria, gremiti all'inverosimile dagli studenti accorsi per ascoltare la sua prolusione in occasione dell'inaugurazione dei corsi. Fo, che ha ricevuto una lunghissima lettera di Sofri dal carcere, "piena di affetto e di ricordi", pubblicata oggi dal Manifesto, ha tenuto a precisare la sua posizione su Mani pulite: "Ho sempre elogiato il pool, compreso Borrelli, in quanto capo del pool. E non ho mai polemizzato, contrariamente a quanto riportato da certa stampa infame. Lo dimostrano gli stessi miei lavori teatrali. Non solo l'ultimo, Il diavolo con le zinne, ma anche Settimo non rubare. Ma un conto è Mani pulite, un conto il caso Sofri. Questo secondo me è un processo da rivedere".

Così dice, ed è un discorso che può apparire ingenuo, Dario Fo. Ma le distinzioni tra i magistrati della Procura, tra i casi trattati, sono distinzioni che lo stesso Sofri, con la sua acutezza, spiega di non poter condividere. "Non mi auguro affatto - scrive Sofri a Fo - che tu modifichi la tua stima per la magistratura milanese per solidarietà con me. Mi dispiacerebbe perfino". Ma, rilancia l'ex leader di Lotta continua, "ho invano aspettato che qualcuno, Borrelli, D'Ambrosio, Spataro, un altro a piacere, dicesse una parola sulla singolarità del mio caso... non una voce della procura milanese si è alzata a criticare, o anche solo a manifestare dubbio o rammarico. Al contrario, molte voci, a partire dalla più autorevole, quella di Borrelli, si sono alzate a sostenere l'accusa contro di noi, durante e dopo i processi". E la voce di Borrelli, anche ieri, raggiunto dalla richiesta di un'ennesima risposta alla polemica sul processo Calabresi, ribadisce: "Non vedo perché avrei dovuto criticare una sentenza il cui esito ha rispecchiato la nostra convinzione e impostazione". "Noi - aggiunge il procuratore, usando il plurale per ricomprendere tutti i colleghi, anche quelli personalmente coinvolti nell'inchiesta - abbiamo sostenuto l'accusa con argomenti solidi e io personalmente ero perfettamente d'accordo con tutte le scelte e le valutazioni compiute". "Quella sentenza - conclude Borrelli - è passata al vaglio di più collegi giudicanti, e alcuni nemmeno lontanamente sospettabili di preconcetti contro la sinistra di quegli anni".

Anche Armando Spataro, oggi pm antimafia, ieri impegnato sul fronte del terrorismo e indicato da Sofri come colui che avrebbe caparbiamente e con prevenzione cercato ("con domande fuori verbale") la verità sull'omicidio Calabresi, interviene duramente: "Era dovere di ogni magistrato che si occupasse di terrorismo - dice - cercare notizie utili a scoprire omicidi di quella matrice rimasti irrisolti. Ma io l'ho sempre fatto in assoluta correttezza e non certo informalmente". "Quanto al resto - taglia corto Spataro - mi pare che si tratti di elucubrazioni a ruota libera che non intendo commentare se non per precisare che ho condiviso ogni attività, ogni scelta e ogni richiesta fatta da Pomarici (il pm del processo, ndr.) e che, sia allora come oggi, mi comporterei come lui si è comportato".