"Sofri libero", appello a Scalfaro

In tutta Italia nascono comitati a favore dei tre ex-leader di Lc in carcere a Pisa

Giuseppe D'Avanzo, Repubblica 10 aprile 1997


ROMA (g.d'a.) - Da Trento a Caltanissetta. Da Trapani a Ivrea. Da Ravenna a Poggibonsi. Sono centinaia i comitati Liberi Liberi per Sofri, Bompressi e Pietrostefani, condannati a ventidue anni di carcere per l'omicidio Calabresi nel gennaio scorso dalla Corte di Cassazione, dopo sette processi dalle alterne sentenze. La nascita e diffusione dei comitati è un particolarissimo caso italiano. Nascono dal nulla e spontaneamente dalla volontà di un gruppo di amici che non credono nella colpevolezza dei tre e spesso non si tratta né di amici di Sofri né di ex-Lc.

E' gente che ha letto solo le cronache giornalistiche del processo o i libri e i reportage (dalla Bosnia, dalla Cecenia, dalla Patagonia) di Adriano Sofri, sufficienti - evidentemente - per "sentire", per "sapere" che quell'uomo non può essersi macchiato di un delitto, non può aver ordinato la morte di un altro uomo. Spesso sono sufficienti una decina di telefonate per far accorrere in un teatro - è accaduto a Firenze, a Palermo, a Sarajevo, accade ogni lunedì a Roma al Teatro degli Artisti in S. Francesco di Sales - centinaia di persone. Tutti dicono: "Non può finire così". E "Non può finire così" ripetono Fiamma e Francesca nella stanzuccia che il partito radicale ha concesso a Liberi Liberi, in via di Torre Argentina a Roma. "Non può finire così". Fiamma, 70 anni, ex-funzionaria della Camera dei deputati, e Francesca, 26 anni, studente di Antropologia, usano la stessa espressione, le stesse parole per spiegare perché da un paio di mesi dedicano tutto il loro tempo libero a raccogliere le firme per un appello al capo dello Stato a favore di Sofri, Bompressi e Pietrostefani.

"Molti di noi - si legge nell'appello che ha già ottenuto sessantamila firme - per ragioni di diversa scelta politica, di estrazione sociale e culturale non hanno condiviso il percorso politico di Sofri, Bompressi e Pietrostefani. Riteniamo però che la loro vicenda giudiziaria sia un problema grave, che ci interpella come cittadini democratici e chiama in causa la credibilità della giustizia italiana". Anche Fiamma e Francesca non hanno mai conosciuto Adriano Sofri né Lotta Continua. "La mia - dice Fiamma - è stata una reazione istintiva. La sentenza non mi ha convinto. Anch'io come il pm Pomarici (l'accusatore di Sofri, n.d.r.) avevo una sensazione di pelle, e la mia "pelle" mi diceva che Sofri è innocente. Ho poi letto le carte. La mia convinzione ne è uscita rafforzata. E ora qui, do una mano al comitato, vado in giro come posso, per chiedere una firma".

"Quelli che fra noi hanno potuto conoscere i punti salienti di questa vicenda - spiega l'appello a Scalfaro - hanno maturato la convinzione dell'innocenza di Sofri, Bompressi e Pietrostefani. Ma anche quelli fra noi che non sono in grado di condividere documentalmente questa affermazione d'innocenza, sono profondamente turbati dall'esito opposto delle diverse pronunzie giudiziarie, che hanno fatto emergere ben più che un ragionevole dubbio su una giustizia così labile e contraddittoria, ma anche così spietata nella sua tardiva definitività". "Nella mia generazione - dice Francesca - c'è disinformazione su quegli anni e, quindi, molta indifferenza o ideologia nel giudicare. Molti dicono: quello lì, Sofri, è un privilegiato perché ha attorno a sé molta solidarietà. E allora, dico io, è una colpa? Ma chi si occupa degli altri, chi farà comitati per gli altri?, mi chiedono. E io dico: fatelo una comitato, facciamolo, ma non lasciamo all'oblio della galera chi vi è entrato con un ragionevole dubbio di innocenza".

"Siamo ben consapevoli - continua l'appello al capo dello Stato - che la vicenda giudiziaria di Sofri, Bompressi e Pietrostefani ha una sua unicità, ma è anche il sintomo di un ben più ampio malessere della giusti zia, che spesso colpisce persone anonime e sconosciute". "Noi - conclude l'appello - a questo non sappiamo rassegnarci e ci rivolgiamo a Lei per manifestare la nostra fiducia nella sua umana sensibilità nella sua esperienza di magistrato, nel suo ruolo di supremo garante della Costituzone". I comitati Liberi Liberi consegnaranno le firme al Quirinale entro la fine del mese.


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