Intervista con Ersilia Salvato

Stato di grazia

Anna Pizzo

dal Manifesto, 24 ottobre 1997


L' ALTRO IERI SERA la vice presidente del senato, Ersilia Salvato, a nome anche di centocinque senatori che con lei hanno sottoscritto una lettera al presidente della repubblica sulla detenzione di Adriano Sofri, Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani, è stata ricevuta da Oscar Luigi Scalfaro. Con lei, anche la senatrice di Forza Italia Francesca Scopelliti, Cortiana dei Verdi e Pagano del Pds. La lettera, che reca in calce le firme di senatori di tutti i gruppi e di numerosi capi gruppo, esprime un forte malessere nei confronti dell'ingiusta detenzione dei tre detenuti nel carcere di Pisa accusati ingiustamente dell'omicidio Calabresi e più in generale nei confronti della giustizia.Chiediamo alla stessa Ersilia Salvato di raccontarci come è andato il colloquio ma anche di dirci se intravvede qualche spiraglio.

Cosa andavano a chiedere i centocinque senatori al presidente della repubblica?
Chiedevamo un suo intervento diretto, cioè un provvedimento di grazia. Ci rendiamo conto, gli abbiamo detto, della difficoltà della situazione non solo dal punto di vista giuridico-costituzionale ma anche solo di politica giudiziaria. E' chiaro che una eventuale grazia entra oggettivamente in rotta di collisione con la sentenza emessa pochi mesi fa.

E dunque?
Ma, abbiamo aggiunto al presidente, non si può prescindere da un giudizio sulle persone di cui stiamo parlando. Il loro comportamento e la loro sensibilità sociale in tutti questi anni, il fatto che si sono spontaneamente consegnati. E questo è un primo livello di ragionamento. Ce n'è poi un secondo, più politico e riguarda il terreno della giustizia e dello stato. Ci si deve rendere conto che occorre chiudere i conti con quella stagione politica e uscire dal pendolo dell'emergenzialismo e del giustizialismo.

Come ha reagito il presidente Scalfaro?
C'è da dire che la mattina del nostro incontro aveva ricevuto le delegazioni dei familiari delle vittime, a cui va il massimo della comprensione, ma è necessario che lo stato non si appiattisca solo su di loro. Scalfaro si è dimostrato molto sensibile e attento e ha espresso un'idea di giustizia che mostra una sensibilità di cattolico ma non distante dalla mia. Ha parlato della misericordia e della garanzia del reinserimento; tutti temi a noi vicini.

Intanto, nel carcere di Rebibbia, mille persone detenute sono in sciopero della fame. A quali condizioni pensi sarebbero disposti a recedere dalla loro protesta?
Penso che la prima cosa che questo governo dovrebbe fare è una forte iniziativa di maggioranza con un impegno straordinario. Quello della giustizia è un tema che dovrebbe entrare in un progetto con un respiro strategico. Sui temi che riguardano il carattere della pena, non c'è stata la capacità di guardare avanti. Comunque, molti di coloro che sono in sciopero della fame potrebbero usufruire della legge Simeone-Saraceni. Almeno cerchiamo di approvarla rapidamente.

Resta appeso l'indulto e la questione delle persone tossicodipendenti in carcere.
Sull'indulto un passo avanti sarebbe l'approvazione in commissione giustizia. Quanto alla depenalizzazione per reati legati alle dorghe, presenteremo un emendamento nella legge sulla depenalizzazione, ma le speranze di riuscita sono scarse perché non c'è interesse. Siamo al vecchio della politica: si fanno battaglie su 'grandi' questioni ma questo tema non interessa nessuno.