Al Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Brescia

Atto di opposizione

di Adriano Sofri, contro la richiesta di archiviazione avanzata dal P.M., Fabio Salamone, nel procedimento penale n.1962/16 Mod.21 per il reato di cui all'art.323 C.P., nei confronti di Della Torre Giangiacomo, originato da un esposto dello stesso opponente.

 

Avendo letto gli atti dell'indagine e le conclusioni del P.M., osservo quanto segue, per motivare la mia opposizione.

 

1. Riguardo alla valutazione della testimonianza della signora Roberta Sorcinelli Duchene (pag. 144 segg.). Apparentemente si può pensare che non ci sia ragione di ulteriori accertamenti, dal momento che il P.M. conclude per due punti: a) l'attendibilità della versione della signora rispetto a quella del Della Torre; b) la dichiarazione che la prevenzione manifestata dal Della Torre sarebbe stata motivo di ricusazione, mentre non può essere ritenuta influente sulla dimostrazione del pregiudizio perseguito nel corso del processo e alla sua conclusione, a danno mio e dei miei coimputati.

In realtà, queste sono conclusioni mancate, o piuttosto lasciate a mezza strada.

Quanto al primo punto, cioè la discrepanza fra le due versioni, potendo essa significare non una improbabile smemoratezza del Della Torre, ma una sua orientata reticenza o falsità, il confronto fra la signora Duchene e il Della Torre potrebbe accertare la portata e la ragione della discrepanza. Un tale più esatto accertamento influirebbe anche sul secondo punto: cioè, al di là della ricusazione non avvenuta da parte nostra -per un'ennesima illusoria prova di fiducia nel rispetto del diritto- l'espressione anticipata del pregiudizio del Della Torre e la sua postuma negazione sono strettamente collegate alle altre prove di quel pregiudizio provenienti dall'interno del processo. Essa dunque non può essere ritenuta solo "rilevante sotto l'aspetto morale e deontologico", come sostiene il P.M. (pag.237). Si ricordi infatti che il Della Torre non dice di non ricordare il colloquio con la signora Duchene, ma esclude di averle parlato del processo Calabresi: "Escludo di aver parlato con la Signora Sorcinelli del processo Calabresi". (pag.135). Che sembrerebbe dunque non una dimenticanza, ma una bugia.

Sicché, chiedo che sia disposto un confronto fra la testimone e il Della Torre.

 

2. Riguardo alla testimonianza del signor Settimo Giovanni, sull'espressione di felicitazione da parte del presidente Della Torre, al termine del processo Mirabella, per la condanna raggiunta, la conclusione del P.M. ne annega la portata nella generica soddisfazione espressa dal Della Torre e ricordata anche da altri testi, giudici laici. Ma il Settimo ha indicato una circostanza personale e singolare, cioè la raccomandazione a tenere un analogo atteggiamento -per la condanna- nei confronti dell'imminente, e ancora non aperto, processo Calabresi, aggiungendovi l'inequivocabile riferimento ai giudici laici del precedente appello, che non avrebbero dovutoassolvere. (Settimo: "Al termine della Camera di Consiglio del processo a carico di Gaetano Mirabella il presidente Della Torre mi avvicinò e mi disse: 'Spero che al Calabresi siano tutti come lei, che nessuno si lasci condizionare, perché l'ultima volta hanno assolto tutti e non dovevano". Che il colloquio fosse un dialogo, e dunque il Della Torre si volgesse singolarmente al Settimo, è evidente: "...siano tutti come lei...'". E si noti la consonanza fra questa testimonianza personale e quella della signora Tuana Marilena: "Io non ricordo che il Presidente Della Torre in quella circostanza abbia manifestato l'augurio che anche nel terzo processo si sarebbe arrivati a una sentenza di condanna, devo però dire che il complesso del suo discorso sembrava orientato in tal senso". (Pag.139).

Poiché la sottovalutazione di questa circostanza nelle conclusioni del P.M. è incongrua, e corrisponde piuttosto a un vero fraintendimento, chiedo che venga disposto un confronto fra il Settimo e il Della Torre, per verificare le reciproche versioni. Né il confronto può ritenersi superfluo, dal momento che se le versioni restassero immutate, si dimostrerebbe comunque che ci sono due circostanze, prima ancora che il processo si apra, in cui due diversi testi dichiarano il pregiudizio (e, nel secondo caso, l'evidente pressione) da parte del Della Torre: e nella prima circostanza, come si è visto, il racconto della teste è accertato attendibile dallo stesso P.M. Tanto più importante è questo punto perché, ripeto, nella congratulazione del Della Torre al Settimo è contenuta sia l'enunciazione della prevenzione contro gli imputati dell'omicidio Calabresi, sia la pressione a comportarsi allo stesso modo, cioè per la condanna, nell'imminente processo Calabresi.

 

3. Nel mio esposto era contenuta un'inesattezza a proposito di una giurata che aveva detto di essere figlia di un poliziotto ucciso in servizio: avevo dunque equivocato una notizia che mi era stata riferita. L'indagine del P.M. permette di verificare la notizia. In effetti, una componente del collegio era figlia di un ex-poliziotto, il quale, dopo aver abbandonato il servizio per un infarto, era poi morto da civile per un altro infarto. Il presidente Della Torre avrebbe assicurato la signora, che ne dubitava, dell'opportunità che appartenesse comunque al collegio giudicante, assicurazione della quale ciascuno può farsi un'idea.

Resta il fatto che, della voce equivoca che mi era arrivata, c'è una possibile spiegazione. La giudice laica può aver ricordato la sua storia famigliare, e può averlo fatto nel contesto che la voce riportava: a mio padre il servizio in polizia è costato la vita... Dopo aver chiesto alla polizia giudiziaria di accertare se fra le giudici laiche ce ne fosse una figlia di un poliziotto, il P.M. ha trascurato di chiedere al Settimo se la signora avesse mai alluso alla sua storia famigliare, e in quali termini. Chiedo dunque che venga disposto un nuovo ascolto dei testi sul punto.

 

4. Un contrasto, e più precisamente una forte confusione, attraversa le versioni dei testi, componenti titolari del collegio, a riguardo delle "votazioni" avvenute in camera di consiglio. Il contrasto riguarda due punti principali. Il primo: se votazioni siano o no avvenute. Il secondo: se abbiano avuto per oggetto l'alternativa fra assoluzione e condanna, o solo la concessione delle circostanze attenuanti prevalenti (chieste, ricordo, in estremo subordine, dalla sola difesa Pietrostefani, e appoggiate, salvo che per me, Sofri, dallo stesso P.G. in aula. La concessione avrebbe, ricordo anche, comportato la prescrizione del reato).

Il punto è di primaria rilevanza, com'è chiaro, e com'è reso evidente dalla stessa attenzione che negli interrogatori gli dedica il P.M. Salamone. Proprio per questo è sorprendente che nemmeno a questo fine siano stati disposti confronti fra le versioni contrastanti. Eppure essi avrebbero contribuito ad accertare cose essenziali. Sulla questione se votazioni siano avvenute o no -votazioni, conteggi, o giri di opinioni- i confronti avrebbero potuto dimostrare la verità o la falsità delle versioni che negano che votazioni siano avvenute. Sulla questione se votazioni abbiano avuto per oggetto solo le circostanze attenuanti o anche il verdetto di assoluzione o di condanna, il confronto fra le versioni diverse potrebbe consentire di ricostruire con maggiore precisione come le cose si siano svolte.

Faccio osservare che dal mero confronto fra le versioni dei testi risulta logicamente convincente e attendibile il ricordo della Tuana (pag.140): "Quando votammo, secondo l'ordine dato dalla posizione intorno al tavolo dove ci trovavamo seduti ma comunque con i due magistrati togati per ultimi, il risultato fu di quattro voti per la condanna e di quattro voti per l'assoluzione, il che secondo il disposto dell'art.527 ultimo comma c.p.p. determinava proprio l'assoluzione degli imputati. A quel punto il Presidente Della Torre si alzò in piedi e con tono allarmato disse che non potevamo 'fargli quello'. Il Presidente continuò dicendo che non voleva che gli si rovinasse la sentenza. In particolare diceva che non voleva che anche la sua sentenza venisse annullata come la precedente. Di fronte alla presa di posizione del Presidente che non accettava il risultato della votazione, i giurati che ci eravamo epressi per l'assoluzione, proponemmo di concedere agli imputati le attenuanti generiche, ma anche in quel caso il dott. Della Torre si oppose [...] la discussione ebbe fine quando due dei giurati che si erano espressi per l'assoluzione dissero che, per non rovinare la sentenza come affermava il Presidente, cambiavano la loro decisione".

La Tuana dunque ricorda con precisione la connessione fra i due argomenti, questione di assoluzione e condanna, e questione delle attenuanti, che sono ovviamente cronologicamente successive, secondo la loro esatta successione logica e causale: voto sulla decisione, precisato anzi dall'esplicito riferimento all'art.527 ultimo comma che stabilisce, in parità di pronunciamenti, la prevalenza dell'assoluzione. Per questo il Della Torre "si alzò in piedi e con tono allarmato disse che non potevano 'fargli quello'". Il Della Torre non avrebbe certo detto di temere che gli fosse "rovinata" la sentenza di condanna, e anzi -con evidente e penoso ricatto- destinata a farsi "annullare come la precedente", sul punto delle attenuanti prevalenti. Punto che al suo pregiudizio oltranzista premeva, ma non avrebbe mai potuto sconcertare una qualche Cassazione. Molto logicamente, la Tuana racconta una successione causale: "Di fronte alla presa di posizione del Presidente che non accettava il risultato della votazione [...] proponemmo di concedere le attenuanti generiche...".

E' chiaro come questa versione, completa, complessa e motivata, sia più degna di credito di altre, più generiche o francamente contraddittorie. Così per esempio la Podrecca (pag.161): "Si procedette com'è ovvio alla votazione sulla colpevolezza o meno degli imputati ed essa diede risultati di 6 voti per la colpevolezza e due contrari": dove è chiaro che si menziona la votazione dopo che due voti in favore dell'assoluzione erano stati, alle rimostranze del Presidente, mutati. (La Podrecca continua poi sul voto per le attenuanti: "Si passò a votare per il giudizio di eventuale equivalenza o prevalenza con le aggravanti e in questo caso il risultato di prevalenza fu determinato da un solo voto").

E' in ogni modo evidente oltre ogni dubbio l'incongruenza strumentale della affermazione del Della Torre (pag.135): "Escludo che vi siano stati accesi contrasti"; accompagnata dalla pretesa che tutto si sia svolto "in un clima di collaborazione e di affiatamento dopo dieci giorni di vita in comune". E lo si confronti con le parole della signora Marilena Tuana: "Ho ritenuto di riferire i fatti soprattutto perché da quando sono avvenuti ho un tormento unico". E con le "battute" come quella del Della Torre alla stessa Tuana, durante il processo: "Che cosa le ha suggerito Sofri questa notte?" (Pag.140).

Altro contrasto sul quale il confronto appare necessario verte sul fatto che il Della Torre abbia o no usato come argomento di pressione il richiamo alla evntualità della grazia, o di benefici speciali che avrebbero sottratto gli imputati alle conseguenze materiali della condanna. (Della Torre: "Non escludo...che io abbia potuto fare anche riferimento sia alle conseguenze pratiche che all'ordinamento penitenziario attuale". Pag.135). All'ipotesi che il Della Torre avrebbe fatto le sue osservazioni su grazia, benefici ecc. solo dopo che la decisione era stata assunta, si oppongono non solo la Tuana e il Settimo, ma anche il Panerai (pag.143), la Podrecca (pag.162). Di fronte a tutto ciò, la trovata del P.M. di descrivere le truffaldine assicurazioni del Della Torre come "atecniche" è strettamente comica.

5. Inevitabile appare il confronto fra le testi Passanisi e Scattini. La prima infatti (pag.166) dice: "Escludo di aver detto ad altri giurati, dopo l'intervento di uno dei difensori, che era tutto inutile perché 'quelli c'erano dentro sino al collo'.". La Scattini, all'opposto (pag.175) dice: "Quest'ultima (la Passanisi) ricordo che dopo un intervento di uno degli avvocati difensori degli imputati disse testualmente: 'E' inutile tanto questi ci sono dentro sino al collo'. La cosa mi turbò perché era manifestazione di un evidente pregiudizio".

Con quale differenza di "percezione", di "vissuto", potrebbe il P.M. spiegare un urto così frontale -senza disporre un confronto diretto?

 

6. Da codesto GIP, è stata rifiutata la proroga all'indagine nei confronti di Pincioni Ferdinando, giudice relatore della motivazione della sentenza "suicida" nel processo di appello precedente, concluso con la nostra assoluzione; ed è stata dunque disposta l'archiviazione. Annoto del resto che la richiesta di proroga da parte del P.M. lasciava inspiegata la totale assenza di ogni più elementare atto da parte del P.M. stesso, e in primo lugo della convocazione dei componenti quel collegio d'appello. Sicché l'impressione che la visione delle carte dà è quella di una richiesta di proroga per un'indagine mai avviata.

Qualsiasi spiegazione si dia a questa stranezza, io non ho finora fatto opposizione all'archiviazione disposta su quella indagine, e neanche all'incongruenza fra la sua qualificazione "tecnica" e le enunciazioni di merito che cionostante la accompagnano da parte di codesto GIP. Vi si legge infatti (pag.13) che la camera di consiglio e la sua conclusione da un lato, e la motivazione della sentenza dall'altro, sono momenti separati, toccando al secondo non di riassumere gli argomenti toccati nel primo, bensì di "giustificare a posteriori" il verdetto pronunciato. Non dovrebbe sfuggire a codesto GIP che "giustificare" -è la parola da lei impiegata- vuol dire dar conto di qualcosa: è impensabile che rientri nell'accezione anche più larga del giustificare il suo esatto contrario, e cioè il render conto del contrario, il dimostrare infondato e falso -insomma, il "falsificare", alla lettera, una sentenza. Se la persuasione di codesta GIP circa la "distinzione ontologica e cronologica" fra esercizio delle funzioni collegiali e motivazione della sentenza fosse condotta fino all'esclusione di ogni vincolo di coerenza e di responsabilità fra i due momenti, essa varrebbe a sostenere l'assoluta insindacabilità penale a priori di qualsiasi motivazione di sentenza.

Questi argomenti sono qui secondari, per la buona ragione che avevo richiamato in causa il precedente processo d'appello, la sua sentenza assolutoria, e la sua motivazione "suicida", nella loro intima connessione con la denuncia circa prevenzioni, violazioni e pressioni a nostro danno nell'ultimo giudizio d'appello, quello presieduto dal Della Torre. Rinnovo dunque con forza la richiesta di indagare sul contrasto fra sentenza e motivazione nel processo d'appello della Corte Gnocchi-Pincioni, all'interno del procedimento contro il Della Torre. Questa forza esce avvalorata dalla visione degli atti del P.M. Salamone, nei quali risulta esplicita una connessione che era finora intuitiva ed implicita, e come tale da me indicata. Così, i testi riferiscono del malumore del giudice De Ruggiero, apertamente manifestato (il Settimo: "Il dott. De Ruggero: 'Pincioni è un collega serio e preparato ed è molto fastidioso sentire Pecorella fare certe affermazioni...'"). Gravissima è poi l'allusione del Della Torre all'eventualità che una sentenza contraria alle sue intenzioni andasse incontro a un annullamento in Cassazione, analogo a quello della sentenza Pincioni, a parti invertite. La connessione stretta col procedimento contro il Della Torre è d'altra parte chiaramente espressa dal P.M. Salamone quando, nell'istanza per la proroga dell'indagine sul Pincioni, scrive: "Essendo necessarie nuove investigazioni anche a seguito di quanto emerso nell'ambito del procedimento riunito a carico di Della Torre Giangiacomo".

 

Per le ragioni fin qui enunciate, e schematicamente suddivise per punti, e concluse da specifiche richieste di indagini ulteriori, faccio formalmente opposizione alla istanza di archiviazione. L'indagine del P.M. è infatti del tutto insussistente sul punto del nesso col precedente processo d'appello; è soddisfacente nei dati raccolti, quanto al resto, ma parziale, e insoddisfacente nella loro interpretazione; e si è sorprendentemente fermata a mezza strada, rispetto alla sua logica conclusione. Considero fuorviante e spesso pretestuoso il ricorso alle comparazioni morali: è un fatto che, se una logica comparativa è accettabile, lo è nell'applicazione della giustizia. In modo moralmente detestabile, qualcuno accostò il cosiddetto "caso Sofri" al processo contro Priebke. Ora, il pregiudizio sulla base del quale il processo e l'assoluzione di Priebke sono stati alla fine annullati, è assai meno documentato di quello del Della Torre a nostro danno: ed è, quello del giudice di Priebke, sufficientemente provato.

Adriano Sofri

Carcere di Pisa, 1 aprile 1997