
Il day after di Adriano Sofri
di Fabrizio Ravelli
da Repubblica, 26 gennaio 2000
PISA - Luca, il figlio riprecipitato nel ruolo di portavoce,
esce dalla porticina del carcere Don Bosco insieme a Randi Krokaa,
la compagna di Adriano Sofri. Sono le due e mezza del pomeriggio,
c'è il sole e fa freddo. Ieri, alla stessa ora, i carabinieri
si presentavano a Tavarnuzze per portar via l'imputato sconfitto.
Ieri c'erano una trentina fra fotografi e cronisti, c'erano le
tv spianate. Oggi non c'è anima viva. Come sta Sofri? Luca
ha il gusto, tutto di famiglia, per le battute sarcastiche : "Come
uno che rientra dopo un permesso di cinque mesi".
Dice Luca che, in un'ora e venti di colloquio, s'è parlato
solo di "aneddotica carceraria spicciola". Adriano Sofri
ha riavuto la stessa cella che occupava fino a cinque mesi fa,
quella al piano terra. Solo, come prima. Molti compagni di galera
erano gli stessi e l'hanno festeggiato. Uno gli ha mandato un
biglietto : "Caro Adriano, speravo proprio di non rivederti
qua dentro, e quindi non sono contento. Ma mi sei mancato tanto".
Tutto come prima. Da fuori, la sensazione fredda del silenzio
che sta per cadere su questa vicenda.
Con Luca e Randi, riferisce il figlio, non ha parlato della scelta
dei suoi due compagni, della fuga di Bompressi e Pietrostefani:
"Non ne sapeva niente, non ne aveva la minima idea. Se vuoi
la mia personale opinione, io escludo che Bompressi sia scappato".
Ma questa, ormai, è l'ora in cui ognuno decide per sé.
Si capisce che Sofri non voglia commentare. Per rispetto delle
scelte altrui, che ha dimostrato come non coincidano con la propria.
E per non aprire un dibattito inutile e doloroso su quanto la
fuga degli altri possa pesare sulla sua sorte.
Tutto come prima. "Ci siamo ritrovati nel regime precedente.
Hanno accettato i nostri documenti per farci entrare, e il ritmo
dei colloqui sarà lo stesso.
Quattro visite al mese, di tre persone al massimo per volta. Più
due, cosiddette premiali, se si comporta bene. Cosa che ha sempre
fatto, salvo quando gliele negarono perché aveva litigato
con un agente di custodia". E, dentro la stessa cella, il
medesimo ritmo di vita : Sofri ha scritto la sua rubrica per il
Foglio, ha scorso i giornali. Con soddisfazione ha letto sul Tirreno
che don Regolo Vincenzi, parroco di Bocca di Magra, conferma :
"I carabinieri erano in contatto con Marino due mesi prima
dell' arresto ufficiale. Anzi, più di due mesi".
Della grazia, delle ipotesi di un provvedimento di clemenza su
cui già si torna a discutere, Sofri non parla. Aveva detto
pochi minuti prima dell'arresto : "Quello della grazia è
un concetto diverso da quello della giustizia. Io non la chiederò.
Spero di non cambiare mai alcune idee fondamentali. Poche, ma
fondamentali. E questa è una di quelle". Fuori però
se ne parla, di una eventuale grazia che il presidente della Repubblica
potrebbe concedere "motu proprio". Anche Alessandro
Gamberini, difensore di Sofri, pensa che "potrebbe mettere
fine alle sofferenze di persone che sono ostaggio di un conflitto
fra il sistema politico e il sistema giudiziario".
Gamberini sta valutando se sia possibile, in ogni caso, chiedere
una nuova scarcerazione : "Stiamo vedendo l'interpretazione
della Corte, secondo la quale c'è automatismo fra la sentenza
e il rientro in carcere. Vogliamo capire se ci sono margini per
presentare una nuova istanza". E si farà anche il
ricorso in Cassazione : "La richiesta di revisione era seria,
forniva elementi di prova nuovi, tanto che non l'hanno dichiarata
inammissibile ma l'hanno rigettata nel merito. Passati trent'anni,
i dubbi che si sono consolidati potevano portare a una soluzione
diversa. Anche per questo la grazia credo abbia un senso".
Ultimi disperati sussulti di una battaglia giudiziaria lunga più
di undici anni, e sempre puntigliosamente attaccata alle prove,
alle regole, al processo. Fuori il silenzio che sta per calare.
Ci sono ancora amici che si ribellano, e qualcuno che si mette
in gioco. A Firenze in due cominciano uno sciopero della fame
: Vincenzo Bugliani, consigliere comunale dei Verdi, e Andrea
Montagni, della segreteria toscana Cgil. A Roma altri due consiglieri
comunali Verdi : Silvio Di Francia e Enzo D'Arcangelo.
In galera, Adriano Sofri incontra le manifestazioni di solidarietà
e cortesia carceraria che ormai conosce bene. Perfino quelle inattese.
Lunedì, prima che lo portassero a Pisa, è stato
messo per tre ore in cella con un altro detenuto. Uno ben lontano
da lui. Ai muri aveva appeso croci celtiche, e un poster di Benito
Mussolini. Ma gli ha dato il benvenuto, e gli ha offerto un caffè.