Piccola posta
1998
Novembre e Dicembre
Settembre e Ottobre
Luglio e Agosto
Maggio e Giugno
Marzo e Aprile
Gennaio e Febbraio
1997
Dicembre
Ottobre e Novembre
Agosto e Settembre
Giugno e Luglio
Aprile e Maggio
Gennaio, Febbraio e Marzo
di Adriano Sofri
da Il Foglio
- Giovedì 31 dicembre 98
Si propone di abolire la legge cosiddetta Gozzini, la quale
mira (mirava, perché la sua applicazione è ridottissima)
a collegare la pena con il comportamento dei condannati, per
rispondere al dettato morale e costituzionale del reinserimento
delle persone nella società. Ogni tanto qualche condannato
abusa delle condizioni offerte dall'applicazione della legge
per evadere, o commettere dei reati. Ciò avviene in misura
assai bassa, inferiore sia alla media europea, sia a quella soglia
statistica che la previsione della stessa legge considerava inevitabile.
Abbastanza, tuttavia, per sollevare il baccano degli amatori
intorno alle dolcezze e agli svuotamenti delle galere italiane.
Ho parlato di abuso, non perché voglia giudicare le scelte
altrui, e tanto più di chi non resiste all'orrore della
galera, ma perché la violazione della legge si traduce
in uno scandalo orchestrato contro i tentativi di rendere meno
indecente il sistema delle pene e in una restrizione ulteriore
per la generalità dei detenuti. Dunque una responsabilità
diversa da quella della tradizionale evasione dal carcere chiuso.
Detto questo, ho deciso di appoggiare anch'io la richiesta di
abolire ogni pena alternativa e ogni idea di risocializzazione.
La vita è troppo noiosa. Bisogna tornare ai tempi in cui,
non essendoci altra prospettiva, neanche la più remota
e illusoria, gli ergastolani piantavano una lama alla gola del
primo ostaggio. Ai bei tempi delle rivolte devastanti, dei tetti
scoperchiati, delle prigioni incendiate, degli ammazzamenti all'ingrosso.
Ai bei tempi in cui la inflessibilità delle pene persuade
la malavita alla ferocia senza riserve. Anzi: le violenze del
passato non erano niente rispetto a quello che sarebbe possibile
con le carceri d'oggi, che hanno il doppio e più di abitatori,
e fra loro una folla di disperati senza famiglia, senza casa
e senza Gozzini. Macché grazia, macché giustizia.
Lo spettacolo della violenza rincarata sarebbe meraviglioso,
dentro le galere e nelle strade delle città, e i rigidi
difensori dell'ordine pubblico avrebbero di che sfamarsi. A questa
loro fame, così umana, cannibalesca direi, mi unisco di
tutto cuore: dopo tutto c'è ancora sulle cime degli alberi
di Natale una spruzzata di zucchero vanigliato, e dobbiamo essere
tutti, fraternamente, più carogne.
- Mercoledì 30 dicembre 98
Caro Piergiorgio Bellocchio, non puoi immaginare con quanto
sollievo abbia accolto oggi la notizia che Piacenza è
prima nella classifica della dolcezza del vivere. Stavo infatti
leggendo l'epistolario di Leopardi, fra i cui corrispondenti
uno, principale, Pietro Giordani, scriveva spesso da Piacenza.
E ne parlava così: "Questo povero paesaccio",
"questo cimitero", e simili. Però una volta
il Giordani volle dire a Giacomo, recluso a Recanati, che le
sue poesie erano festeggiate a Piacenza. "Le vostre canzoni
girano per questa città come fuoco elettrico: tutti le
vogliono, tutti ne sono invasati. Capisco che questo mio povero
paese non è l'ultimo del mondo, poiché pur conosce
il bello e raro". Dunque sono contento per te, benché
non sappia riconoscere in quale titolo della classifica del Sole
24 ore (Ordine pubblico? Tempo libero? Tenore di vita?) sia assegnato
un punteggio alle canzoni.
- Martedì 29 dicembre 98
Passeggiate di prigionieri. "Un altro Natale, e non
ci hanno dato niente". "E' da otto anni che non danno
niente, né un'amnistia né un indulto, un condono.
Però continuano a dire e a scrivere che in Italia si dà
un'amnistia ogni paio d'anni". "Ora, con la scusa del
Giubileo. Poi al Giubileo troveranno un'altra scusa". "Poi
parlano di miracoli. Ieri c'erano cinque film in televisione,
tutti pieni di miracoli di Natale". "Io tengo pure
un'immagine di Padre Pio nella cella". "Ci vorrebbe
solo un miracolo, veramente". "Ma lo sai che anche
per un condono qualunque serve la maggioranza dei due terzi in
Parlamento. Va bene i miracoli, ma aiutati che Dio t'aiuta. Un
miracolo con la maggioranza di due terzi l'hai visto mai?"
Natale non è Natale senza regali. "C'è sempre
qualche anima buona che porta qualcosa ai prigionieri, anche
ai più disgraziati". "Ma quello che bisogna
capire, è che i regali di cui i prigionieri sentono la
mancanza non sono quelli ricevuti, sono quelli che vorrebbero
fare loro". "Comunque, è questione di un giorno.
Dopodomani, Natale sarà già passato, per fortuna".
- Giovedì 24 dicembre 98
Luigi Pintor ha scritto "La signora Kirchgessner".
Ha preso una matita nuova e le ha fatto la punta: non si è
accontentato finché gli è restato in mano un ultimo
mozzicone. Ci sono persone che raccontano la propria vita come
se il racconto dovesse durare altrettanto, e magari un'oretta
di più. Pintor incide un pugno di fogli, e poi li mette
al sole ad asciugare. Alla domanda: "Se potesse tornare
indietro, che cosa non rifarebbe?" (c'è sempre qualche
contrattista che rifà questa domanda) Pintor sa che non
c'è risposta, e che uno la propria vita se la tiene, tutta
intera; e se deve proprio indicare che cosa ha sbagliato, per
levarsi dai piedi il contrattista, risponde: "Tutto".
Però, se non lo leggo male, Pintor sa anche che quella
era solo una delle vite che gli erano possibili, che il caso,
o una serie di casi, l'hanno impegnato a quella che ora racconta,
ma che le altre non restano meno possibili, e che accompagnano,
pezzetti di specchio, quella che si è effettivamente svolta.
La quale era dunque necessaria, e molto serio il suo impegno,
ma anche fortuita, e fedele a un'altra. Infine, come deve succedere
verso sera, Pintor sa che si racconta la propria vita, prima
di tutto a se stessi, visitando le vite di alcuni altri, e spesso
le loro tombe. Sia, questo saluto, insospettabile di connivenze
di parte, perché quando, parecchio fa, fummo in commercio,
lavorammo alla reciproca rovina, come due alimentaristi che abbiano
aperto bottega sulla stessa strada di un quartiere povero.
- Mercoledì 23 dicembre 98
Leggo in Jorge Luís Borges, "Testi prigionieri",
il seguente passo: "Inventare personaggi che il popolo possa
immaginare con la stessa facilità con cui immagina Chaplin
o Hitler, è l'impresa più ardua di uno scrittore".
L'esempio di quella coppia proverbiale Charlot e Hitler viene
evidentemente dal "Grande dittatore". Solo che il brano
di Borges è del febbraio del '39, e il film è del
'40. Dunque i due erano già accop piati, forse per la
somiglianza fisica, forse per la perfidia di Borges. Al quale
del resto non dispiacerebbe se si dicesse così: "Essendo
uscito nel 1940 il film in cui Chaplin faceva la parte sia del
barbiere Charlot che di HinkelHitler, Borges citò nel
1939 Chaplin e Hitler come l'esempio della facilità di
immaginare personaggi riconoscibili in tutto il mondo".
(Mentre scrivevo questo, il mio televisore ha pronunciato la
frase: "Anche Gabriella Carlucci piega i suoi capelli con
Piegaflash". Voglio che resti).
- Martedì 22 dicembre 98
Fate del bene. Tutto il bene che avrete fatto vi sarà
restituito, in forma di cartoline postali illustrate.
- Sabato 19 dicembre 98
Caro direttore, espongo un'opinione che vedo trascurata sull'intervento
in Iraq. Esiste una parte ingente della popolazione mondiale
che guarda all'Occidente e all'America in particolare come a
un luogo satanico di avidità, prepotenza e facili costumi.
Questo sguardo unisce a un enorme pregiudizio una dose di buone
ragioni. Occorre obiettare al pregiudizio ma anche ridurre le
ragioni di odiosità dell'Occidente. Clinton non rispose
alle accuse di Starr dicendo: "Gentile signore, questi sono
fatti miei sui quali nessuno ha titolo per indagare; e per difendere
questo mio diritto sono disposto, se gli americani lo vorranno,
a tornarmene a casa". Non avendo risposto così, ha
dato all'altro mondo questa idea del suo paese: che vi si indaghi
penalmente sulla vita intima delle persone; che il primo cittadino
americano sia scostumato e poi ipocrita e bugiardo in pubblico,
e poi che la politica mondiale balli al filo delle rivelazioni
e del vestito smesso di una signorina. Ho frequentato tre cosiddette
guerre, in Iran, in Bosnia e in Cecenia, e altri posti distanti:
avrei potuto difendere con convinzione costumi e cultura come
quelli impliciti nel rifiuto di Clinton a farsi indagare per
atti osceni; non saprei come difendere la cultura implicita nell'atteggiamento
di Clinton e in quello dei suoi indagatori. Non mi è difficile
immaginare con quale scherno o scandalo i fanatici talebani o
algerini o sudanesi assistano allo spettacolo del sexgate: dato
che anche quei bastonatori di donne e sgozzatori di fanciulli
hanno televisioni satellitari e intendono l'inglese della CNN.
Ma neanche con quale animo vi assistano le persone per bene di
quel vasto mondo, comprese le vittime dei fanatici. Non mi pare
affatto importante decidere se nella decisione di Clinton e del
suo staff sull'intervento in Iraq abbia pesato, e in che misura,
un calcolo di elusione dell'itinerario dell'impeachment. Dico
che sarebbe stato importante l'opposto: e cioè che alla
vigilia di un voto sull'impeachment non bisognava scatenare l'intervento,
confermando irreparabilmente nella mente di centinaia di milioni
di persone comuni del mondo islamico, e non solo, la persuasione
amara o esaltata che la più grande potenza del mondo democratico
sia pronta a bombardare una metropoli per eludere gli effetti
di una relazione sessuale impropria del suo presidente. Che è
quello che in tutto il mondo recitano, per demagogia e per convinzione,
i cartelli antiamericani (compresa la Gaza del giorno dopo).
Considero questa lesione dell'idea dell'Occidente e delle sue
libertà, e questa galvanizzazione dell'odio e del disgusto
per l'America, più gravi, durevoli e profonde di qualunque
minaccia costituita nel breve termine dalla tirannia brutale
e impunita di Saddam e della sua banda. Che, vorrei aggiungere,
possono essere combattuti con qualunque arma si meritino: alla
condizione di un rispetto per le persone irachene, civili o no,
che viceversa furono colpite intollerabilmente nella Guerra del
Golfo. In quella circostanza, non volendo più avere posizioni
di principio e partiti presi, fui molto incerto, ma pensai che
l'esercizio di una forza internazionale così vasta e schiacciante
come quella messa in campo contro l'Iraq, e vantata dai consigli
per gli acquisti come intelligente e chirurgica, andasse giudicata
sulla scorta dei fatti. I fatti, conosciuti male e tardi, furono
un numero di morti colossale fra gli iracheni, e assolutamente
sproporzionato al primato materiale e tecnologico del fronte
loro opposto. (Senza dire delle conseguenze successive sulla
popolazione sciita ribelle a Saddam, e sui curdi d'Iraq). Le
dispute furono tempestose durante la guerra: ma dopo il bilancio
e la riflessione sul suo andamento e i suoi esiti, pressoché
nulli. (Come in Bosnia, come in Albania, come sempre). Perché
se è vero che il partito preso o l'ideologia del pacifismo
a priori (non dico della simpatie per Saddam, che si commentano
da sé) sono, più o meno nobilmente, incapaci di
misurarsi coi fatti, anche la valutazione realistica e concreta
non può diventare così spregiudicata da trascurare
il dettaglio di centomila duecentomila morti ammazzati in più
o in meno. Fuori dall'attenzione a questo dettaglio, non c'è
alcuna ragione per difendere una superiorità scientifica,
tecnica e anche militare della nostra parte di mondo. Spero che
il mio punto di vista sia, se non convincente, chiaro, e saluto.
- Venerdì 18 dicembre 98
Per dirla fuori dai denti: la guerra è la continuazione
di un pompino con altri mezzi. E poi, si vede tutto verde.
- Giovedì 17 dicembre 98
Del '99 non si sa che farsene. La volta scorsa servì
a mandare l'ultima leva sul Piave ("Ma quando vidi accorrer
d'ogni dove i bei ragazzi del Novantanove"; questa volta
cantieri per il Giubileo: e poi? E il nuovo secolo e millennio,
sarà il tempo delle donne? (Il seguito sul mensile Noidonne,
grazie).
- Mercoledì 16 dicembre 98
Paternalista fin da piccolo, mi accorgo spesso di dire ai
giovani codetenuti: "Potrei essere tuo padre". In realtà
potrei essere molto di più. Il mio primogenito ha compiuto
trentaquattro anni. Gli ho detto: "Dunque, fammi ricordare
che cosa facevo io quando avevo trentaquattro anni". "Avevate
sciolto Lotta continua", mi ha risposto subito. Doveva averci
già pensato.
- Martedì 15 dicembre 98
Nello Swaziland c'è la pena di morte, ma le esecuzioni
sono sospese dal 1983, quando andò in pensione il boia,
che lavorava in comune col Botswana e il Lesotho. I ministri
del re Mswati III non riescono a risolvere il problema, perché
non si trovano candidati locali, e difficoltà di bilancio
impongono un'assunzione parttime. Sono otto i condannati che
aspettano da anni di essere impiccati. Alla fine è stato
indetto un concorso internazionale. Sono arrivati curriculum
da molti paesi. Da Los Angeles, Johnny Knoxville ha accompagnato
la propria candidatura con attestazioni firmate sul suo possesso
di una "vasta gamma di tendenze psicopatiche".
- Sabato 12 dicembre 98
Dopo quello che hanno fatto ai resti di Thomas Jefferson
e di Federico II, penso solo a come sottrarre la mia salma ai
tombaroli postmoderni. Uno va in giro per il mondo, ammira il
paesaggio, e si chiede quale sia un buon posto per morire. La
Terra del Fuoco prima del successo commerciale e del buco dell'ozono,
le Svalbard prima dell'inquinamento, il Carso prima dei parcheggi,
il Caucaso: il Caucaso va ancora bene. La galera è un
brutto posto per vivere, pessimo per morire: sei in loro mano.
Bisogna trovare assolutamente un modo che non distingua le mie
dall'infinite ossa che in terra e in mar semina morte.
- Venerdì 11 dicembre 98
Niente piccola posta oggi. Non ho dormito. Disgusto e Rabbia
si sono seduti sulla mia palpebra sinistra, e hanno giocato i
loro giochi di fil di ferro. Quando si mette così, bisogna
stare zitti, e aspettare. Si stufano, e se ne vanno nella cella
dei vicini.
- Giovedì 10 dicembre 98
Caro Fulvio Abbate, permettimi di dirti che il tuo pezzo
sull'Unità che prende in giro una legge appena votata
per la protezione dei datteri di mare è sbagliato. Non
so che confidenza tu abbia con la costa: buona direi, dato che
hai sottomano la Sicilia, beato te. Lo spettacolo delle rocce
martellate e frantumate, con quei mirabili scavi di molluschi
litofagi, è desolante come la cenere di una fo resta millenaria.
Io non me ne ero reso conto prima di vedere interi tratti di
bellissima costa dalmata irreparabilmente devastati, e prima
che mi dicessero che il dattero scava nella pietra così
lentamente non so ricordare, forse un millimetro all'anno? per
te sarà facile appurarlo che ognuno di quei saporiti
datteri ha impiegato decenni a farsi strada con quella perfezione
da succhiello. Da allora sono imbarazzato a mangiarne, e li guardo
con la venerazione che si deve a ciò che viene da tanto
lontano, e va verso la fine.
- Venerdì 4 dicembre 98
Padre, perdona loro perché non fanno quello che sanno.
- Giovedì 3 dicembre 98
Gentile Montanelli, le ricordo per sommi capi per che cosa
sono stato condannato. Marino ha detto di essere stato avvicinato
da Pietrostefani e da me alla fine di un mio comizio pomeridiano
a Pisa il 13 maggio 1972: poi ha dovuto ammettere che a Pisa
quel giorno Pietrostefani non c'era. Dimenticandosi della pioggia,
ha descritto un tranquillo sciamare al bar di manifestanti, ciascuno
dei quali l'ha smentito, e molti dei quali hanno viceversa riferito
i miei movimenti. Ha fornito una dozzina di versioni del presunto
colloquio in cui gli avrei confermato un ordine omicida. Ha detto
che, finito quel colloquio, mi salutò e ripartì
per Torino, e poi ha dovuto ammettere che invece quella sera
era venuto, con tanti altri, nella mia casa pisana. Aveva raccontato
ai magistrati che in anni recenti mi aveva cercato per parlarmi
dei suoi rimorsi, venendo da me respinto, e poi ha dovuto ammettere
di avermi cercato per chiedere soldi (che, nel piccolo mio e
dei miei amici, ricevette). Naturalmente, la mia difesa avrebbe
potuto essere più forte: per esempio avrei potuto dimostrare
di non essere stato presente a un mio pubblico comizio. Sono
passati dieci anni e mezzo, e non ho capito che cosa ne pensa.
Lo dà per buono? Crede che il mio riassunto sia parziale?
Ci vuol poco a controllare. Pensa che non sia affar suo? Che
i giudici scrivono le sentenze e lei i libri di storia? E Marino
tutti e due? Tanti saluti.
- Mercoledì 2 dicembre 98
Noi non ci bagnamo. Abbiamo un tetto sopra la testa, e anche
sotto, e tutto intorno alla testa. Ieri, quando fuori pioveva,
ho guardato un documentario americano sulla meteorologia e i
fulmini. Era terrificantemente pieno di cifre e statistiche.
In ogni momento sono in corso sulla terra 44 mila temporali.
Ogni secondo cadono sulla terra cento fulmini. In un anno cadono
sugli Usa 40 milioni di fulmini. Per Giove! Soprattutto pericoloso
è per aerei e veicoli spaziali che volano sopra il temporale,
fra zampilli e spiritelli (nomi tecnici). L'Apollo 11 si procurò
il proprio stesso fulmine. Ero già abbastanza spaventato,
quando è arrivata la notizia più folgorante: negli
Usa ogni settimana un giocatore di golf è ucciso o ferito
da un fulmine. Al tempo di Zeus, si trattava di satiri e ninfe,
o contadini e pastori. Esistono ormai meccanismi elettronici
in grado di monitorare (nome tecnico) ogni singola saetta. Si
potrà concludeva il servizio giocare a golf senza preoccupazioni.
- Sabato 28 novembre 98
C'è già aria di Natale. I telegiornali intervistano
i bottegai, che promettono di essere più buoni coi prezzi.
Neonati vengono deposti dappertutto. Ieri mattina ho visto un
servizio di SkyNews dalla nursery dell'ospedale di Kaliningrad.
C'era la fila di culle e ventidue neonati, e la voce della responsabile
che spiegava: "Uno su tre diventerà criminale; due
su tre alcolizzati; uno su dieci si suiciderà", eccetera.
E' bella questa precisione preventiva. Dopo tutto, Kaliningrad
era Königsberg, dove si regolavano gli orologi sulla passeggiata
di Immanuel Kant. E poi c'è il signore tedesco che morì
a Natale, cinque anni fa, e restò in poltrona davanti
alla televisione il nostro presepio. L'hanno trovato solo perché
stava per scadere l'accordo con la banca per le bollette della
luce. Quando l'hanno trovato, le lucine del suo albero di Natale
continuavano ad accendersi e spegnersi, accendersi e spegnersi.
- Venerdì 27 novembre 98
Notizia di fonte Pietrostefani, la cui fonte è il
N. 85, novembre, della "Dépeche Internationale des
Drogues": l'uso del Viagra da parte di uomini anziani in
Zambia ha assunto proporzioni tali da indurre le donne anziane
a chiedere che il governo intervenga a proibirlo. Il Viagra non
è autoriz zato, ma arriva di contrabbando dal Botswana
dove la vendita è stata concessa da giugno alla farmaceutica
"Drugs Regulatory Unit". Il prezzo della pillola è
relativamente basso 30 dollari ma grava lo stesso sui bilanci
familiari. Ma soprattutto, "poiché i vegliardi rinvigoriti
non usano preservativo, si è registrato un incremento
nella diffusione dell'Aids fra le nonne, finora immuni".
- Giovedì 26 novembre 98
Gentili lettrici e lettori di questa posta, ammesso che esistiate.
Amici ottimisti o buoni di cuore mi fecero credere nei mesi scorsi
che la malattia dei cipressi toscani battesse in ritirata, e
in particolare che quelli di Bolgheri fossero sani e svettanti
come giovinetti in corsa. Per farli contenti, avevo finto di
crederci. Notizie competenti appena pubblicate certificano inesorabilmente
il contrario, e danno in particolare i cipressi di Bolgheri spacciati
al settanta per cento. Grazie lo stesso. Del resto anch'io, quando
mi chiedono: "Come stai?", rispondo: "Benissimo,
grazie". Spacciato al settanta per cento.
- Mercoledì 25 novembre 98
Caro Vincino, non sono curdo, però sono amico di Manconi.
Se è per questo, non sono nemmeno armeno. Nessuno è
perfetto.
- Martedì 24 novembre 98
C'è un film su Giuseppe Verdi, alle nove di mattina. L'ho
visto diciotto volte, a partire dal 1953, e siccome è
in bianco e nero, e si vede Verdi che barcolla per la fame sotto
una tormenta, e una vecchia caldarrostaia gli regala qualche
castagna, lo riguardo sempre. (Così Mereghetti: "L'incontro
di Matarazzo con Verdi: il melodramma come fonte primaria e quasi
assoluta del neorealismo populista"). C'è la seguente
scena: dopo la prima parigina del Rigoletto, Gioacchino Rossini,
che incontra Verdi per la prima volta, dà una festa. Entrano
insieme Verdi e Victor Hugo, che non si erano mai visti, e litigano
sul libretto. Rossini mette pace, ma lo chiamano di là:
c'è Giuseppina Strepponi corsa ad avvertirlo che Gaetano
Donizetti, lì vicino, sta molto male. Rossini fa appena
in tempo a rientrare, che si presenta a Verdi un giovane che
vorrebbe veder messa in musica la sua Signora delle Camelie,
ed è Alexandre Dumas figlio. Sembra d'essere in cortile
all'ora d'aria.
- Sabato 21 novembre 98
Mercoledì, quando un giovane curdo si dava fuoco in una
piazza di Roma, trovando la forza
bisogna chiamarla così? di fare il segno della vittoria
mentre lo caricavano su un'ambulanza, a Mondovì un operaio
di 39 anni si è sdraiato sui binari del treno per morire,
e ha aspettato. Ha aspettato a lungo, perché c'era uno
sciopero dei ferrovieri. Finché scioperanti e carabinieri
sono andati a toglierlo di lì. Poi ha cercato di buttarsi
giù da un ponte, ma l'hanno trattenuto. Non era un buon
giorno per morire. L'operaio di Mondovì non aveva una
patria da rivendicare. E' stato lasciato da sua moglie. Sia,
questo pezzetto, un omaggio reso al diritto di sciopero.
- Venerdì 20 novembre 98
Fedeli curdi si danno fuoco per sottrarre il loro capo ai suoi
nemici, che per impadronirsene si dispongono ad abolire la pena
di morte. Così, il mistero della sto ria turca e della
storia curda diventa a un tratto comprensibile. Anche la storia
d'Italia si rivela d'improvviso. Mercoledì sera nel pubblico
di Costanzo c'era un agricoltore sulla sessantina: i suoi nonni
avevano avuto diciotto figli, i suoi genitori undici, e lui aveva
accanto il suo figlio unico.
- Giovedì 19 novembre 98
Cara Jacqueline Risset, redigendo la nostra conversazione su
Dante e i luoghi di pena, ospitata sul Manifesto, ho citato naturalmente
Primo Levi, ma ho chissà come dimenticato che il capitolo
sul Canto di Ulisse, in "Se questo è un uomo",
raccontava proprio un drammatico esercizio di traduzione della
Commedia in francese. Dunque l'episodio più pertinente
alla tua esperienza di traduttrice di Dante. Ti avrei chiesto
come hai risolto quel "misi me per l'alto mare aperto"
di cui Levi spiegava a Pikolo che non è "je me mis",
"è molto più audace è scagliare se
stessi al di là di una barriera", mentre trascinano
nel campo la marmitta dei prigionieri fino alla fine dei portazuppa.
"Cavoli e rape: - Choux et navets - Káposzta és
répak".
- Mercoledì 18 novembre 98
Il mio nuovo cane ha poco meno di due anni, e non l'ho mai visto.
Randi, per consolazione, mi dice che lui si chiama Felix mi conosce
benissimo, ha annusato tutti i miei libri, viene ogni settimana
alla galera e resta fuori ad aspettare, e riconosce il pacco
con cui mando fuori le cose da lavare e i libri che non mi servono
più. Penso a questo bravo cane che si dev'essere fatto
un'idea strana del suo padrone, un odore di biancheria sporca
e di libri già letti.
- Martedì 17 novembre 98
Voglio avvisare dell'uscita di un libro di Giorgio Pietrostefani,
"Il sistema droga. Per capire le cause e punire di meno",
Jaca Book, 28.000 lire. Il libro è un sommario agile e
aggiornato di un flagello che colpisce e governa il mondo, e,
quanto alle opinioni, un franco rifiuto di ogni pregiudizio ideologico
e una asciutta presentazione dei tentativi possibili. Pietrostefani,
che ha impiegato il primo anno a mettere insieme le cose che
aveva capito sulla droga, ha riempito il secondo anno studiando
misteriosi argomenti africani. (Non è che l'Africa sia
misteriosa, è che lui è un po' geloso, e tiene
per sé le cose che studia. Bisogna tenersi qualcosa per
sé, qui dentro). Detto questo, non vorrei che accoglieste
notizie simili come una prova che anche in galera si può
far tesoro del proprio tempo. E' falso. Tutto il tempo della
galera, ogni ora, ogni secondo, è pura e miserabile dissipazione.
Demolizione. Uno si ubriaca di metadone, un altro fa duemila
flessioni al giorno, un terzo scrive libri, un quarto Piccola
Posta. Solo tempo buttato, una tendina di plastica appesa su
una finestra cieca.
- Sabato 14 novembre 98
Che la filosofia di Tolstoj dipendesse dal suo mal di denti,
è una sciocchezza. Naturalmente, è una sciocchezza
anche che il mal di denti dipendesse dalla sua filosofia. Infine,
è improbabile che la sua filosofia fosse del tutto indipendente
dal mal di denti. L'altro ieri ho visto un branco di storioni
che mangiavano dentro le fauci spalancate di un ippopotamo. L'ho
visto in televisione: fantastico. Anche se non fossi stato recluso,
l'avrei potuto vedere solo in televisione. Erano riprese subacquee,
senza precedenti. In questo senso, essere in galera o no cambia
poco. Mi dispiace un po' che la ragionevole legge ScopellitiSalvato
eccetera votata sulla sede della revisione dei processi riceva
il mio nome. Non solo perché il mio nome si distacca sempre
più da me, e viceversa. E' come se la legge Merlin fosse
chiamata col nome di una ragazza maltrattata in una casa chiusa.
- Venerdì 13 novembre 98
Caro Cardini, ho prestato il tuo "Giovanna d'Arco"
al mio compagno di discarica Posidonio, 73 anni, autodidatta,
(post)comunista, maestro delle tre carte, e poi gliene ho chiesto
conto. "Ma io sono ateo, dotto' ". Che c'entra? "Quando
si vedono queste Madonne... Per me però Giovanna era sincera
quando diceva che sentiva quelle voci. Era una su cui avevano
fatto presa quelle fiabe portentose che aveva sentito raccontare
da piccola. C'era in lei una passione patriottica mista alla
fede, giusto dotto'? La Santa Inquisizione, un organismo crudele
e medievale, la condannò a morte per scopi politici. C'erano
due re, uno francese e uno inglese. Senza le vittorie di Giovanna
a Orléans, che mandavano in visibilio i soldati, Carlo
non sarebbe stato incoronato. Lei poteva salvarsi con niente,
basta che spergiurava e abiurava quello che le dicevano le voci.
Altro che i pentiti di oggi. Ma tanto già il vescovo e
gli altri avevano decretato la sua condanna al rogo. Gli inglesi
avevano pagato caro per farsela consegnare. Era una trasgressista.
Le voci le dicevano che vestirsi da uomo non era male. Dopo la
sua morte anche gli inquisitori capirono che avevano fatto un
grosso sbaglio. Io non ci credo che l'Inquisizione non era tanto
crudele: condannavano senza pietà, non perché uno
non credesse in Dio, ma perché si scostava un poco dal
dogma. A Giovanna, che era analfabeta, la interrogavano a trabocchetto,
ma sapeva rispondere. "Sei in grazia di Dio?" "Se
Dio mi vuole nella sua grazia, io sono con lui; se non sono in
grazia, sto lo stesso con lui". Se viveva oggi Giovanna
D'Arco non avrebbe subito un processo, però sarebbe stata
una di queste che vedono la Madonna in Sicilia o in Calabria
e via di seguito. O forse era una conduttrice della televisione.
Lei Giovanna povera era e povera rimase. Al giorno d'oggi dotto',
queste fra voci e miracoli si fanno miliardarie".
- Giovedì 12 novembre 98
Si era radunata una folla di bravi cristiani: "Volete crocifiggere
Gesù o Barabba?" "Tutti e due", gridarono;
e si fregavano le mani dalla contentezza.
- Mercoledì 11 novembre 98
Chi non conosce la valle di Zoldo? Si lascia il Piave a Longarone,
si costeggia, come un purgatorio, il tratto basso e tetro del
Maé, e si spunta in un paradiso terrestre di prati e monti,
con la doppia cima più bella del Pelmo e del Pelmetto.
Rimpiangendo quella vista, e i gelati di Forno e di Dont, i gelati
zoldani hanno dolcemente colonizzato il mondo
ricevo in galera, per una singolare cortesia di Angelo Santin,
il mensile Stile Zoldano, e lo leggo con scrupolo: dal bilancio
di Zoldo Alto (un miliardo di attivo nel conto 1997) al programma
del corso di scultura in legno di Fornesighe, che quest'anno
è tenuto dal maestro cadorino Mauro Olivotto (da lì
accanto venne Tiziano) e avrà come tema proposto la Lussuria;
e al dizionario degli uccelli locali (Becalegn de la pioa, picchio
rosso mezzano; becalegn gris, picchio cenerino; talòch,
stordone, che vive sul Pelmo ma d'inverno, con la neve, va a
dormire nei tabià dei Còi). Al dunque: l'ultimo
numero annuncia che l'orso è tornato a Zoldo, e precisamente
a Fornesighe, dove era stato ammazzato l'ultimo esemplare nel
secolo scorso. Ha lasciato peli e orme inconfondibili negli orti,
ha sradicato come solo lui sa fare i susini e spezzato i rami
alti per catturare un favo, seminato escrementi: nell'entusiasmo
generale. E' il più significativo avvistamento del Bellunese,
giusto a ridosso della mostra di Forno su "Orsi di ieri,
orsi di oggi nelle Dolomiti". Mi unisco, da riconoscente
abbonato, all'entusiasmo. Chi non vorrebbe tornare alla Valle
di Zoldo, e ai suoi famosi orsi?
- Sabato 7 novembre 1998
"Ho un presofferto di nove anni" Scusa? Che cos'è
un presofferto? E' la pena già scontata. Il presofferto,
come il pregresso, o il precotto. Anche la sofferenza nove anni
di sofferenza, 365 giorni all'anno è diventata impronunciabile.
da "Le prigioni degli altri", Sellerio 1993
- Venerdì 6 novembre 1998
Gentile procuratore D'Ambrosio, eccole il secondo esempio
che le avevo promesso, perché lei ripensi alla sua convinzione
che con la legge Simeone "nessuno più entra in galera".
E anche per ribadire chi, per lo più, finisce in galera.
Mejra H., bosniaca, nata nel dicembre 1966, residente a Roma,
al campo nomadi di Tor dei Cenci, viene arrestata, mentre è
in viaggio, alla stazione di Pisa con in braccio la figlia Rajma,
di due mesi, e associata alla prigione pisana. Ci resta dal 14
ottobre al 19, quando la sensibilità di un educatore e
il buon senso (e il senso della legalità) del magistrato
di sorveglianza la fanno rimettere in libertà. La donna
ha spiegato di avere un regolare permesso di soggiorno, di essere
madre di tre figli, e di disporre di un documento di identità
italiano. La ragione dell'arre (di cui 4 mesi già scontati)
emessa dal Tribunale dei Minori di Roma a carico di una donna
con lo stesso, comunissimo, cognome e un altro nome, e un'età
di otto anni più giovane: differenza non difficile da
accertare, per evitare uno scambio di persona. Ora, se di una
mezza omonimia si è trattato - come sarà facile
accertare - allora una donna e una bambina di due mesi sono state
del tutto arbitrariamente incarcerate. Se anche non fosse stato
così, la legge avrebbe obbligato alla sospensione dell'incarcerazione,
trattandosi di una condanna inferiore ai tre anni. E a un'ulteriore
sospensione, trattandosi di una bambina di quell'età.
Come si vede, la cosiddetta legge Simeone, e le leggi in generale,
non solo non hanno svuotato le galere, né impediscono
gli eccessi facendo dilagare la micromilnalità, ma ricevono
un'applicazione rovesciata e per così dire nomadica. Distinti
saluti.
- Giovedì 5 novembre 1998
L'uomo è superiore alla scimmia. Un accurato esperimento
americano ha mostrato che le scimmie sanno contare, ma solo fino
a nove. Hai voglia prima di arrivare a 63 miliardi.
- Mercoledì 4 novembre 1998
Gentile procuratore D'Ambrosio, lei si ripete convinto che
la legge detta Simeone sia un incentivo alla piccola criminalità,
e addirittura che, dopo il suo vigore, "nessuno entri più
in carcere". Non so da dove ricavi queste notizie, che sono
del tutto contraddette da quelle ufficiali dello stesso ministero.
Non avendo, dal mio punto di osservazione, uno sguardo statistico,
le vorrei fare un paio di esempi. Il primo, Angelo A., uomo di
62 anni, precedenti di piccoli furti, è stato condannato
l'ultima volta per ricettazione di un motorino, nel '92, a 2
mesi e 15 giorni: pena, come vede, minima, e significativa della
lievità del reato. Diventata definitiva, la pena gli è
stata sospesa e mutata in vigilanza per il suo precario stato
di salute, fino a che, con l'appoggio della Caritas di Ventimiglia,
Angelo A. ha chiesto al Tribunale di Sorveglianza bresciano l'affidamento
in prova al servizio sociale. Il 6 ottobre scorso il Tribunale
ha stabilito che "la domanda non può trovare accoglimento.
Invece il predetto è totalmente privo di riferimenti effettivi
ed alloggiativi, trattandosi di condannato senza fissa dimora.
La Caritas di Ventimiglia si è dichiarata disponibile
all'accoglienza nelle sole ore notturne (dalle 19 alle 7,30).
Appare del tutto evidente come la misura non possa avere esecuzione.
Ora, l'Angelo A. è domiciliato qui al secondo piano penale,
cella 30 bis. Meno male. La Giustizia gli ha dato i riferimenti
alloggiativi, e noi codetenuti gli diamo, come possiamo, un po'
di riferimenti affettivi. Ma fra due mesi, purtroppo, tornerà
libero. Bene: dopo averle proposto questo esempio di applicazione
della legge detta Simeone (secondo cui condanne sotto i tre anni
possono essere sospese e scontate con misure alternative) non
vorrei che lei pensasse che si tratti di un caso eccezionale.
Per ragioni di spazio, gliene racconterò un altro domani,
anch'esso sotto i miei occhi, ancora più paradossale.
Molti saluti.
- Martedì 3 novembre 1998
All'amministrazione penitenziaria mondiale. Sua sede. Spett.amm.pen.mond.,
i sottoscritti detenuti anziani, condannati a morte, all'ergastolo,
o a lunghe pene detentive, fanno istanza per essere inviati nello
spazio a fini di colonizzazione, di sperimentazione medica, o
altri a piacere. Fanno presente che misure analoghe hanno dato
in passato frutti apprezzati in Australia, in America e a Livorno.
Con osservanza (seguono trenta milioni di firme).





