Piccola posta
1998
Novembre e Dicembre
Settembre e Ottobre
Luglio e Agosto
Maggio e Giugno
Marzo e Aprile
Gennaio e Febbraio
1997
Dicembre
Ottobre e Novembre
Agosto e Settembre
Giugno e Luglio
Aprile e Maggio
Gennaio, Febbraio e Marzo
di Adriano Sofri
da Il Foglio
- Sabato 31 ottobre 1998
Può succedere a un uomo qualunque che ha avuto un posto quasi
sicuro di statale, non so, preside di scuola media, di trovarsi in una
disgrazia che lo mette alla prova del coraggio civile e, chissà,
della vita e della morte. Saprà uno statale qualunque rischiare
la vita per la dignità del suo mestiere e della responsabilità
che gli è stata affidata? Ovvero: saprà rischiare la vita
per rispondere come si deve al capannello dei cronisti?
- Venerdì 30 ottobre 1998
Ho un fratello indianista, che da due anni rinviava un viaggio a Bombay
per stare al mio capezzale. Finalmente, minacciando ritorsioni estreme,
l'ho convinto a partire, e il mio primo figlio con lui. Ero contento. Li
ho visti al telegiornale, mio figlio seduto su una panca con lo sguardo
perso e la bocca aperta, e mio fratello in piedi con un'aria di vedetta
strenua, all'aeroporto della Malpensa.
- Giovedì 29 ottobre 1998
Ci sono barzellette che vengono dette sul serio, e allora danno i brividi.
Lunedì sera un operaio leghista in tutauniforme verde ha detto a
Gad Lerner che non è giusto che lui prenda in Lombardia lo stesso
salario che prende un operaio del sud. "Io devo riscaldare nove mesi
all'anno, mentre a uno di Palermo un mese basta e avanza". Non solo
diceva sul serio, ma l'intero settore della sala occupato dalla sua parte
lo ha applaudito con convinzione. Non l'avevo mai sentita, fuori dalle
barzellette. Immagino che ci sarà chi accolga con interesse questa
rivelazione geopolitica, e ci trovi una spiegazione del divario di rendimento
e di reddito fra nord e sud del mondo. Non obietterò alla cosa:
non si deve obiettare alle insensatezze, pena regalare loro un senso. Né
dirò qual è il posto più freddo d'Italia - Potenza
- e che certe case della Sicilia sono molto più fredde di quelle
della Val Vigezzo. Esorterò invece il mezzogiorno all'emulazione.
Ci sono indennità che il meridione ha ignorato per spensieratezza,
comprese quelle per gli svantaggi climatici. Prendete lo scirocco. Gli
svizzeri, di cui i lombardi sono i meridionali, hanno fatto tesoro del
loro scirocco di bassa lega, il föhn (engadinese favnogu, fnogu, dal
latino Favonius, come ricorda l'Enciclopedia di Savinio). Le più
belle valli svizzere e tirolesi "sarebbero coperte di neve tutto l'anno,
se non esistesse questo vento", che "scioglie più neve
in una giornata di quanta ne scioglierebbero dieci giornate di sole".
Non solo gli svizzeri ne cavano questo disgelo, ma i loro tribunali concedono
una forte attenuante ai delitti compiuti quando soffia il föhn, che
annebbia e irrita le brave persone. Infine, si è battezzato col
nome di Föhn l'asciugacapelli. Al contrario, i siciliani non hanno
saputo che cercare riparo con la "stanza dello scirocco" a quel
loro tormento, cavandone metafore ricche di allusioni (come lo Sciascia
dell'"Affaire Moro") ma senza alcun guadagno economico, né
attenuanti giudiziarie ai delitti, di cui pure avrebbero avuto un bisogno
ben più che svizzero. Quanto a brevettare le loro parole, non sono
riusciti a farlo che per la maledetta mafia, e dal seducente e micidiale
scirocco (magrebino suluq, passato attraverso il genovese) hanno messo
in circolazione extragiudiziaria solo quell'aggettivo "sciroccato",
che designa certi signori in tutauniforme verde con su scritto Padania,
i quali dicono seriamente le barzellette tra gli applausi del loro partito
che finalmente ha messo la testa a posto.
- Mercoledì 28 ottobre 1998
Caro La Capria, ci sono ulteriori notizie per il nostro carteggio sui
polipi. Mentre all'acquario di Genova, e al tuo di Napoli, continuano a
trattarli bene, e viceversa ricevono e restituiscono carezze, dice al Corriere
la signora Laura Castellano da Genova le studiose americane stilano classifiche
temperamentali come questa, della canadese Jennifer Mather. I polpi si
dividono in tre caratteri: aggressivi, passivi, o paranoici. Sono paranoici
quelli che appena minacciati emettono la loro nuvola di inchiostro. Non
è per demagogia filooctopus, ma immagino delle classifiche compilate
dai polipi, i quali hanno sperimentato la specie umana assai più
a lungo e dettagliatamente. I polipi distinguerebbero le signore dell'acquario
di Genova ("Ci sono dei giorni in cui questi grandi mammiferi direbbero
sono più allegri, altri in cui sono più tristi, ma sono comunque
capaci di rispondere alle carezze") dalle signore dell'acquario di
Lethbridge ("Sono molto aggressive e continuano a minacciarti con
uno spazzolone, e non c'è verso di farle smettere, né buttandoglisi
addosso, né rannicchiandosi in un angolo, né spruzzando il
nero"). ("Non sono cattive: solo un po' paranoiche").
- Martedì 27 ottobre 1998
Ogni tanto nelle grandi esposizioni europee si portavano un po' di
indigeni di vari angoli del mondo, li si travestiva da selvaggi, li si
propagandava come cannibali, e la gente pagava il biglietto per vederli
e rabbrividire. A Parigi, dove la cosa si era ripetuta coi fuegini, gli
africani, i pellerossa eccetera, ancora nel 1931 fu la volta dei kanaki
della Nuova Caledonia. Ne ha riferito sull'Unità Gianni Marsili,
recensendo un libro di Didier Daeninckx ("Cannibale", ed. Verdier).
Un centinaio di kanaki, al loro paese impiegati del dazio o portalettere,
reclutati con la promessa di visitare l'Europa e di esserne retribuiti,
furono messi a fabbricare piroghe e a ballare danze tribali a seno nudo,
in balia dei loro impresari e del pubblico. Da Parigi furono "noleggiati"
allo zoo di Amburgo (anche questi scambi erano tradizionali) in cambio
di alcuni coccodrilli, e anche lì dovettero fare i cannibali. Nella
guerra mondiale i kanaki erano stati arruolati ed erano morti in massa
sotto le bandiere francesi. Riferisco questa storia perché uno di
quei kanaki da esposizione offesi e decisi a conquistare la propria indipendenza
da una "madrepatria" che li trattava così era il nonno
di Christian Karembeu, che ora gioca nel Real Madrid, e che ha giocato
anche da noi nella Sampdoria, ed è stato campione del mondo nella
squadra francese, in cui, a differenza che nell'Italia, tutti cantavano
la Marsigliese con la mano sul cuore, tranne Karembeu, che stava zitto.
Se vi siete chiesti perché, ora lo sapete. Per suo nonno.
- Mercoledì 21 ottobre 1998
In Serbia il governo ha chiuso due giornali quotidiani e due radio.
In Algeria le tipografie di Stato hanno impedito la stampa di quattro quotidiani
(Matin, Tribune, Soir d'Algerie e El Watan) che avevano criticato notabili
governativi. Per protesta e solidarietà i sette più importanti
giornali algerini hanno sospeso l'uscita a tempo indeterminato. Mi sembrerebbe
molto bello che i giornali italiani sospendessero per un giorno la pubblicazione
per solidarietà coi loro colleghi perseguitati (e tanto spesso ammazzati)
algerini. Troppo bello: capisco. Ma che almeno si accordassero, tutti,
indipendentemente dall'orientamento politico, per uscire con una pagina
in bianco, o per regalare una pagina ai giornalisti algerini, o in qualunque
altra forma capace di informare e di simboleggiare la simpatia, questo
sarebbe così difficile da ottenere?
- Martedì 20 ottobre 1998
Ho assistito in televisione mercoledì pomeriggio a una gara
di Coppa italiana di tiro a segno, specialità fossa olimpica, vinta
dalla squadra degli Agenti penitenziari, con un punteggio notevole: 483
su 500, più o meno. Noi qui siamo 250 circa: se la caverebbero setto
o otto. Scherzi a parte, un po' di tifo per i nostri agenti l'ho fatto:
siamo pur sempre una grande famiglia. Nella circostanza, sono venuto a
sapere che c'è anche una squadra di calcio, addirittura in C1, dal
nome "Astrea", voglio informarmi sull'origine del nome. C'è
stato anche un campione italiano di corsa, ma non hanno saputo dirmi su
che distanza. Auguri, e arrivederci a quella sporca ultima meta.
- Sabato 17 ottobre 1998
Dice Posidonio: "Va be' dotto', 'sta Norvegia sarà bella,
bellissima, ma dice che sulle salme congelate di chissà quanti secoli
fa s'è conservato il virus della spagnola, e non è che l'effetto
serra, dotto'?".
- Venerdì 16 ottobre 1998
Caro Edi Rabini, mi ricordo il giorno in cui Alexander, che, benché
si portasse dentro quel peso, si affannava per tutti, e, quanto a me, le
provava tutte per estrarmi da quella che gli sembrava un'appartatezza ignava,
mi caricò e trasportò a Città di Castello, con la
sosta obbligata alla Madonna di Monterchi, e in quel bel paese discutemmo
con un cordialissimo sindaco della futura Fiera delle Utopie Concrete,
di cui si sta svolgendo l'edizione di quest'anno. Tutto questo per dire
che mi dispiace parecchio di non esserci, che vi saluto, e che mi sembra
bellissima la vostra decisione - in cui riconosco la benefica intelligenza
di Lisa Giua Foa - di assegnare il Premio Alexander Langer di quest'anno
alle signore Yolande Mukagasana e Jacqueline Mukansonera, l'una ruandese
tusti, l'altra ruandese hutu, di cui l'una deve la vita all'altra, e ambedue
dedicano la vita alla denuncia dello sterminio; e che a consegnare il premio
sia Khalida Messaoudi.
- Giovedì 15 ottobre 1998
Sono stato colpito dalla coincidenza di due notizie nella stessa pagina
del Corriere, la 21 di martedì. Prima notizia: "Gli storni
invadono le città. Sono dieci milioni, è allarme igienico.
Ultrasuoni e luci per cacciarli. Piombano dal Nord Europa attraverso le
Alpi". Seconda notizia, questa è solo un trafiletto a fondo
pagina: "Immigrati dormono dentro il Colosseo". Commentate a
piacere. Sulla possibile confusione fra storni e curdi. Sull'invasione
delle nostre città dal nord e dal sud. Sull'intercambiabilità
dei metodi di dissuasione (il grido registrato di un rapace; la potatura
dei rami più piccoli; un raggio laser di colore rosso; l'emissione
di ultrasuoni a distanza ravvici-nata). Sui bei tempi andati, quando il
poeta cantava: "E come gli stornei ne portan l'ale", o prima,
quando il Colosseo era pieno di aitanti immigrati dal Sud Ovest, uomini
e altri animali. Sulle città ricoperte di escrementi. Tuttavia anche
sul ventaglio cangiante dei nugoli di storni in volo, e sui sorrisi di
certe ragazzine kosovare: per farsi perdonare.
- Mercoledì 14 ottobre 1998
Tre-quattrocentomila kosovari sono all'addiaccio, senza soccorso, e
arriva il freddo. Che fare? Bisognerebbe comunque provare a rispondere
a questa domanda. Se no, anche il più competente articolo geopolitico,
alla fine, rimette a quel punto di partenza: che fare di quei trequattrocentomila?
Si può discutere. I raid aerei sarebbero efficaci? Sembra che la
Nato conti soprattutto sulla capacità di dissuasione dei bombardamenti:
ma se i bombardamenti non bastassero, che cosa fare dopo? E quali rischi
comportano di vittime civili? E quanto è forte il rischio che rafforzino
Milosevic invece di indebolirlo, e rafforzino con lui (o al suo posto)
i più oltranzisti fra i nazionalrazzisti serbi? Forse la Nato punta
sui bombardamenti perché non accetta i costi e le incognite di una
presenza prolungata di terra, di interposizione, di controllo, di copertura
dell'assistenza umanitaria? Può esserci un'azione militare di terra
legata al ritorno dei fuggiaschi ai loro luoghi, all'aiuto e alla ricostruzione?
Queste e tante altre domande sono, più che legittime, necessarie.
Ma non se ne sente mol to. C'è un modo di aderire alle decisioni
della Nato che rinuncia a ogni distinzione e interlocuzione, e qualche
volta mostra una irresistibile preferenza a priori per i rumori forti.
C'è però un pacifismo che ogni volta si dichiara contro per
principio, in modo da evitare di porsi quella domanda. Ogni volta di nuovo,
come se niente mai succedesse. Contro la richiesta di un intervento in
Bosnia, che avrebbe "scatenato la terza guerra mondiale", "provocato
carneficine di civili", eccetera. All'indomani, nessun bilancio, nessuna
riflessione critica. Contro l'invio di truppe in Albania, impresa colonialista,
che minacciava di scatenare l'incendio dei Balcani e un conflitto internazionale.
Non è mai andata una volta per tutte: ma c'era già argomento
di bilancio e riflessione critica. Niente. Ora, per il Kosovo, si denuncia
la "guerra imperialistica" (sic!) della Nato, e il conflitto
mondiale che ne scaturirà, annunciato già dagli straccioni
che maneggiano i missili ex sovietici. O si denuncia un interesse sul Kosovo
che non si manifesta altrove, dunque ipocrita. Dunque, né altrove
né in Kosovo? E non si dovrebbe prima di tutto provare a rispondere
a quella domanda?
- Martedì 13 ottobre 1998
Gentili lettori, vorrei fare pubblicità a un libretto appena
uscito, col titolo "Il guardiano", Sellerio, 20.000 lire. E'
il racconto della vita di Marek Edelman, trascritto da Rudi Assuntino e
Wlodek Goldkorn. Edelman ha 77 anni. Ne aveva 19 quando a Varsavia fu istituito
il ghetto. Nel 1943 ne aveva 22, quando fu fra i pochi e pressoché
inermi insorti del ghetto, e poi fra i pochissimi superstiti. Quei superstiti
continuarono a battersi contro i nazisti, e nell'insurrezione di Varsavia
dell'agosto 1944; e dovettero guardarsi dagli sciovinisti polacchi e dagli
stalinisti dell'Armata Rossa. Poco dopo la liberazione, in Polonia ricominciarono
i pogrom contro gli ebrei. Nel 1968 il regime comunista reprime la protesta
dei giovani denunciandovi il complotto ebraico: vanno in esilio gli ultimi
ebrei di Polonia. Nel 1981 viene decretato lo stato d'emergenza contro
Solidarnosc, e Edelman viene arrestato. Vive a Lodz, di professione è
cardiologo. Non ha mai pensato di andar via. Qualcuno doveva pur restare
a fare il guardiano delle tombe, dice. E' una leggenda vivente, un eroe:
lui alza le spalle. E' scorbutico. Non vuole sentir parlare di eroi. Lo
invitano malvolentieri alle celebrazioni: non si sa mai. Si muove quando
vede rinascere lo scandalo dell'omissione di soccorso, come in Bosnia.
Non aveva mai raccontato la sua vita: l'ha fatto ora, seccamente. "Se
proprio lo volete sapere". Racconta cose inaudite, le commenta con
pensieri scontrosi e spiazzati, privi di ogni ipocrisia. Vi farà
una grande impressione. Terribile è stato il mondo in cui Edelman
ha tenuto fedelmente il suo posto. Ma è difficile che incontriate
un altro uomo così pieno di pudore e perfino di vergogna verso la
propria intransigente fraternità.
- Sabato 10 ottobre 1998
Non è vero che io non abbia le idee chiare. Io trovo urgente
la riforma delle pensioni, e geniale l'idea del pubikini, purché,
come giustamente si precisa, la depilazione sia impeccabile. Arrivederci
- Venerdì 9 ottobre 1998
Caro Armando Cossutta, esonerato, da me stesso e dalle circostanze,
dall'occuparmi di politica, osservo con simpatia la lunga strada che l'ha
portata, da una triste persuasione delle virtù del centralismo antidemocratico,
alla più tradizionale spaccatura del movimento socialista delle
origini, quando la direzione massimalista voleva espellere un giorno sì
e uno no il Gruppo parlamentare in mano ai riformisti e insofferente della
disciplina di partito. Viva Turati.
- Giovedì 8 ottobre 1998
Gentile Clemente Mimun, così il suo telegiornale ha dato notizia
dell'accoglimento del nostro ricorso in Cassazione. Il cronista con tono
di imbonitore ha detto che c'eranodue prove pretese nuove. La prima, un
testimone che diceva di aver visto Bompressi a Massa quattro ore dopo l'attentato,
ma quattro ore sono sufficienti adandare da Milano a Massa. Notizia falsa
e tendenziosa: dall'ora dell'asserita partenza da Milano a quella della
testimonianza passano meno di tre ore, e già le sentenze passate
stabilivano che la testimonianza sarebbe stata incompatibile con la partecipazione
all'attentato. Poi ha detto che un testimone oculare dichiara di aver riconosciuto
l'attentatore nella foto di "un tedesco" che gli era stata mostrata
da agenti. Falso e tendenzioso: il testimone non parla affatto di quella
persona, e il nostro ricorso esclude che possa essere lei. Infine il cronista
imbonitore ha accolto con entusiasmo la tesi dell'avvocato di parte civile
secondo cui la nostra mira è di arrivare al 2002, quando scatterà
la prescrizione. Commentarla sarebbe troppo. Lo stesso avvocato è
colui il quale, in combutta con segrete e poi provate falsificazioni calunniose
di un ufficiale dei carabinieri e, forse, un magistrato, insinuò
al processo che io fossi mandante dell'assassinio del mio amico Mauro Rostagno,
lo stesso avvocato, essendo un difensore seriale di pentiti di mafia, difende
anche il famoso Giovanni Brusca, secondo cui fu la mafia a provvedere a
Rostagno: con quale felice combinazione di interessi ciascuno può
vedere. Così il TG2. Che vergogna. Cordiali saluti.
- Martedì 6 ottobre 1998
In preda a una senile passione per l'aneddotica sui matematici, desidero
riportare la seguente chiusa di un articolo di Piergiorgio Odifreddi (La
Stampa) sul grande matematico cuneese Giuseppe Peano (1858-1932): "Si
dedicò nel 1927 alla riforma del calendario, producendo un marchingegno
in grado di fun-zionare fino al 2599, che venne venduto per tre lire. Risolti
i problemi dell'umanità, a Peano non rimase molto da fare: morì
ridendo la notte del 20 aprile 1932, mentre raccontava alla moglie un film
che, quel pomeriggio, l'aveva molto divertito".
- Sabato 3 ottobre 1998
Peccato per la beatificazione di Stepinac. Se no, a confrontare le
ragioni addotte per la incombente crisi di governo con gli appelli del
papa, uno saprebbe a che partito iscriversi. Si direbbe che perfino la
cruciale questione politica della cancellazione del debito del mondo povero
sia diventata prerogativa della chiesa e delle sue prediche inutili. La
fame nel mondo è cura d'anime. Alla nostra politica resta l'obesità.
- Venerdì 2 ottobre 1998
Nell'ex Germania orientale, l'estrema destra, che aveva ottenuto successi
travolgenti appena pochi mesi fa, è stata pesantemente sconfitta,
mentre la sinistra ex comunista ha ottenuto percentuali ingenti (più
del 22 per cento nel Land baltico del Meclemburgo- Pomerania). Il risultato
mostra soprattutto che aveva ragione chi, nel successo elettorale dell'estrema
destra, vedeva un voto di protesta e non una qualificata adesione nazista;
e che in questa protesta estrema destra e sinistra postco-munista sono
largamente intercambiabili. Ciò che può apparire rassicurante
per un verso, e ancora più allarmante per un altro. Basta guardare
il modo ubriaco in cui queste oscillazioni investono la Russia. Mentre
Berlino si prepara a tornare capitale, con i postcomunisti in maggio-ranza
nel suo ex settore est, nella regione russa del basso Volga succede qualcosa
di fenomenale alla città di Tsaritsin, o Caricyn. La quale sorse
nel XVI secolo at-torno a una fortezza cosacca, da cui prese il nome (Sori
Chin, "sale giallo"), pie-gato poi, se non sbaglio, a significare
"città della zarina". Nel 1925, in memoria della vittoria
bolscevica contro i bianchi, fu ribattezzata Stalingrad, e nel 1943 fu
teatro dell'assedio e della disfatta nazista. Nel 1961 fu ribattezzata
Volgograd. Nel 1992 fu ribattezza taTsaritsin. Nel 1998, cioè l'altro
giorno, i nazionalfascisti del partito di Zhirinovskij hanno proposto di
ribattezzarla Stalingrad, incontrando l'entusiastica approvazione della
locale deputata comunista. 24 consiglieri comunali su 25 (vorrei sapere
qualcosa del venticinquesimo) hanno votato per il ripristino di Stalingrad.
L'unica preoccupazione è il costo del cambiamento, segnaletica,
mappe eccetera. Ma può diventare un affare: come con le targhe automobilistiche
da noi.
- Giovedì 1 ottobre 1998
Gentile ministro della Giustizia, mi permetto di segnalarle il fatto
della cipolla. Ecco qua. Martedì mattina, il detenuto Giampaolo
A. ha passato al detenuto Giovanni G. una cipolla. Gli agenti di sorveglianza
che hanno colto il delitto in piena flagranza, hanno annunciato che avrebbero
fatto rapporto ad ambedue. Come lei sa, un rapporto basta a escludere per
due anni, una bazzecola dalla liberazione anticipata e dalle pene alternative.
Che pretesa, parlare di una cipolla mentre la gente muore di malattia o
di disperazione o di botte, all'ingrosso e al dettaglio. Che pretesa, infilare
anche una cipolla nel suo pacchetto. Tutavia, lei sa, ci sono momenti in
cui una cipolla fa venire gli occhi rossi più di una tragedia.
- Mercoledì 30 settembre 1998
Le celebrazioni del trentennale del Sessantotto vanno concludendosi
in modo controverso. Qualche difficoltà per Clinton, che era del
Sessantotto, non solo impropriamente. Fumò della marijuana, ma senza
aspirare: e secondo i suoi nemici più volgari suggerì a Monica
L. di dare la stessa risposta. In Germania gli eredi del Sessantotto hanno
preso il banco, e ora vediamo. Da noi va così e così. Mauro
Rostagno è stato un po' riabilitato, Guido Viale scrive libri ottimi
sulla monnezza e sul traffico automobilistico, e Mario Capanna vende bene
la sua "Lettera". Io, scusate la vantazione, ho vinto il torneo
interno di calcetto. La formazione: Haddoumi (Marocco), Furio (Toscana),
Isak (albanese di Macedonia), Garfi (Algeria), Larry (Gran Bretagna) e
io. Vanitas vanitatum.
- Martedì 29 settembre 1998
Mi scrive un amico: "Questa estate Aldo, che le spara grosse,
sostenne che Roberto, un suo conoscente di Foggia, aveva fatto amicizia
con un delfino. Il delfino, secondo Aldo, vive da alcuni anni nel porto
di Manfredonia ed è in confidenza anche con altre persone, ma per
quel Roberto e ancora di più per sua moglie Elodia, ha una predilezione
sperticata. Ho radunato le bambine e siamo andati a vedere. Dunque: il
delfino esiste davvero, si chiama Filippo. E' arrivato a Manfredonia due
anni fa e ha messo su casa, con la sua compagna, nel porto: ma dopo un
po' qualche pescatore ha fatto fuori la femmina, per sbaglio, o con l'addebito
che rompeva le reti. Il superstite Filippo ha cominciato a farsi benvolere,
e un circolo di ra gazzi ne ha preso le difese con manifestini, comizi
eccetera. Questa primavera Filippo ha cominciato ad andare a salutare i
pescatori di cozze che vanno a lavorare sotto i piloni dell'Anic, poi è
passato a salutare le barche in uscita dal porto e poi i bagnanti sulla
spiaggia. Roberto ed Elodia ci hanno ospitati sul loro gommone, e appena
messo in moto è arrivato Filippo, ed è rimasto accanto a
noi fino al rientro. Il suo massimo è affiancare il gommone in velocità,
girarsi sulla pancia e farsi grattare sotto il mento. Ho girato una cassetta:
puoi immaginarti l'audio, se ti ricordi che cosa è in grado di esclamare
Nora durante eventi così miracolosi". Sono stato incerto se
dare pubblicità a questa notizia (il principio sarebbe: se vedi
il delfino non dirlo a nessuno). Poi ho deciso che è giusto che
si sappia, del delfino Filippo, di Elodia, e di Nora.
- Sabato 26 settembre 1998
Si dice che Gelli venga in questa galera. Vorrei ribadire che, con tutta
la distanza che avverto da costui, fattasi abissale da quando si è
saputo che mette a repentaglio le sue piante da vaso infilandoci chili
e chili di schifosissimo oro, l'intenzione di tenere in galera un uomo
di 80 anni, per di più non in buona salute, salvo che non metta
in pericolo attuale l'incolumità altrui, è un'intenzione
immorale.
- Venerdì 25 settembre 1998
"Mi raccontano la storia, o la leggenda, della sorella di un detenuto
politico cieco che, ignara di tutto, sperando di essere messa in cella
con suo fratello, fuori da San Vittore schiaffeggiò due carabinieri.
G. mi racconta una storia del sottosuolo di Badu 'e Carros. Lì un
detenuto si faceva un punto d'onore di preservare un suo spillo con la
capocchia colorata, lo nascondeva con ogni stratagemma. Era la bandiera
della sua resistenza. Veniva la perquisa, mettevano il prigioniero nel
camerone d'aspetto, stavano dentro il tempo che ci voleva, e se ne andavano
senza fiatare. Rientrava e trovava tutte le sue cose per aria, e lo spillo
posato in evidenza sul tavolino al centro della cella. Lui ricominciava
a studiare il nascondiglio, loro tornavano a trovarglielo, e glielo rimettevano
in mostra".
da "Le prigioni degli altri", Palermo 1993
- Giovedì 24 settembre 1998
Tengo aggiornati i conti . L'estate è finita da tre giorni.
Oggi compio venti mesi di galera. Dopodomani sono dieci anni dall'assassinio
di Mauro. Come passa il tempo.
- Mercoledì 23 settembre 1998
Prendo appunti sull'Italia. Ho appena rivisto, grazie a Loredana Berté,
le canzoni e le interviste di Mia Martini. In morte di Battisti bisognava
ricordarsi di Mia Martini, che era bella, intelligente e bravissima, e
scomparve anche lei dalle scene, tanti anni prima di morire. In questo
paese, in questi anni, si è potuta rendere la vita impossibile a
qualcuno con la più imbecille e vigliacca delle maledicenze. E'
strano che vicende così significative non entrino nei libri di storia.
- Martedì 22 settembre 1998
Cara Carla, ho ripensato al tuo itinerario, da una banca cattolica
della Valtellina ai ragazzi di Napoli. Ci ho pensato perché la cronaca
italiana resta prodiga di incroci arditi. Nello stesso giorno in cui il
cardinale di Napoli, indagato per usura e arbitri bancari, annunciava la
rinnovazione del miracolo di san Gennaro, il Papa commemorava a Brescia
i meriti di un cattolico sociale fondatore di tre banche, compreso l'Ambrosiano.
Sarebbe stato imbarazzante se fosse toccato al cardinale di celebrare il
fondatore di banche. Del resto anche l'Ambrosiano ha passato le sue nottate.
Morali da tirare non ce n'è, finché le inchieste non siano
chiuse. Si resta desolati dalla conferma degli stereotipi: la questione
meridionale, la differenza fra la Procura di Milano e la Procura di Lagonegro,
fra l'economia delle banche popolari e quella del miracolo di san Gennaro.
E intanto si revisiona il Risorgimento. Viene voglia di organizzare una
spedizione da Sapri.
- Sabato 19 settembre 1998
C'è qualcosa di strano oggi all'aria: ma non sono gli aquiloni.
E' il nostro amico E., il quale corre qua e là, fa scherzi a tutti,
grida frasi allegre, ruzzola come un ragazzino alla ricreazione: eppure
è un uomo sopra la quarantina, è dentro da tanti anni, ha
il cruccio di non vedere i propri bambini. E. non ha bevuto. Semplicemente,
domani andrà a un suo nuovo processo. Se gli andrà bene,
sarà fuori in pochi mesi, perché è alla fine della
sua pena. Se gli andrà male, ricomincerà da capo. Ecco spiegata
la sua allegria strana ed esuberante: un modo di passare la vigilia. (Il
giorno dopo E. è andato al processo. Non vi dico com'è andata).
- Venerdì 18 settembre 1998
Enrico Deaglio era stato a Bolgheri, e mi giurava che i cipressi sono
in buona salute. Ma li aveva visti di notte, ed Enrico è sempre
stato il mio medico di fiducia, ma zoppica nel ramo botanico, e poi in
generale sono pessimista: perciò ho chiesto a Davide Guadagni di
andare a controllare. C'è andato. Dice che ha ragione Deaglio, che
i cipressi se la sono cavata. Speriamo. Visto che c'era, ha fatto tutto
il giro, e me l'ha raccontato. Ha incontrato un signore che ha tante cose
da dire, "ma la gente non chiede più niente". Questa dichiarazione
mi ha colpito. E' vero che la gente non chiede più? Il signore custodisce
il cimiterino di nonna Lucia che già da viva: "alta solenne
vestita di nero" . Ha due banchetti, con su un registro e una penna.
Racconta Davide: "Mi avvicino e lui e mi fa: Se vuol firmare . Firmo.
Se mi chiede qualcosa io rispondo . Chiedo. E lui, che deve avere molto
atteso, risponde a raffica, non a memoria, a raffica. Nonna Lucia era l'unica
nonna vivente del Poeta scomparve nel 1842 e da questo possiamo dedurre
che Giosué aveva solo sette anni ma l'immagine era così vivida
nella sua memoria". Tutto d'un fiato. Gli faccio un'altra domanda,
per gentilezza. Nuova raffica. Dunque Bolgheri si chiama così per
via di certi mercanti bulgari, e la raffica successiva sul casato della
Gherardesca, e poi la datazione della messa a dimora dei cipressetti: Dobbiamo
ritenere che non fossero troppo alti e possiamo dedurne che al Poeta bambino
dovessero sembrare comunque altissimi . La prossima domanda è su
lui. Ho studiato quattro anni col professor e ho complessivamente letto
32 tomi di cui il più piccolo di 200 pagine per un totale di oltre
8.000 pagine, chieda pure, dal '500 al '900 . Ed è sì e no
sulla quarantina. Ha numerato a mano rigo per rigo i registri delle firme.
Quante firme raccoglie? Sedici registri . Tante. Dall'inizio dell'anno.
Nooo, da agosto 30 righe a pagina per 180 pagine per 16 e possiamo dedurne
che si superano le 80.000 firme Però viene meno gente di una volta,
e non chiedono Io se mi chiedono rispondo, ma se non chiedono. Scuote la
testa. Io so tutto, ma la gente non chiede più ". Da questo
possiamo dedurne conclude Davide. Io non posso, ma voi andate a Bolgheri,
e preparatevi un po' di domande.
- Giovedì 17 settembre 1998
Martedì era uscito il catalogo BenettonToscani con i ragazzi
e i bambini disabili e i loro insegnanti (Tano, voce della nostra coscienza
fotografica, e non solo, mi perdoni se sbaglio) - mi era piaciuto molto.
Martedì sera poi ho ascoltato alla Radio Tre la prima della Sonnambula
dal Teatro Regio di Torino, e mi è piaciuta molto. Il punto è
che Eva Mei, l'interprete di Amina, oltre che cantare benissimo (se non
sbaglio) parlava molto bene, in un'intervista trasmessa nell'intervallo.
In un'opera "semiseria", spiegava, Amina è un personaggio
drammatico, con la sua doppia esistenza: vive in un mondo a parte, "parla
un'altra lingua, canta un'altra melodia Comunica attraverso queste grandi
distese di canto spiegato Le sue famose agilità canore sono fatte
anche di sofferenza e di crudezza. Fino al rondò bellissimo, finale,
liberatorio, dopo che il coro l'ha svegliata, e lei pensava ancora di sognare".
L'intervistatrice le ha chiesto come si misurasse con questo cimento nuovo
e tanto impegnativo, e la Mei ha evocato naturalmente la Callas; ma ha
detto anche: "In questo periodo io penso molto ai bambini Down e alla
compassione che, forse superficialmente, ispirano; provo a immaginare non
la loro sofferenza, ma il loro mondo a parte". Cito a memoria, e me
ne scuso con la signora Mei. Volevo dire che trovo bello che una grande
soprano che deve cantare "Ah non credea mirarti", guardi a due
fonti di ispirazione: Maria Callas, e i bambini Down.
- Mercoledì 16 settembre 1998
A quanto pare, se ci si chiede quali donne siano candidabili alla presidenza
della nostra Repubblica, non si va oltre sei o sette nomi. Bisogna essere
state presidenti di qualcosa, premi Nobel, o consigliere d'amministrazione.
Dunque Jotti, Anselmi, Levi Montalcini, Moratti, Sellerio, Tullia Zevi
ed Emma Bonino. Cui faccio tanto di cappello, davvero. Ma sono un po' pochi,
per un paese in cui le donne sono in netta maggioranza. Bisogna provare
dall'altra parte: a chiedersi, cioè, ogni volta che compare una
donna, se sarebbe una buona presidente della Repubblica. Con questo metodo,
a me vengono parecchi milioni di candidate. In una trasmissione sull'Alzheimer,
sento una signora che se ne prende cura, e riferisce del numero crescente
di donne che, tra i 50 e i 60, lasciano il lavoro per prendersi cura di
famigliari che hanno perduto lucidità e autonomia, e stanno loro
attorno per una media di diciassette ore e mezza al giorno. Candidate.
Ascolto il racconto e le riflessioni della signora Sgarella: candidata.
Guardo, politica a parte, la faccia di Ersilia Salvato: candidata. E così
via. Per non parlare di Lisa Giua. Provate anche voi. Guardate attraverso
le donne che incontrate, in tram, a scuola dei vostri figli, al supermercato,
alla Usl; e rispondetevi: sì, no, sì, no, forse. In fondo
l'abbiamo sempre fatto: cambia solo l'argomento. E' una bella responsabilità,
dite? Ma no. Non sarà mica eletta davvero una donna. Semplicemente,
dopo tutte le lezioni del femminismo, si dovrà eleggere un candidato
fra i cui requisiti ci sia la pubblica ammissione che sarebbe bello e giusto
eleggere una donna.
- Martedì 15 settembre 1998
Il mio anziano compagno d'aria Posidionio, di cui riferisco sull'ultimo
Panorama, si è lagnato che sia saltata la citazione delle poesie
di sua nonna. "Mia nonna, appena c'era un fattaccio, un omicidio,
faceva una poesia in dialetto. Una sposa scappava con un uomo: 'L'hai cacciata
'a canzuna a Mastro Tomaso?' 'Sì, l'ho cacciata: Sutta 'u nasu,
sutta 'u nasu / si n'ha fujutu mastu Tumasu. / Caminanno pariva na rosa
/ e se n'ha fujutu donna Rosa . La nonna partecipava anche alle manifestazioni:
C'era nu brigadere / ca pariva nu leone / e ghiva assecutanno / li sorelle
Catizzone (che sarebbero mia nonna e sua sorella)". Dice, Posidonio:
"Dotto', ho fato un sogno strano, eravamo io e voi. C'era una spiaggia
grande, con la marea bassa dotto', e un mucchio di granchi e di cozze belle
grandi, un po' aperte, buone ho pensato, dotto', e mi sono buttato per
prenderle. Ma mentre andavo avanti e affondavo nel fango cozze e granchi
sparivano, e alla fine sono arrivato all'acqua, e non avevo acchiappato
niente, e mi sono guardato, ero incrostato di fango dalle ginocchia ai
piedi, e vi ho guardato a voi dotto', e tenevate le scarpe nere luccicanti
come se le avevate infilate adesso per la prima volta. Che vorrà
dire questo fatto dei granchi che spariscono dotto', e come mai che a voi
le scarpe vi restano pulite?".
- Sabato 12 settembre 1998
Ci si lamenta dell'alluvione di pubblicità e di proposte commerciali
da cui si è sommersi una volta che si sia finiti in un indirizzario.
Ma per chi sta in galera non è male. Se siete stati abbonati a un
giornale straniero, nessun affare si dimenticherà di voi. Ora sto
considerando l'offerta che mi è arrivata ieri dalla IAPA. "No
one offers frequent travellers more". Non so se accontentarmi della
Bronze membership, o buttarmi sulla Gold membership.
- Venerdì 11 settembre 1998
Bastano le coincidenze di calendario a dare un'equilibrata interpretazione
delle notizie. Domenica 6 settembre. Giuliano Amato avverte che sarebbe
ora di avere una donna alla presidenza della nostra Repubblica. (Sarebbe
grande ora, infatti). Papa Giovanni Paolo II ammonisce a non confidare
negli oroscopi. È eletta la Miss Italia, e ne vengono fornite le
notizie essenziali: seno, fianchi, e segno zodiacale, Acquario.
- Giovedì 10 settembre 1998
Un manifesto dei Verdi tedeschi ammonisce: se Gesù Cristo tornasse
sulla terra, e si presentasse alla frontiera tedesca, sarebbe espulso,
o arrestato. Tolstoj aveva annotato nel suo diario un pensiero che diceva
più o meno: se Gesù tornasse, le signore gli chiederebbero
l'autografo, e la cosa finirebbe lì. Qualcuno ha replicato ai Verdi
tedeschi che la loro è demagogia: ma bisogna pur immaginare che
Gesù Cristo possa tornare davvero. Se non altro per starne in guardia.
Per esempio, prendete due sposi che vanno via dall'Egitto verso Torino,
seguendo chissà quale stella: forse avrebbe potuto essere Lui, il
bambino che non è nato, per non sporcare un taxi?
- Mercoledì 9 settembre 1998
I rivoluzionari russi, che a loro volta l'avevano ricavato dalla storia
della rivoluzione francese, studiata come si studierebbe un trattato di
astronomia delle fasi lunari, seguivano un modello di svolgimento per tappe
della rivoluzione, poi diventato obbligatorio in tutte le scuole di rivoluzione
del mondo. Forse anche questa volta la Russia offrirà un modello
da laboratorio della rivoluzione contemporanea, con alcuni significativi
aggiornamenti, come l'abolizione (planetaria, del resto) di classi e masse
e altre collettività. Questo rende più semplice ma anche
più complicato il processo: si tratta di calcolare a che punto siamo,
e da lì quante tappe mancano all'unica soluzione possibile (salvo
che il terrorismo ci metta lo zampone): cioè l'attribuzione di poteri
d'emergenza al generale Lebed, passaggio equivalente alla Presa del Palazzo
d'Inverno. Il fatto che lo stesso Lebed, forse con un errore di impazienza,
si sia candidato alla guida del governo, fa pensare che lui stesso ritenga
la designazione di Cernomyrdin equivalente alla caduta di Kerenski e dell'alleanza
menscevico socialrivoluzionaria. Ma è probabile che prima debbano
affiorare e precipitare, come sagome di tiro a segno, altri nomi. Finché
durò la dittatura sovietica, la celebre anima russa fu schiacciata
come una cicca, salvo che per un dettaglio: l'avversione dell'anima russa
alla "scienza, all'industria, alle società per azioni, al credito".
Crollata l'Urss, si è creduto in una restaurazione dell'anima russa,
che tuttavia si è compiuta solo nella forma del disgusto per le
"società per azioni e per il credito": forma brillantemente
condivisa dai comunisti di Zjuganov, per il resto senz'anima. Ora bisogna
che le cose arrivino in fondo, che il potere ufficiale si consumi fino
alla feccia e intanto si affermi un nuovo potere fondato, in mancanza di
classi e masse, sugli ingredienti equivalenti, tutti nuovi tranne uno:
gli ufficiali e i soldati smobilitati da una guerra perduta. Questi ci
sono, e vi chiedono una sigaretta sui marciapiedi. Gli altri ingredienti
sono l'appeal televisivo, la soggezione dei militari, l'entusiasmo innamorato
delle donne russe, un pugno forte e illeso dai bypass, un governatorato
vasto e ricco di risorse, un carnet di salvatore della patria nell'inferno
caucasico. Cioè Lebed. Quanto manca per arrivarci?
- Martedì 8 settembre 1998
Benché sia migliore di un mondo in cui si abusava dei piccoli
al riparo del segreto domestico e della vergogna, è ben triste un
mondo in cui l'amore per i bambini viene in sospetto.Voglio dire una cosa
importante sul carcere: tutti pensano alla mutilazione sessuale che impone,
e di cui anzi si compiace, essendo il carcere e i suoi mandanti normalmente
sadici. Ma forse più grave ancora è la privazione di ogni
rapporto con i bambini. Essa mutila l'affetto e l'intelligenza. Se non
ci si pensa, è perché anche fuori la gran parte delle persone
adulte, salvo che vi sia indotta dalla frequentazione divenuta rara di
bambini in famiglia, o da quella professionale di maestre e maestri eccetera,
non solo non guarda e non parla con i bambini, né tantomeno li ascolta,
e non se ne accorge: perché di tutte le abitudini cui si cede diventando
grandi, cioè stupidi, la prima e più completa è che
ci si dimentica di essere stati bambini, di essere stati sbalorditi da
tante cose, di averne capite tante altre, e di essersene proposte altre
ancora. Per questo anche i pochissimi visitatori che hanno accesso alle
prigioni non riescono a cavarne gran frutto: un po' di malinconia, tutt'al
più, o di paura; una solidarietà rapida, e una accurata lavata
delle mani all'uscita. Bisognerebbe far venire le scolaresche delle prime
classi a visitare le galere: loro saprebbero che farsene.
- Sabato 5 settembre 1998
Non voglio affatto trascurare la cupezza del clima e certe invadenze pubbliche
nelle vite private, e tuttavia chi non si è sentito consolato dall'esistenza
della Scandinavia? Se c'è un paese con la coscienza pulita in Europa,
quello è la Danimarca. Dalla periferia finlandese si è appena
saputo che il primo ministro ha preso un congedo di sei mesi per paternità.
Quanto al primo ministro norvegese, che è un pastore evangelista
e padre di famiglia, si è trovato a fronteggiare una brusca crisi
economica per la caduta del prezzo del petrolio, e si è messo in
congedo per una settimana per la depressione. La stampa specializzata internazionale
ha preso di mira la principessa Victoria di Svezia per farne, dato che
ne ha i requisiti - bisogna essere bella e triste - l'erede di Diana, e
spero francamente che non ci riesca. L'Europa sembrò conservare
un riparo finché, in quel nord, regnanti e governanti poterono andare
per le strade come la gente comune. Fino alla sera in cui Olof Palme tornava
a piedi, con la moglie, dal cinema.
- Venerdì 4 settembre 1998
La Corea del Nord, cioè Repubblica Democratica di Corea, si
chiama in quella affascinante lingua Hoson MinchuChui Inmin KonghwaGuk.
Ha un presidente di fatto, non ancora ufficializzato, che si chiama Kim
Yong Il, e ha il merito di essere il figlio di Kim Il Sung: le dinastie
ereditarie del nostro tempo sono infatti il frutto del Partito Unico dei
Lavoratori. Nella Corea del Nord si muore di fame, e secondo qualche fonte
si sono dati casi di cannibalismo. E' stata però incrementata la
produzione di missili balistici a testata atomica Taepodong 1, e della
nuova linea, Taepodong 2. Per sollevare il morale del popolo abbattuto
dalla carestia, le autorità nordcoreane hanno lanciato un missile
che ha sorvolato il Giappone e ha affondato i suoi due stadi nel Pacifico
e nel mar del Giappone. La Corea del Nord è uno Stato finito, cinque
o venticinque anni fa, non so. Sugli Stati finiti del nostro tempo, che
si moltiplicano, testate atomiche e missili balistici crescono come le
unghie e i capelli sui cadaveri umani. Bisogna averne paura. In cambio,
poche cose sono così patetiche e degne di pietà come la fedeltà,
nel crollo di colossali imperi di dogmi e potenze materiali, di pochi piccoli
sudditi alla propria consegna. Come l'equipaggio del minuscolo sommergibile
spia della Corea del Nord, braccato nelle acque coreane del Sud, che si
è lasciato morire a fondo, un paio di mesi fa. Quei marinai dovevano
sapere che la Corea del Nord è finita, che la flotta di sommergibili
nucleari ex sovietici giace affondata qua e là nei mari del mondo,
o ferma nei porti dell'Artico, senza i soldi per ripescarli o metterli
in moto, o pagare il salario al cambusiere.
- Giovedì 3 settembre 1998
Andai in galera (innocente: è un vizio) alla fine del '70, e
ne uscii all,inizio del '71. Fu un,esperienza appassionante quanto questa
è miserabile. Bene: uscii, e fuori tutti cantavano la canzone che
diceva fiori rosa fiori di pesco. Le canzoni hanno di bello anche questo,
che uno impara un po' di parole, e le altre le inventa. Le canzoni diventano
come quadri restaurati: qualche pezzo originale, qualche altro ricostruito
più o meno avventurosamente. Soprattutto nelle lingue straniere
e sconosciute. Insomma, ero così intriso di galera che credetti
che quella canzone parlasse di uno che usciva dal carcere dopo un anno
("fiori nuovi stasera esco, ho un anno di più") e andava
a cercare lei, ma trovava solo una signora sconosciuta, o forse la madre
di lei ("Signora chiedo scusa a anche a lei, ma ero proprio fuori
di me"), e qui la storia si confondeva con quell'altra di Marlene
Dietrich: "Fräulein Annie non abita più qui. Ha bruciato
una vecchia fotografia. Ha aspettato così a lungo!" Tutte storie
di gente che finalmente esce di galera, e lei è andata via. Tutte
le canzoni infatti parlano di galera e di amore. Valga, questa posta, come
il mio discreto augurio a L. B.
- Mercoledì 2 settembre 1998
C'è un giovane, qui al piano terreno, spesso barcollante e intontito
dal metadone, sempre in pena per la sua bambina. Da un po' di tempo ha
cominciato a tagliarsi, sempre più profondamente: le braccia, il
corpo. Ormai è raro che lo facciano gli italiani: gli arabi lo fanno
continuamente. Perché lo faccia questo giovane italiano, nessuno
riesce a capire, a parte la disperazione. Non chiede niente, non si ferisce
per difendersi, o ricattare. L'opinione prevalente è che si riduca
così solo perché, dopo averlo ricucito e fasciato, gli danno
una tal dose di sedativo da farlo crollare addormentato. C'è un,evidente
sproporzione, ma a lui non deve più sembrare così. Ma non
è che volessi raccontare questo: che gusto volete che provi a farvi
vedere queste pozzanghere di sangue. Al contrario: volevo dirvi che, privo
pressoché di ogni comunicazione col resto della selvaggina ingabbiata
con lui, questo ragazzo tuttavia non è riuscito a dimenticare di
saper giocare bene a scacchi. È in corso un torneo, dominato dagli
slavi, se non fosse per lui, che allora di apertura si trascina fino alla
stanza comune, gioca la sua partita, vince, e senza mutare di un battito
di ciglia la sua aria inebetita e postuma si rialza e ridiscende, fasciato
come Lazzaro, nel suo sepolcro, a cercare sonno. Vedete che, in fondo,
non era una storia così triste.
- Martedì 1 settembre 1998
Avendo deciso di tacere su ciò che riguarda le nostre vicende giudiziarie
e il fortuito dettaglio per cui mi trovo in galera, taccio. Non mi sfuggono
però le benigne e ricorrenti sortite, come quella che coprendo alcune
pagine di un quotidiano romano si propone, oltre che l'esaltazione di Calabresi,
la rivelazione di una quantità di tasselli mancanti nel mosaico
schiacciante della nostra colpa: il Luigi "quarto uomo", i legami
di Feltrinelli con piazza Fontana, l'esautoramento dell'ex pm Viola che
aveva capito tutto e subito, e via dicendo. La beatificazione di Calabresi,
da tempo formalmente proposta da appositi comitati, non è affar
mio, e del resto non potrei che rallegrarmi della riapertura di un processo
che, benché in sede diversa, torni a interrogare i numerosi e indisturbati
attori e testimoni della notte in cui Pinelli prese miracolosamente il
volo. Quanto alle baggianate delle "rivelazioni" (il quarto uomo
sindacalista della Cisl e infiltrato ! l'ex pm Viola, il solito Allegra,
eccetera) sono altrettanta carne al fuoco del processo di revisione che,
dalla giustizia terrena, continuo ad aspettare.





