dal Corriere della Sera, 15 gennaio 1998

La stanza di Montanelli

 

Leonardo Marino un capitalista? Ma se vende frittelle

Caro Montanelli,
È
sempre un piacere leggere i volumi della sua &laqno;Storia d'Italia» che ormai mi accompagna fin dall'adolescenza, e da alcuni dei quali ho attinto materiale per le mie prime ricerche storiche da studente liceale con grande scandalo dell'insegnante di allora...
Ma veniamo alla mia domanda. Nel suo ultimo libro, a proposito del caso Sofri, descrive l'unico pentito Leonardo Marino come un probabile mitomane ma non come uomo interessato ai vantaggi materiali del suo pentimento.
Ma siamo proprio sicuri che sia così? Dalle indagini che finalmente la difesa ha potuto svolgere grazie al nuovo rito per presentare l'istanza di revisione del processo il quadro appare diverso.
Il Marino navigava nella vita prima del suo pentimento e per un periodo successivo con l'acqua alla gola: giocava ai Casinò senza la fortuna di Emilio Fede, frequentava gente discutibile e nel passato prossimo rapinava in proprio. Oggi, secondo l'istanza della difesa di Sofri, e sarà probabilmente vero, Marino ha comprato due appartamenti, ha investito nella sua attività e non ha più i problemi economici di prima. Grazie ai soldi elargiti, suppongo, dallo Stato.
Lotta Continua sarà stata pure per certi versi una cattiva scuola, dove tra l'altro la solidarietà tra gli ex militanti più noti e arrivati nella vita e quelli meno noti e più sfortunati era (ed è) scarsa. Ma che Marino sia un pentito interessato soltanto al travaglio della sua coscienza questa è davvero una grossa balla, del tipo di quelle che raccontava la mia professoressa al liceo.
Stefano Grossi, Morlupo (Roma)

Caro Grossi,
La ringrazio per quanto mi dice nella prima parte di questa lettera, che ora salto non per motivi di modestia, ma per ragioni di spazio, cioè per poterne dedicare un po' di più al caso Sofri. Sia chiaro: io non vedo l'ora che si ponga termine a questa faccenda e che si chiudano i conti con un passato che non possiamo continuare a trascinarci dietro.

Credo di averne dato, nel mio piccolo, un esempio andando a stringere la mano, dopo dieci anni di galera, ai miei due attentatori. Vorrei idealmente fare altrettanto con Sofri, e il modo ci sarebbe: basterebbe ch'egli riconoscesse le sue responsabilità non penali, ma morali, nell'assassinio di Calabresi e ne chiedesse scusa alla famiglia che non aspetta altro per dare via libera alla sua domanda di grazia. Non facendolo, egli dà una prova non di orgoglio (che mi piace), ma di arroganza, che non mi piace e che costa la galera anche ai suoi due compagni.

Quanto a Marino però, lei è completamente fuori strada. Glielo dico perché Marino l'ho sotto gli occhi ogni giorno che passo (e ce ne passo parecchi ogni mese) a Montemarcello, proprio sopra Bocca di Magra, dove vado quasi quotidianamente e dove lui esercita il suo mestieruccio di frittellaro.

Non posso escludere che nel suo carattere ci sia qualche componente di mitomania. Ma che sia un ex rapinatore, giocatore da Casinò, proprietario di appartamenti e investitore di capitali nella sua attività, nessuno a Bocca di Magra, dove è conosciuto da sempre, lo sospetta, e credo che se qualcuno andasse a dirglielo lo sommergerebbero di risate e di corbellature. L'&laqno;attività» di Marino è un baracchino di quattro metri per quattro sulla foce del fiume, in cui lui seguita a cuocere frittelle come sempre ha fatto. Se la difesa di Sofri ha cercato d'invalidare la testimonianza di Marino basandosi sulla panzana della sua promozione a capitalista, sfido io che l'istanza di revisione del processo è stata respinta.

Dopodiché confermo ciò che le ho detto in principio: e cioè che io sono, e rimango, per la chiusura dei conti col passato. Solo, la vorrei basata sulla serietà e onestà di certe ammissioni. E lei non può non essere d'accordo da quel che leggo nella omessa parte della sua lettera.

Una preghiera: se le capita di incontrare la sua ex insegnante di liceo che voleva al bando me e i miei libri perché &laqno;reazionari», le dica che non gliene voglio affatto, anzi gliene sono grato perché nulla più del bando rende appetibile un libro e il suo autore.

Forse, se non fosse stato proibito, Adamo ed Eva non avrebbero mai mangiato il famoso frutto o pomo. E così nostra madre Terra si sarebbe salvata da questo orribile genere umano e messa al riparo dai suoi oltraggi.*