I politici disertano il caso Sofri di Fo

Ieri a Milano debutto di "Marino libero! Marino è innocente" L'attore è tornato sulla scena dopo la conquista del Nobel alla vigilia della nuova decisione sul processo Calabresi Anche i magistrati assenti alla &laqno;prima» dello spettacolo applaudito da molti giovani

Giuseppina Manin, Corriere della Sera, 17 marzo 1998


MILANO - Ieri sera erano davvero tanti al Teatro Nazionale per la &laqno;prima» ufficiale di &laqno;Marino libero! Marino è innocente», il nuovo spettacolo "militante" di Dario Fo e Franca Rame, il primo scritto dall'autore-attore dopo il Nobel, a sostegno della revisione del processo Sofri-Bompressi-Pietrostefani. Tanti. Ma non politici, magistrati, uomini di cultura: da loro, Fo è stato snobbato.

Ciononostante, o forse per questo, il clima è stato affettuoso, un po' nostalgico, quasi barricadero: i giovani si guardavano intorno stupiti, tra banchetti di libri militanti, volantini, magliette del Che, dischi di lotta e persino qualche eschimo rispolverato per l'occasione. Come ai tempi d'oro della Palazzina Liberty, col pubblico aggrappato ovunque.

In platea, personaggi dello spettacolo: da Zuzzurro e Gaspare a Roberto Vecchioni ("Come mai sono qui? La domanda giusta è: perché non ci sono gli altri?"). E ancora, l'ottismista Ricky Gianco (&laqno;Spero nella sentenza per il bene di questo Paese») e il pessimista Gianni Minà ("Cosa volete che succeda in un Paese dove ci sono state sette stragi impunite?"). Unico rappresentante del Comune di Milano, il consigliere Umberto Gay di Rifondazione. Al loro fianco la gente comune: la generazione che a quei tempi c'era e non ha dimenticato, e la generazione che non c'era, ma che vuole sapere. "Siamo stati in Sicilia e a Milano - ha ricordato Fo -: ovunque la faccia dei ragazzi è assolutamente vuota. Quel periodo non lo insegna nessuno. Si parla delle Br e basta. Il tempo delle stragi è cancellato, come vuole lo Stato".

E proprio per loro all'inizio dello spettacolo Fo fa una specie di ripasso degli anni '70 e della strategia della tensione. Cita brani del suo celebre &laqno;Morte accidentale di un anarchico» che ancora strappano raffiche di risate. Poi entrano in scena, in formato sagoma, i protagonisti: da una parte Sofri, Bompressi e Pietrostefani, dall'altra Marino e Luigi, il basista senza volto. Anno dopo anno si tirano le fila: le bombe di Piazza Fontana, il "suicidio" di Pinelli, l'omicidio Calabresi, Lotta Continua sul banco degli imputati in una maratona di 7 processi 7. Una grottesca alternanza di assoluzioni e condanne.

Unico grande assente lui, Marino. Ma il suo alter ego scenico, il pupazzo ricciocrinito manovrato da Fo, ha tenuto banco. Dinanzi a una platea attentissima, pronta a seguire quella vicenda come un "giallo", Fo ha sciorinato &laqno;le 120 menzogne di Marino», inframmezzate di lazzi e battute ironiche secondo lo schema della giullarata.

In scena, a indicare il percorso, il coloratissimo copione, parole e disegni di Fo, che l'attore usa, secondo i dettami della Commedia dell'Arte come canovaccio per esilaranti improvvisazioni, deviazioni e stoccate al baffuto pentito. "Poveraccio, era stato imbeccato male dai carabinieri, ma anche ora, senza suggeritori, non cambia. Il suo è proprio un vizio, mente come respira. E a me non resta che confermare di nuovo tutto. Mi spiace per Marino, ma il suo stato confusionale s'aggrava, come confermano le nuove frottole che ho letto sul "Corriere". Bisogna che si ripassi la lezione, io sono fresco di studi, ormai correggo persino gli avvocati. Se pensa che io abbia inventato mi quereli. Ma forse lo querelerò prima io".

Domani la Corte d'Appello pronuncerà la sentenza. Sul caso Sofri è intervenuta anche Amnesty International, "preoccupata per il procedimento giudiziario troppo lungo e complesso e per altri aspetti che hanno fatto sorgere seri dubbi sulla sua equità". Domani sera infine su Raidue in prima serata la registrazione delle prove aperte di Torino. E 3 senatori di An chiedono a Freccero di fare precedere la trasmissione da un'intervista al presidente della corte d'appello che ha condannato Sofri e gli altri.

Ma intanto ieri, a dare una inaspettata botta d'emozione, lo spettacolo si è chiuso con un "colpo di teatro". Davanti alla sagoma del basista senza faccia, Fo ha ricordato che i sospetti più pesanti si erano puntati su Luigi Di Noja, scampato solo grazie a una foto che lo ritraeva, al tempo, con un barbone di troppo. "Se no anche lui era galera con gli altri, mentre stasera è qui con noi", ha annunciato, invitandolo a salire sul palco tra gli applausi. Quindi, indicando la platea, ha aggiunto: "Là siedono due donne che, dopo tanti anni, attendono ancora giustizia: Lidia Franceschi, madre di Roberto, lo studente della Bocconi ucciso dalla polizia e Licia Pinelli, vedova del ferroviere anarchico defenestrato". E così gli applausi del pubblico, tutto in piedi per le due signore, si sono mescolati con quelli per Fo, Rame, Sofri e gli altri. Un sussulto di passione civile e politica da tempo dimenticata.