da Parigi

Tradotto il libro di Ginzburg

Il Manifesto, 2 ottobre 1997
Anna Maria Merlo


"La nozione di prova e di verità sono parte integrante del mestiere di storico", scrive Carlo Ginzburg nell'edizione francese del suo libro, "Il giudice e lo storico" (Le Juge et l'Historie, ed. Verdier, 192 pagine, 89 franchi). Presentando ai francesi la storia dei sette processi a Adriano Sofri, Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani, solleva una questione che in Francia sta diventando centrale nel dibattito intellettuale, specie dopo le polemiche che hanno investito in questi ultimi tempi la vita e le azioni di due resistenti famosi, i coniugi Aubrac, e a pochi giorni dal processo per crimini contro l'umanità a Maurice Papon, altro caso dove gli storici hanno qualcosa da dire nella ricerca delle prove (questa volta di colpevolezza di un uomo ultra protetto dall'apparato dello stato, responsabile della deportazione di 1560 ebrei, poi diventato prefetto sotto De Gaulle e ministro con Gisacrd d'Estaing). La stampa francese ha dato ampia eco all'uscita del libro, che è diventata un avvenimento culturale, al di là della vicenda giudiziaria specifica: non a caso la Francia è stato il paese che da subito ha risposto con più prontezza allo scandalo giudiziario, facendolo oggetto di un impegnato confronto politico-culturale e anche di un appello di intellettuali, con Jacqueline Risset come prima firmataria.

La storia di Sofri pone l'interrogativo di come, in una democrazia, possa succedere, rispettando formalmente tutte le regole della giustizia, che venga costruito un processo simile a quelli di stregoneria del XVI-XVII secolo, di cui Ginzburg è specialista, avendoli affrontati attraverso un'analisi capillare dei documenti d'epoca nel libro "Storia notturna". L'utilità del libro vuole però anche essere pragmatica. E' un modo per sollevare l'indignazione dell'opinione pubblica europea, dopo che in Italia l'attenzione rimane viva, con la raccolta di centocinquantamila firma per chiedere la grazia. Mentre i tre detenuti stanno riflettendo sull'intraprendere uno sciopero della fame, che potrebbe rivelarsi fatale per la loro vita, Carlo Ginzburg insiste sulla possibilità di una revisione giudiziaria. Secondo lo storico, poco per volta si sta creando un "clima favorevole" a questa revisione, processo che giudica non incompatibile con l'eventuale grazia presidenziale. Il meccanismo micidiale che ha portato all'accusa di Sofri, Bompressi e Pietrostefani, per Carlo Ginzburg è paragonabile a quelli messi in moto dai processi di stregoneria: con una buona fede di fondo, dei giudici pigri adottano il paradigma che se un pentito si sbaglia, mentre non ha nessun interesse a farlo, allora significa che dice la verità. Sette processi messi a confronto che pongono la domanda valida per tutte le democrazie del mondo: come è possibile che l'ingiustizia si costruisca in piena "logica" giudiziaria?