Art. 634 n. 2: processo da rifare subito, con gli imputati in libertà

 

Il Foglio, 8 ottobre 1998


Roma. Mauro Mellini è un grande, esperto avvocato, da moltissimi anni patrocinante in Cassazione. E ci avverte, avvertendo con noi la stampa italiana tutta. "Vi siete sbagliati, la cassazione non ha ordinato che si ridiscuta se concedere o no la revisione del processo Sofri. La cassazione non può che avere ordinato, sic et simpliciter, di rifare quel processo ed emettere una nuova sentenza. La richiesta di revisione è accolta, i condannati ridiventano imputati e da questo momento possono ottenere la sospensione della pena". Siamo sbalorditi e gli domandiamo quali siano le sue pezze d'appoggio. Risponde: "Il nuovo codice di procedura penale, che all'articolo 634 n.2 regola in modo chiaro la materia". Leggiamo l'articolo, dopo aver riassunto brevemente la situazione per comodità del lettore.

Dunque. Sofri e gli altri, condannati a ventidue anni per il delitto Calabresi con sentenza definitiva, hanno chiesto la revisione del loro processo. La loro difesa, rappresentata dall'avvocato Alessandro Gamberini, ha condotto una nuova inchiesta e ha acquisito nuovi elementi di prova che, secondo i condannati, li scagionano dall'accusa di omicidio. Su questa richiesta doveva decidere una sezione della Corte di appello di Milano. Ha deciso per il no, con una ordinanza. Non ci sono elementi nuovi di vero interesse, non si rifaccia il processo: questo il responso di Milano. I condannati hanno fatto ricorso presso la Corte di cassazione. E la Corte ha detto che quel "no" dei giudici milanesi dell'appello è annullato. Si attendono le motivazioni, ma questo è il fatto che conta: il "no" alla revisione è annullato dalla Cassazione. Il dispositivo emesso l'altro ieri dalla suprema Corte reca: "La Corte annulla l'ordinanza impugnata e rinvia ad altra sezione della Corte di appello di Milano per nuovo esame". Che vuol dire nuovo esame, cioè la formula standard con cui la Cassazione annulla? Che succede ora? Questo è il problema.

Secondo tutti i giornali di ieri succede che i giudici della Corte di appello devono riunirsi di nuovo (una diversa sezione, naturalmente) e ridiscutere se la richiesta di revisione sia o no ammissibile. Ma secondo l'articolo 634 n. 2 del nuovo codice di procedura penale le cose non stanno così. E' scritto in quell'articolo: "L'ordinanza (in questo caso il "no" alla revisione, ndr) è notificata al condannato e a colui che ha proposto la richiesta (di revisione del processo, ndr). Essi possono ricorrere per cassazione. In caso di accoglimento del ricorso, la Corte di cassazione rinvia il giudizio di revisione ad altra sezione della Corte di appello che ha pronunciato l'ordinanza (...)". Sembra tutto estremamente chiaro. Il "nuovo esame" è il "giudizio di revisione", cioè il processo che porta a revocare o confermare la condanna.

Ma c'è chi è più prudente di Mauro Mellini. Contro l'interpretazione letterale e automatica della norma, si citano casi di giurisprudenza, sentenze della Cassazione che sono state interpretate e applicate diversamente dalla lettera testuale, apparentemente univoca, dell'articolo 634 n. 2 (il caso, ad esempio, del giudice bolognese Claudio Nunziata, discusso nel giugno del '96). La stessa difesa di Sofri mantiene un atteggiamento misurato, e si riserva di valutare con rispetto le motivazioni della sentenza. Gli scettici affermano che la Cassazione non può sostituirsi alla Corte di appello e dare il via, con un annullamento, al giudizio di revisione nel merito. Essi poi sostengono che l'espressione "rinvia il giudizio di revisione ad altra sezione", contenuta nell'articolo 634 n. 2, non allude all'inizio della revisione del la sentenza di condanna nel merito, per revocarla o confermarla; secondo il loro punto di vista, nel "giudizio di revisione" è compreso il giudizio sull'ammissibilità della revisione stessa, in base all'esame dei nuovi elementi addotti dalla difesa, e così si naufraga nel mare delle interpretazioni giurisprudenziali.

Mellini, però, risponde con argomenti tosti e mostra una piena convinzione in quanto afferma. "Si fa confusione perché sono rarissimi i casi di sentenze della Cassazione che annullano ordinanze simili ai sensi del nuovo codice. Il testo della norma non è equivocabile. Se la Cassazione annulla un'ordinanza che ritiene inammissibile una richiesta di revisione di una sentenza, bisogna procedere a un giudizio di revisione di quella sentenza. E' la logica del giudizio, oltre che la lettera della norma, che impone questa interpretazione. L'articolo 634 n. 2 è univoco, e nemmeno la Suprema corte potrebbe prescinderne". Ci sono tre condannati, a Pisa, che forse sono solo imputati. Tre persone in carcere, che forse dovrebbero attendere il nuovo giudizio in libertà. E' auspicabile che la questione sia affrontata e decisa con sollecitudine.