FO
Alla ricerca
dell'innocenza


Ieri a Firenze il premio Nobel ha presentato in anteprima il suo nuovo spettacolo sul processo Sofri

 

Francesco Matteini , La Stampa, 17 gennaio 1998




FIRENZE. Una verve travolgente, la consueta ironia che taglia come un rasoio e una sventagliata di parole, di concetti, di allusioni, di battute da lasciare storditi. Dario Fo, il premio Nobel Dario Fo, non si smentisce e di fronte alla platea del Teatro Puccini (molti giovani, alcuni ex militanti di Lotta continua) sciorina in anteprima buona parte di quello che sarà il suo prossimo spettacolo: "Marino è innocente". Una ricostruzione teatrale, basata sulla attenta lettura delle migliaia di pagine che costituiscono gli atti giudiziari del processo contro Adriano Sofri, Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani per l'omicidio del commissario Calabresi.
Per questo incontro-lettura organizzato dal direttore del Puccini Sergio Staino, palcoscenico quasi spoglio. Accanto a Dario Fo, pantaloni scuri e polo beige come da copione, solo uno schermo luminoso, una lavagna a fogli e un tavolino dietro al quale è rimasta seduta per tutto il tempo Franca Rame nella insolita veste di suggeritore quando la travolgente, incontenibile affabulazione di Fo lo portava a perdere per un attimo il filo del discorso. Lo spettacolo "Marino è innocente" sarà pronto tra una ventina di giorni, ha annunciato il premio Nobel per la letteratura, ed avrà il "battesimo" della prima nel carcere di San Vittore a Milano. Così quella di ieri è stata, più che un'anticipazione, un dietro le quinte della lavorazione. Sullo schermo Fo ha fatto proiettare in rapida successione una serie di diapositive con slogan e disegni (seguendo un po' il canovaccio usato da Paolini nella commemorazione televisiva della tragedia del Vajont) che sono serviti di supporto alla sua puntigliosa ricostruzione del caso Calabresi. Un'arringa appassionata, frutto di un profondo studio delle carte processuali, per smontare le tesi accusatorie nei confronti dei tre ex esponenti di Lotta continua. Stoccate all'acido muriatico per sottolineare quella che secondo Dario Fo è stata la stupidità del pentito Marino a fronte della machiavellica astuzia degli inquirenti per portarlo a confessare l'inesistente.

Con certosina meticolosità Fo ha cercato di ricostruire il percorso fatto dall'auto dei killer di Calabresi per smontare la tesi dell'accusa, un obiettivo per il quale, quando lo spettacolo sarà ultimato nel suo allestimento definitivo, saranno utilizzate alcune automobiline radiocomandate che sfrecceranno sul palcoscenico secondo una precisa scenografia. In scena ci saranno anche molte sagome che raffigurano i protagonisti di questa vicenda: i tre condannati, i magistrati che hanno condotto le indagini, i poliziotti e i carabinieri che hanno avuto un ruolo nell'inchiesta. Marino sarà invece una specie di pupazzo ventriloquo (a voler dimostrare che ha parlato un po' per bocca di tutti i suoi manovratori) che siederà sulle ginocchia di uno dei giudici. Lo spettacolo, o meglio questo "assaggio" di spettacolo, è filato via per due ore senza intoppi, tra un applauso, una risata, un rimprovero ai troppi telefonini in sala e molti bicchieri d'acqua per rischiarare la voce dell'attore. Soprattutto dopo una performance da primato, con un sarcastico autodialogo di tre minuti netti, quasi senza riprendere fiato, con il quale Fo ha voluto rappresentare in quale modo paradossale sarebbe potuto avvenire il colloquio cardine dell'accusa (quello tra Marino e Sofri a Pisa dopo la manifestazione di protesta per l'uccisione dell'anarchico Franco Serantini) nel quale l'allora leader di Lotta continua avrebbe convinto il suo compagno a uccidere il commissario Calabresi. Solo un botta e risposta a un ritmo incomprensibile avrebbe potuto contenere, nei soli tre minuti di colloquio fra Sofri e Marino, tutti i dettagli di un'operazione così spregiudicata. Lo spettacolo, ha ammesso lo stesso Fo, si ricollega idealmente ad un altro famoso spettacolo di controinformazione messo in piedi circa un quarto di secolo fa sul caso Pinelli: "Morte accidentale di un anarchico". In quel caso, come in questo, la ricetta per affermare le proprie convinzioni è una sapiente miscela di grottesco e tragedia.