Intervista all'avvocato Maris
Il legale di Marino: non vogliono più seguire Adriano
di Marisa Fumagalli

dal Corriere della Sera, 26 gennaio 2000


 

MILANO - Dice Marino: «Bompressi e Pietrostefani hanno fatto bene a scappare». E' d'accordo, avvocato? «Questa fuga
non è un atto di viltà. E' un gesto di ribellione. Ma la sentenza c'entra poco...». Con chi se la prendono? Gianfranco Maris
(ex senatore pci, già membro del Csm), legale del pentito, risponde: «Con Sofri. E' il distacco dalla sua linea di difesa,
praticamente imposta agli amici».
Imposta?
«Certo. Vuole un esempio? Durante il processo di primo grado, gli avvocati di Pietrostefani miravano a dimostrare
l'inconsistenza delle prove circa il suo ruolo di organizzatore dell'omicidio Calabresi. Stop. Poi, nel corso dei vari giudizi,
Sofri prevalse, e divenne il direttore dell'orchestra giudiziaria. Con una difesa "eroica". Secondo me, oggi, il pensiero di
Bompressi e Pietrostefani suona così: caro Adriano, basta. In prigione ci torni tu. Non siamo più disposti a seguire la tua
linea ostinata e perdente».
L'ex leader di Lc, dunque, resta solo. Maris, non si è mai chiesto «e se Sofri fosse innocente»?
«Ascolti: cominciai a difendere Marino, come avvocato d'ufficio. Poi, convincendomi della veridicità della sua confessione
sono rimasto sempre al suo fianco. Tuttavia, non escludo che Sofri sia intimamente convinto della propria innocenza».
Si spieghi meglio.
«E' un'ipotesi. Maggio '72, pochi giorni prima del delitto. Approvato a maggioranza dall'esecutivo di Lc, ma senza il voto di
Sofri. Tanto che Marino, per l'ok definitivo, il 13 maggio va a Pisa dove il capo tiene un comizio sulla morte dell'anarchico
Serantini. Forse il "via libera" scaturisce da un equivoco... La tensione contro lo Stato è altissima, e Sofri si fa prendere la
mano. Chissà. Intendiamoci, la responsabilità resta - infatti, non fece nulla per bloccare il piano di morte -, ma in un
contesto diverso. Aggiunga, poi, l'orgoglio e la pretesa di tenere alta la dignità del movimento da lui fondato».
Sofri non la pensa così. Di più: ora attacca il Pci.
«Con una tesi assurda sulla "confessione pilotata" di Marino. Che si confida con il senatore Bertone, il quale avverte la
Direzione del partito; da cui parte l'input ai carabinieri eccetera. L'ultimo anello sarei io: avvocato comunista, messo alle
costole del pentito. Falso teorema. Se fosse stato il '73, il '74, avrebbe potuto avere credibilità. Figurarsi. Nell'88, Lc era
defunta, il terrorismo sconfitto. Sconosciuti Bompressi e Pietrostefani. Neppure Sofri era una star. Dove stava l'interesse
del Pci?».


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