"Fo manipola la verità su Sofri"

Il pentito Marino giudica lo spettacolo: offende l'intelligenza del pubblico


Michele Brambilla, Corriere della Sera, 17 marzo 1998


MILANO - &laqno;Se fossi al posto di Adriano Sofri non sarei orgoglioso di essere difeso da un ex repubblichino, da uno che è sempre stato dalla parte dei potenti facendo finta di stare dalla parte dei deboli. Da uno che dice di essere "di sinistra" ma che conosce solo la sinistra dei salotti, di quei radical-chic che comandano nel mondo dello spettacolo e della cultura».

È durissimo, Leonardo Marino. Ha letto la bozza del copione dello spettacolo che Dario Fo gli ha dedicato.

"Trovo vergognoso - dice - che un Premio Nobel si presti a un'operazione così di parte, così faziosa. Il suo spettacolo è un'offesa all'intelligenza del pubblico".

Perché un'&laqno;offesa all'intelligenza del pubblico»?

"Ma perché Dario Fo mette insieme una ricostruzione dei fatti che non sta in piedi; una ricostruzione che qualsiasi spettatore che conservi un minimo di libertà intellettuale non può che respingere".

Si spieghi, Marino. Che cosa sostiene, Dario Fo, nel suo spettacolo?

"Che mi sono inventato tutto, compresa la mia personale responsabilità nel delitto. Dice, insomma, che quel giorno io in via Cherubini non c'ero. E per dimostrarlo tira fuori soprattutto quelle che lui chiama le mie "contraddizioni", i miei errori nella ricostruzione dell'attentato. Ad esempio, il fatto che io, quando confessai, sbagliai il colore dell'auto usata per la fuga".

Perché, non è vero che lei sbagliò il colore dell'auto?

"Certo che è vero. Mi confusi con un'altra auto - dello stesso tipo ma appunto di un colore diverso - che avevamo utilizzato pochi giorni prima per una rapina. Ma proprio questo mio errore è la prova che la versione di Dario Fo non sta in piedi".

Dobbiamo chiederle ancora di spiegarsi.

"È semplice. Fo dice che i miei errori su certi dettagli dell'attentato dimostrano che io sono innocente, che non ho ucciso Calabresi. A questo punto, però, deve pur spiegare come mai un innocente si è accusato di un delitto che non ha commesso.

"E allora dice che sono stato imbeccato dai carabinieri e dalla Procura di Milano. Ma se mi avessero imbeccato i magistrati, non avrei certo sbagliato un particolare così semplice come il colore della macchina! Carabinieri e magistrati mi avrebbero istruito per bene, prima di mettere a verbale le mie dichiarazioni. Fo parla delle mie contraddizioni, ma la vera contraddizione è la sua. Ecco perché parlo di offesa all'intelligenza del pubblico".

Lei parla anche di faziosità.

"Naturalmente. Per dire che la mia versione è totalmente inattendibile, Dario Fo dice che i testimoni oculari dell'attentato sostengono che alla guida dell'auto c'era una donna. E questo è un falso, una menzogna. I testimoni oculari sono molti, e di questi solo due parlano di una donna alla guida, ma aggiungono di averla vista da dietro, e pertanto di non essere sicuri. Altri tre testimoni si dicono invece certi che alla guida dell'auto c'era un uomo. Ma di questo Dario Fo non parla: per lui non esistono neppure. Dagli atti, prende solo ciò che gli fa comodo. Anzi sono sicurissimo che lui gli atti non li ha nemmeno letti".

È sicuro?

"Ma certo. Altrimenti non sarebbe caduto in errori clamorosi come quello del prete salesiano di Roma".

Il prete salesiano?

"Sì, un sacerdote che io conobbi a Roma. Se n'era parlato a proposito del mio riavvicinamento alla fede. Dario Fo, sempre per dire che io sono un bugiardo, nello spettacolo sostiene che questo prete è venuto a testimoniare al processo e, guardandomi, ha detto di non avermi mai visto. Questa è una balla colossale per il semplice motivo che quel sacerdote, al processo, non è mai venuto, e non c'è mai stato un confronto tra me e lui".

Senta, Marino: lei ha dalla sua delle sentenze passate in giudicato. Non ha pensato di fare causa a Fo, e di chiedergli i danni?

"Guardi, con tutte quelle sentenze a mio favore, io in questi anni avrei potuto fare causa a un sacco di gente, a un sacco di giornali. E sarei diventato ricco. E invece non l'ho fatto. Questo faccia riflettere chi, fra le tante altre calunnie, ha detto che sono assetato di denaro e che mi sono costituito in cambio dei quattrini dei carabinieri. Ho confessato per mettermi a posto la coscienza, punto e basta. E oggi sono ancora qui, come prima della mia confessione, a vendere le frittelle sul furgone, con le cambiali da pagare. In più, mi sono fatto un anno e mezzo tra galera e arresti domiciliari, mentre prima di parlare ero libero e incensurato. Ecco che cosa ci ho guadagnato, a confessare".

Marino, mercoledì si decide sulla revisione del processo. Che previsioni fa?

"Il mio avvocato, Gianfranco Maris, mi ha garantito che da un punto di vista giuridico non c'è alcuna possibilità che il processo venga riaperto. Dal punto di vista politico, però...

"Sono molti, nel governo, gli ex di Lotta continua o gli avvocati difensori degli imputati. E la grande stampa è tutta dalla parte di Sofri. Questo sia ricordato tanto per sottolineare, ancora una volta, chi è il potente e chi è il debole, in questa vicenda".