La Marianna di Wojtyla

A Parigi la Woodstock dei giovani cattolici: unico evento paragonabile al '68

di Adriano Sofri
da Repubblica, 26 agosto 1997


Arrivano già le commissioni per i numeri speciali dell' anno prossimo, dedicati ai trent' anni dal Sessantotto. Ma i direttori di giornali e riviste e gli organizzatori di convegni faranno bene a tener conto dello spostamento della questione venuto dalle parigine Giornate mondiali della gioventù. Una ragione della lunga conservazione, e anzi dall'ingigantirsi nella memoria del Sessantotto, è che da allora non è successo niente che ne occupasse il posto, nei fatti e nell'immaginazione. Il Sessantotto aveva a sua volta preso, per la nostra parte di mondo, il posto che prima era stato delle guerre mondiali. Dopo, per un malinteso grossolano quanto banale, la mancanza di forti movimenti di iniziazione generazionali ha indotto la società dei media ad aspettare la replica del Sessantotto. Ogni tanto una falsa partenza, una corsa di riscaldamento, un movimento di circostanza, è stato scrutato, amplificato, sovrapposto all' originale, trasmesso in diretta (e dunque soffocato sul nascere) in nome della domanda: "È un nuovo Sessantotto?".

Finché, scoraggiati, si è ripiegato sulle commemorazioni. Dieci anni dopo. Vent' anni dopo. (Vent'anni dopo avevo appena finito di scrivere un saggio d'occasione, proponendo di non parlarne più, quando venni arrestato). Le giornate appena trascorse coi giovani cattolici accampati attorno al vecchio papa sono probabilmente l'avvenimento finora più paragonabile al Sessantotto, nonostante l'enorme differenza, anzi, grazie a quella. Che sia successo a Parigi, è una coincidenza in più.

Non vorrei dispiacere a persone seriamente non credenti e di sinistra, come sono io stesso. Si dovrà discutere altrove, con uno spazio più ampio, dei contenuti di quella mobilitazione cattolica, e dei suoi possibili effetti sul nostro mondo. Richiamo invece l'attenzione su una bellissima coincidenza. Sulla prima pagina di Repubblica, a illustrare la grande manifestazione parigina c'era domenica la fotografia di una ragazza sollevata su uno sventolio di bandiere striscioni e mani levate. La fotografia è a colori, le bandiere sono bianche, tranne una, che è il tricolore francese. Consapevole o no, è una citazione. Il maggio francese del ' 68 ebbe la sua fotografia, ed era il bianco e nero.

In quel mio saggio dell'88 partivo da lì: "Nel mio album nostalgico c'è, naturalmente, la foto della ragazza portabandiera del maggio francese: nessuno ha mai saputo chi fosse, e lei non s'è mai fatta viva". Il Sessantotto chiuse in quell'immagine un suo mistero, un suo cuore segreto. C'era un corteo, facce di giovani, qualche pugno chiuso, e alta sulle spalle dei compagni, seria, altera quasi, la ragazza levava una bandiera vietnamita, su uno sfondo di alberi e palazzi di mansarde. Anche il seno di quella ragazza era fiero, come quello della Marianna francese. Fu ribattezzata così, la Marianna del '68, perché non si seppe chi fosse, come se il simbolo avesse fatto scomparire la persona. Conducemmo perfino, negli anni, le nostre piccole indagini, senza frutto: e in fondo ci piaceva, che la nostra coetanea del '68 restasse giovane e ardita sui muri delle stanze, nei manifesti, e nei nostri cuori. Ebbene, proprio alla vigilia del raduno dei giovani cattolici a Parigi, Le Monde ha messo fine al mistero. Si chiama Caroline de Bèndern, era nipote di un nobile inglese che dopo aver visto la foto la diseredò, vive fra Francia e Africa con un musicista jazz. Caroline ha dato il colpo estremo al segreto romantico del '68, raccontando: "Fiutai il momento, facevo la modella... Ebbi come un riflesso professionale. Istintivamente mi raddrizzai il più possibile, il mio viso si fece più grave, il gesto più solenne. Volevo essere bella a tutti i costi, per dare al movimento una rappresentazione che fosse all' altezza. Sì, posso dire che mi misi in posa".

Caroline, dunque. Peccato, forse. Forse no. Come Napoleone dall'esilio, Caroline aggiusta nella memoria il modo in cui andarono le cose. In realtà, quella generazione non si fermò a farsi la foto. Non credette di poter invecchiare. Ora, legge della sua militante ignota, che avrà un po' più di cinquant'anni nel Duemila, guarda la Woodstock di Longchamp, in cui si canta l'Ave Maria, e pensa che il '68 è morto davvero, ed è successa un'altra cosa. Non c'è più niente da sapere, sul Sessantotto. Viva il Sessantotto, finalmente.