"Vuol smentire ma conferma"
Ginzburg: nuove ragioni per la revisione del processo


di GIUSEPPE D'AVANZO, da Repubblica 28 dicembre 1997



ROMA - Carlo Ginzburg, storico, autore di Il giudice e lo storico, considerazioni in margine al processo Sofri, ha letto con attenzione l'intervista rilasciata da Antonino Allegra a Valerio Riva per Il Giornale.
Che impressione ne ha ricavato, professore?
"Mi pare che emerga con chiarezza che la circostanza riferita da Gnappi di aver ricevuto una visita notturna di due persone che si erano qualificate come membri delle forze dell'ordine - circostanza mai menzionata da nessuno - viene completamente confermata da Allegra. Che fornisce un dato ulteriore: i nomi di queste persone. Quindi c'è una conferma e non è possibile liquidare la testimonianza di Gnappi come il frutto di un mitomane".
Eppure, Allegra parla di una "mascalzonata".
"Nonostante poi confermi la circostanza della visita notturna a nessuno nota".
C'è questa conferma, ma anche una divergenza di fondo: Allegra esclude di aver incontrato Gnappi in Questura.
"Però dice anche che non può escludere del tutto che Gnappi si sia recato in Questura. Dice quella frase che sembra un'attenuazione. La leggo: "Voglio dire che a quel fantomatico colloquio (se mai ci fu) non avrebbe potuto fare a meno di assistere qualche testimone". E poi ancora - e ancora leggo - "Non posso escludere che sia venuto in Questura. Può darsi che sia stato convocato, che sia venuto, che abbia parlato con qualcuno dei ragazzi. E' possibile"".
E allora?
"Ma è chiaro. Allegra prima dice che, "se mai ci fu quel colloquio", ci sarebbe stato qualcun altro. Poi aggiunge che il colloquio non c'è stato con lui. Mi sembra che Allegra faccia smentite caute, non recise. Qualche elemento di incertezza sembra di coglierlo nelle sue parole".
Incertezza comprensibile dopo 25 anni. Non le pare?
"Certo, ma non se il colloquio è stato quello riferito da Gnappi ("Dissi ad Allegra che da quei due mi era stata fatta vedere la foto dell'assassino e fece finta di non sentirmi"). Se il colloquio è stato quello riferito da Gnappi si comprende la negazione. Ma c'è un'altra curiosità che salta agli occhi di chi conosce le carte".
Quale?
"E' una curiosità che forse si riferisce di più a come è stata congegnata l'intervista. Che comincia con un resoconto fattuale della vicenda. Si descrive lo sparatore come "uno sconosciuto... vestito di nero". Poco dopo si dice - e qui si citano le parole di Allegra - che il testimone considerato più attendibile non era stato Gnappi, ma la signora Inge Meyer. Nella recente pubblicazione della sentenza, che ho qui sott'occhio, a pagina 24 e 25 ci sono a fronte le testimonianze di Gnappi e della Meyer. Inge Meyer non parla affatto di uno sconosciuto vestito di nero. Dice, e leggo: "Lo sparatore indossava un paio di pantaloni a tinta unita di colore tra il grigio e il verde, piuttosto chiari, e una giacca sportiva di lana tweed di colore tra il verde e il grigio, più scuro di quella dei pantaloni". Chi invece descrive come "vestito di nero" lo sparatore è Gnappi che parla di "un individuo indossante una giacca scura a un petto di taglio normale, maglione nero con collo alto, con pantalone pure scuro quasi omogeneo alla giacca di taglio normale". E' curioso che venga proposta prima una descrizione oggettiva della vicenda che si basa sulla testimonianza di Gnappi per poi dire che il testimone più attendibile, secondo Allegra, è la Meyer. Ma c'è un'altra considerazione di Allegra che ha dell'incredibile".
Quale?
"Allegra, dopo tanto tempo, rifà l'errore, già commesso all'epoca, di pensare che lo sparatore di Calabresi sia lo stesso che comprò alla Standa un ombrello poi trovato sulla Fiat 125 degli assassini. Come risulta chiaramente dalle descrizioni dei testimoni oculari, il compratore dell' ombrello e lo sparatore sono due persone diverse. La loro diversa identità già venne riconosciuta dalla polizia. Ma Allegra a distanza di anni sposa, incredibilmente, la tesi dei carabinieri che confusero un fotofit con un identikit".
Insomma, professore, mi sembra che lei consideri il racconto di Allegra, nonostante le smentite, un punto a favore della difesa di Sofri, Bompressi e Pietrostefani?
"Io osservo che Allegra conferma la visita notturna a Gnappi. A me pare importante perché si tratta di un evento che nessuno aveva menzionato prima. Su questo punto la conferma di quello che ha detto Gnappi è assoluta. E' questo il "pezzo forte". Allegra non dice che qualcuno ne aveva parlato. E' Gnappi il primo che ne parla dopo tanto tempo. E Allegra conferma. Questi i fatti. Allegra poi avanza qualche congettura, ma sono - appunto - soltanto congetture. Non resta che attendere. In coda all'intervista, con frasi molto singolari che dicono e non dicono, Valerio Riva sembra preparare il lettore a un prossimo articolo con nuovi o presunti nuovi elementi. Mi riserverei di dire qualcosa dopo la lettura di questo secondo articolo".
C'è, a suo avviso, materia per una revisione del processo?
"Non è il mio mestiere, ma mi pare di sì. L'intervista di Allegra, nonostante la sua smentita su un altro punto e proprio perché non è una smentita recisa, conferma che ci sono elementi per un'apertura del caso. Questa è la mia impressione".