Il figlio: c'è molta voglia
di veder scorrere il sangue

Luca dopo la visita a Pisa: "Lo sciopero della fame? A noi non lo dicono..."


Claudia Fusani, Repubblica, 20 marzo 1998



Luca Sofri, e ora?
"Ora si presenta ricorso in Cassazione, a Roma e alle sezioni unite della suprema corte. Cosa deciderà mio padre, non lo so e non se ne è parlato. Certo mi pare che ci sia in giro molta voglia di vedere scorrere sangue... Se lui deciderà di iniziare lo sciopero della fame io potrò opporre questioni di tipo solo affettivo, nient'altro. Io spero che non lo faccia. Del resto le sue possibilità di scelta sono ormai molto ridotte. Se crediamo o speriamo ancora in qualcosa? E' come quando compri il Gratta e Vinci. Considera poi che lo compriamo solo perché abbiamo una pistola puntata alla tempia...".
Luca, il più grande dei due figli di Adriano Sofri, è uscito da poco dal colloquio in carcere con suo padre. Il primo faccia a faccia dopo "l'ennesima ingiustizia". Non deve essere facile, in momenti come questi, tenere da una parte il figlio e recitare il ruolo del portavoce.
Temeva qualcosa, prima di vedere suo padre?

"Nessun timore o imbarazzo. La decisione di ieri è stata solo la goccia di un vaso già traboccato. Siamo tutti esausti, ma non ci restano più molte scelte. Facciamo quello che possiamo, fra questo c'è la Cassazione".
E' un ricorso per inerzia?
"No, ci si crede. Ma ci sarà ancora qualcuno, poi, che si meraviglierà se va male anche questo?".
Come avete commentato la decisione della corte d'appello?
"Mio padre non aveva ancora letto i giornali, e soprattutto non aveva avuto modo di leggere l' ordinanza. E' stato sicuramente un colpo pesantissimo. Da una parte però, come dicevo, è la goccia di un vaso già traboccato da molto tempo. Dall'altra, quando vai a vedere gli argomenti che hanno motivato quella decisione, le braccia cadono ancora più giù. E' stata rigettata un'istanza in maniera assolutamente illegittima. Entrando nel merito quando non era lecito farlo. Sostenendo, fra l'altro, che i testi dell'omicidio Calabresi confusero i capelli di una donna con i baffi di Marino".
In questi mesi è stato detto in più modi che quella dell'istanza di revisione era l'ultima scadenza accettabile. E più volte si è parlato di un definitivo sciopero della fame. Adesso c'è una nuova scadenza?
"Sono abituato a frequentare disastri da almeno quindici anni e ogni volta non posso che guardare oltre. Di fatto però posso dire che non resta che la Cassazione. E che il no alla richiesta di revisione del processo è l'ennesima prova che c'è l'intenzione di farli fuori".
In che senso?
"Nel senso di buttare via la chiave. Di umiliarli in tutti i loro tentativi di avere giustizia. Il problema non è solo che la cosa non si è risolta. E' che ogni volta ti dicono che sei un assassino e che non uscirai mai".
La domanda di grazia, richiesta dai familiari anche in disaccordo con gli interessati, potrebbe essere la soluzione? "La grazia non è una cosa in discussione, almeno per quello che mi riguarda. Non credo comunque che se chiedessi qualsiasi grazia, questo sortirebbe qualche effetto. Adriano è molto meravigliato che si possa ipotizzare ancora la grazia...".
Teme lo sciopero della fame?
"Vedo che la voglia di veder scorrere sangue è molto forte... Per ora non se n'è parlato. E non credo che lo annuncino. Le altre volte io l'ho sempre saputo dopo, quando avevano già cominciato".
Avete avuto modo e voglia di parlare d'altro?
"Adriano si è voluto informare degli amici. Vuole tranquillizzare le persone fuori. C'è gente che esce spappolata da questa storia. Poi si è parlato del suo neo: se lo è fatto togliere dallo zigomo una settimana fa".