Sofri & C.: siamo pronti al digiuno a oltranza

Pisa, l'avvocato annuncia novità importanti sul caso Calabresi

Claudia Fusani, da Repubblica, 26 settembre 1997


 

 

PISA - "Faremo il digiuno a oltranza, come avevamo detto e quando sarà il

momento. Allora spiegheremo, diremo perchè, diremo tutto. Ma, adesso, non

è ancora il momento". Sarà fra poco, questioni di giorni, magari un mese, ma

sarà entro l'inverno, prima della fine dell' anno. Adriano Sofri non aggiunge

una parola di più sull'argomento. Arriva nella saletta colloqui del carcere Don

Bosco di Pisa dove è detenuto da otto mesi con Ovidio Bompressi e Giorgio

Pietrostefani per l'omicidio del commissario Calabresi. Hanno davanti 22

anni di carcere. E' gentile, parla di tutto, di quello che succede fuori, di quello

che legge sui giornali che divora giorno dopo giorno fino all'ultima notizia

nell'ultima pagina. Non sono certo le mura di un carcere a indebolire la sua

vivacità intellettuale. Ma non vuole commentare l'editoriale apparso ieri

mattina sul "Foglio" di Giuliano Ferrara sotto il titolo "I tre del caso

Calabresi verso lo sciopero della fame".

"Quando sarà il momento - dice - lo diremo in modo chiaro, ufficiale. Lo

faremo, questo è certo". Finora questa scelta è stata solo ventilata. "Ma

adesso - dice Luca, uno dei figli di Sofri - si avvicinano le scadenze

temporali preventivate da mio padre, Bompressi e Pietrostefani". "O

usciremo di qui in tempi ragionevoli con la restituzione del nostro onore o

usciremo con i piedi davanti" dissero al parlamentare, e amico, Marco Boato.

Poi, in questi mesi, in articoli e interviste è stato espresso più volte il concetto

che "la detenzione non sarebbe stata accettata a lungo. Che il tempo concesso

da qui alla fine dell'anno, alla classe politica, alla magistratura, era già

ragionevolmente lungo". Adesso è quasi ottobre, e alla fine dell'anno manca

poco. "Per questo - aggiunge Luca Sofri - pur senza conoscere date precise,

dico che si stanno avvicinando le scadenze temporali previste. E nessuno di

noi ha più alcun argomento per contraddire questa loro intenzione che sarà

drastica e pericolosa".

Il caso non rischia certo l'oblio. A metà ottobre saranno depositate al

Quirinale 150 mila firme per chiedere al presidente Scalfaro di intervenire

"per porre rimedio a questa ingiustizia". Poi c'è la Corte europea di

Strasburgo. Ma la speranza più grande è nella richiesta di revisione del

processo. "La depositerò a metà novembre presso la Corte di Appello di

Milano" annuncia Alessandro Gamberini, il legale che sta preparando

l'istanza. "Non abbiamo conigli nel cilindro" dice. "Abbiamo delle novità, su

cui mantengo il segreto, e soprattutto faremo appello a tutti i ragionevoli

dubbi che sono fin troppo evidenti in questa storia e per i quali non si

possono condannare tre persone. Ci sono state sette sentenze in sei anni per

un fatto successo nel 1972. Più dubbi di così...". Per chiedere la revisione di

un processo occorrono elementi nuovi o mai valutati. Quelli nuovi sono top

secret. Quelli mai valutati sono, ad esempio, alcuni testimoni. "C'è chi ha

visto inequivocabilmente una donna alla guida della 125 blu dell'agguato. E

chi era sulla Simca che si scontrò con la macchina di Marino racconta

l'incidente in modo diverso dal pentito" dice Gamberini. "Sono i testimoni

della prima ora, quelli che c'erano quel giorno a Milano che poi sono stati

buttati via. Al processo hanno reso testimoninanze confuse. Per forza,

diciotto anni dopo...". Se il collegio di giudici della Corte di Appello di

Milano dovesse ritenere ammissibile l'istanza di revisione, è in loro potere

sospendere l'esecuzione della pena. Sofri, Bompressi e Pietrostefani

potrebbero cioè uscire dal carcere in attesa di un nuovo processo. E' una

speranza. Ma al Don Bosco sembra difficile riuscire a continuare a sperare.