Marino e i carabinieri, altri misteri
Il parroco: «Li incontrò per mesi...»


di Giuliano Fontani
da Il Tirreno, 25 gennaio 2000


 

 

A Bocca di Magra alla ricerca dei testimoni del tempo. Dice don Vincenzo Regolo, parroco del paese: "Ma quale segreto... Prima di confessarlo a me Leonardo Marino ne aveva parlato ad altri, all'amico, all'amico dell'amico. Erano almeno due mesi che questa storia aleggiava sulle acque, come la Creazione del nostro Signore...". Luigi Flavio Bertone, l'ex senatore del Pci e sindaco di La Spezia, non c'è più. E' morto pochi mesi fa. Parla però il suo unico figlio, Vezio, segretario del senatore diessino Lorenzo Forcieri: "Marino venne da me, non ricordo in quale periodo. Voleva parlare con mio padre. Io non lo conoscevo neppure, ma insisté molto, perché aveva cose importanti da riferirgli. Allora dal mio ufficio telefonai a mio papà e gli combinai l'appuntamento".

Il borgo è piccolo e la gente non ha più voglia di parlare di quel "romanzaccio", come Adriano Sofri ha definito la confessione di Leonardo Marino. E tuttavia è da qui che bisogna ripartire per approfondire l'ultima difesa dei tre ex di Lotta Continua condannati per l'uccisione del commissario Calabresi. Forse sarà la battaglia giudiziaria delle prossime settimane e dei prossimi mesi, prima della sentenza della cassazione. Marino confessò spontaneamente ai carabinieri la sua partecipazione all'omicidio? O, sempre per dirla con le parole di Sofri, la strana miscela del risentimento e della vendetta fu consegnata in altro modo all'apparato giudiziario?   Alcune date sono sicure. Ufficialmente Leonardo Marino, nel maggio del 1988, consegnò la sua "verità" prima al parroco di Bocca di Magra, don Vincenzo Regolo, poi all'ex senatore Flavio Bertone, l'ex comandante Walter della brigata partigiana "Muccini". Era il tempo in cui la sua donna, Antonia Bistolfi, annotava sul diario strani incontri tra Marino e il Commissario. Due mesi dopo, a luglio, la vicenda "esplode" con i verbali redatti dai carabinieri di Sarzana. Ma altre date, non scritte nelle carte degli otto processi, per quanto ufficiose, sono sicure e ben stampate nella memoria dell'anziano prete che amministra la anime di Bocca di Magra. 

"Ufficialmente la confessione ai carabinieri avviene nel mese di luglio. Già, ufficialmente... Ma le cose non sono andate così. I carabinieri erano in contatto con Marino almeno da due mesi, forse di più. Parlavano con lui e lo aiutavano a parlare perché la cosa, come dicevo, aleggiava sulle acque... Mezze parole, qualche frase appena sussurrata. Se ne sono sicuro? Certo, perché sono stato io a scoprire per primo che i carabinieri tenevano d'occhio Marino. Una sera, forse di marzo, mi affaccio sulla porta della chiesa e vedo dei giovani che non conosco fermi davanti ai giardinetti. Li spedii con un urlaccio: cosa ci fate qui? Andate a casa vostra... Vallo a sapere che erano carabinieri in borghese che non si interessavano della chiesa ma della casa di Marino".  E giù una risata di gusto: "Eh sì, perché sono un tipo brusco, io..." 

Ma ora don Vincenzo si fa serio. Il mondo che ruota intorno alla chiesetta del paese gira forse troppo vorticosamente per i suoi gusti. Ieri pomeriggio, quando gli abbiamo parlato, ancora non sapeva dell'esito del processo di Venezia. Ed è rimasto molto sorpreso della conferma delle condanne, come del nostro interesse a tornare su una storia talmente intricata da riservare delle sorprese anche dopo dodici anni.  Molti, dunque, a Bocca di Magra sapevano. Adriano Sofri ne è sempre stato convinto, ma forse non è sulla pista giusta quando ripercorre la storia a ritroso tirando il ballo l'ex senatore Luigi Flavio Bertone. E' di questo parere il suo unico figlio, Vezio: "Mio padre era persona schiva e discreta e neppure a me disse il contenuto di quel colloquio. Ne parlammo solo dopo alcuni mesi, quando il caso finì sui giornali. Ma non vedo cosa c'entri tirare in ballo mio padre o Pecchioli, che sono morti. Vi posso garantire che il mio papà, per cultura, non avrebbe ordito complotti e non avrebbe informato i carabinieri. Forse non gli avrebbe neppure consigliato di andarci dai carabinieri. Al massimo gli avrebbe detto di andare dal magistrato".  Procediamo con lo stesso metro: per "cultura" "Walter" Bertone avrebbe riferito quelle confidenze ai vertici del partito?  "Questo non lo so" dice Vezio "e dunque non posso neppure escluderlo".



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