Da Repubblica
30 marzo 1997

"Non rovinatemi la sentenza
chiederò io la grazia per Sofri"

dal nostro inviato
LUCA FAZZO

BRESCIA - Cosa accadde davvero nel chiuso della camera di consiglio in cui, tra il 7 e l'11 novembre 1995, la Corte d'appello di Milano decise la sorte di Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi, accusati dell'omicidio del commissario Luigi Calabresi? Sulle presunte pressioni e i presunti abusi con cui il presidente di quella Corte, Giangiacomo Della Torre, avrebbe convinto alcuni giudici popolari a firmare la condanna dei tre dirigenti di Lotta continua, la Procura di Brescia ha indagato a lungo dopo che un esposto di Sofri aveva sollevato il caso. Invano, nel gennaio scorso, Bompressi aveva chiesto che la Cassazione sospendesse il giudizio definitivo, in attesa dell'esito di questa inchiesta. E, mercoledì scorso, il pm Fabio Salamone ha depositato le sue conclusioni. L'inchiesta per abuso contro il giudice Della Torre si chiude con la proposta di archiviazione. Ma dalle testimonianze dei giurati, che divengono cosìpubbliche per la prima volta, emerge un quadro contraddittorio. Due giurati accusano Della Torre di avere usato ogni mezzo per ottenere le condanne: "non potete rovinarmi la sentenza", "mi impegno a chiedere io la grazia per Sofri". Ma gli altri quattro giurati descrivono una discussione completamente diversa: "escludo che il presidente abbia in alcun modo orientato il nostro convincimento". È questa totale divergenza delle testimonianze che porta Salamone a chiedere l'archiviazione, ipotizzando che al più il presidente della Corte si sia lasciato andare a "frasi inopportune e considerazioni atecniche".

Ma ecco cosa hanno raccontato a Salamone i due "dissidenti". Il giurato Settimo ha voluto premettere di non avere simpatie politiche affini a Sofri, anzi di essere stato un estremista di destra. "Il 21 settembre 1995 fummo convocati per la presentazione del processo. Della Torre disse ''i testimoni a discarico non sono credibili perché hanno parlato dopo sedici anni''. Ribatté de Ruggiero (il giudice a latere, ndr) ''anche Marino aveva parlato dopo sedici anni, accusando gli imputati'' [...] nel corso del dibattimento Della Torre ci disse ''se Sofri confessa non ho difficoltà ad accordare a tutti le attenuanti prevalenti rispetto alle aggravanti''". In questo caso, il delitto sarebbe stato prescritto. Ma Sofri continuò a protestarsi innocente.

Ed ecco cosa accadde, secondo il giurato, nella fase finale della camera di consiglio: Sapevamo già l'orientamento. Ma ad un certo punto, il venerdì verso mezzogiorno, il presidente chiese: tutti d'accordo per la condanna? Nessuno rispose e quindi il presidente si sentì libero di condannare gli imputati e rinviò a dopo pranzo la decisione sulla valutazione delle circostanze [...] i giudici popolari votarono quattro a favore della concessione delle attenuanti, a quel punto il presidente si mise a supplicare dicendo ''qui mi annullano la sentenza''. Panerai e Pellegrini cambiarono allora il voto". Conferma la giurata Tuana: "Io manifestavo delle perplessità rispetto all'impostazione dell'accusa, tali perplessità vennero sempre sminuite sino al punto che Della Torre mi fece la battuta ''Cosa le ha suggerito Sofri questa notte?' ' [...] Quando votammo il risultato fu di quattro voti per la condanna e quattro per l'assoluzione, il che determinava proprio l' assoluzione degli imputati. A quel punto Della Torre si alzò in piedi e con tono allarmato disse che non potevamo fargli quello, non voleva che gli si rovinasse la sentenza [...] Noi proponemmo di concedere agli imputati le attenuanti generiche, ma anche in questo caso Della Torre si oppose [...] il Presidente ricordava come lui fosse stato disponibile con tutti noi ad esempio consentendoci durante la lunga camera di consiglio di telefonare alle rispettive famiglie. La discussione ebbe termine quando due dei giurati che si erano espressi per l'assoluzione dissero che, per non rovinare la sentenza, cambiavano la loro decisione".

Ben diversa la ricostruzione fornita dagli altri quattro giudici popolari: "L'esame degli atti e la discussione avvennero in modo regolare - ha detto, per esempio, la giurata Passanisi. "Al termine si procedette alla votazione sulla colpevolezza degli imputati, ed essa diede sei voti per la colpevolezza mentre gli altri due, pur manifestando convinzione per la colpevolezza, non erano d'accordo sulla pronuncia della colpevolezza tenuto conto del tempo che era passato [...] Successivamente, deciso che sarebbero state concesse le attenuanti generiche, si passò a votare per l'equivalenza o prevalenza con le aggravanti, ancora soltanto due giurati si espressero per la prevalenza (delle attenuanti, ndr) perché visto il tempo trascorso non si poteva mandare in carcere quelle persone che avevano cambiato vita [...] È vero che il presidente disse che era possibile che i condannati potessero ottenere la grazia: ma disse ciò come sua considerazione e non certamente per condizionare il voto di qualcuno: perché la votazione era già avvenuta".


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