Adriano Sofri
Quelle uova portiamole in Albania

PACIFISMO DEI GIOVANI. FRA PROTESTA E VOGLIA DI BUONA AVVENTURA.
Non basta lanciarle contro una nave per esprimere il proprio no alla violenza.

Come avrebbe potuto non essere vivace e accanita la discussione sulla missione in Albania? Essa è rischiosa, certo. Può essere maldestra: l'affondamento dei fuggiaschi mostra fino a che punto. Può essere imprevidente: come reagire agli attacchi, come reagire alle violenze contro civili che si compiano al suo cospetto, come sottrarsi ai giochi di fazione, come favorire il ripristino della libertà di espressione e di organizzazione senza usurpare l'indipendenza interna? Può lasciarsi travolgere dalla rivalità: la sola idea di un vicecomando francese sotto un comando italiano è un azzardo. Può costare più di quanto dia in aiuti effettivi. Può dissipare gli aiuti o, peggio, asservirli a interessi particolari. Può diventare il pretesto per una ulteriore chiusura all'accoglienza da noi. Per tutto questo, e ancora altro, era inevitabile che la discussione sulla missione militare in Albania fosse vivace e accanita. Essa è stata in realtà lacerante, e tuttavia ha lasciato una sensazione amara. Di superficialità, forse. E di partito preso.

Del resto, se non fosse il partito preso a prevalere, sarebbe difficile spiegarsi la disciplina di partito, e la compattezza, con cui le parti politiche si sono schierate. Un ottimista potrebbe vederci un vigore della politica e dei suoi diversi princìpi ispiratori. Mi sembra più appropriato vederci un conformismo ben distribuito. La disciplina di parte, ammesso che la si voglia ancora perseguire, dovrebbe almeno prevedere una vera informazione e discussione a cielo aperto. Qui, la cosa più sincera e sensata la si è sentita solo per un microfono aperto all'insaputa.

E fuori, fra chi non ha discipline da rispettare? Anch'io ho i miei pregiudizi, benché cerchi di tenerli a bada. Ho un pregiudizio in favore dell'intervento internazionale, piuttosto che il contrario. Naturalmente, si tratta di vedere quale. Il mio pregiudizio dipende da una convinzione circa il governo del mondo. Ma, anche, da un'idea, e una piccola esperienza, sul senso e la ricchezza che le nostre esuberanze possono trarre da un internazionalismo della buona volontà. Mi piacerebbe che in particolare i giovani lo scoprissero. Ci ho ripensato leggendo le cronache di una sacrosanta manifestazione tenuta a Brindisi, in memoria degli sprofondati nel canale di Otranto. I giornali hanno dato un gran risalto al lancio di tre uova, di cui due contro lo scafo della Vittorio Veneto. I lanciatori scandivano frasi contro la Marina. L'irrisorio episodio ha suscitato in me alcune associazioni di immagini. La prima è quella del giovane marinaio sul manifesto che dice: &laqno;in Marina. Girerai il mondo». Se fossi una ragazza, o un ragazzo, poche cose mi attirerebbero di più della promessa di girare il mondo. Tanto più se si accompagnasse a un paesaggio marittimo. Potrei avere una renitenza alla disciplina militare, e dunque non accoglierei l'invito del manifesto, ma non rinuncerei al punto: girare il mondo, e mettermi per mare.

La seconda immagine è quella delle uova, e dei loro impieghi, compreso il lancio, che ha una storia illustre. Le uova evocano in me ricordi recenti e vivissimi, che hanno a che fare con la passione di girare il mondo. Ero nella Sarajevo assediata e affamata: fu a lungo impossibile trovare un uovo, anche a peso d'oro. Una volta, nel bagaglio da barboni di lusso che i voli militari dell'Onu ci concedevano, mi portai con cautela un uovo, da regalare a una bambina che se n'era dimenticata anche la forma. L'umor nero sarajevese aveva coniato la domanda: è morto prima l'uovo o la gallina? D'improvviso, una tregua riaprì gli accessi alla città, e riapparvero le uova. Pile di uova in cartoni a prezzi stracciati, viavai di persone che tenevano in bilico le loro dozzine di uova sulle strade ghiacciate.

Andare a tirare uova alla Vittorio Veneto, e imbarcarsi a portare uova in Albania. C'entra? Ragazzi tengono la faccia di Che Guevara sulle magliette o a capo del letto. Ora, sfrondato del feticismo e delle comparse da bellimbusto con Evita, che cos'è il Che per i ragazzi? La decisione di dedicare la vita a una causa: una decisione di cui certi ragazzi sembrano avere nostalgia, come di una cosa di altri tempi. Il desiderio di girare il mondo: con una motocicletta, per cominciare, e poi con un mitra, come il Che. I molti Vietnam. La vittora abbandonata per un altrove, per una Bolivia. Campioni di una tradizione di eroi dei due mondi, Guevara, e Garibaldi, e quel fiore della gioventù europea che corse a fianco dei repubblicani in Spagna. Quel modello è sembrato, e spesso è stato, l'alternativa più nobile al militarismo nazionalista, imperialista, gerarchico. Milizia internazionalista e volontaria contro la guerra di professione. In quel modello, gli uni e gli altri erano armati.

Non è più così. La solidarietà internazionale, la buona volontà, può essere disarmata e pacifica. Nella Bosnia di questi anni, sono stati i volontari, migliaia e migliaia, a tenere la parte dei combattenti internazionalisti nella Spagna di mezzo secolo fa. Questa straordinaria possibilitàaveva una condizione: che le istituzioni internazionali impedissero, con la propria legittima forza, la sopraffazione dei violenti. Il fraintendimento di questa reciproca condizione ha avuto effetti gravi e amari.

Quell'equivoco, che tradisce le intenzioni e le speranze, puòtornare di fronte all'Albania. Esso trova una quantità di chiodi cui appendersi. Compresi i rischi: argomento fondato, ma improprio. I rischi devono essere lucidamente previsti, ma non vanno invocati da persone che hanno scelto di impegnarsi volontariamente in una buona causa: non meno dei loro coetanei che hanno messo indosso una divisa. Una vita che dia uno spazio alla buona avventura è ciò che ogni gioventù (e non solo lei) può, se ne ha voglia, pretendere. Un paio di uova lanciate contro un incrociatore sono un'avventura da poco: meno che niente, a paragone di un viaggio in Albania, a portare uova, con la protezione, per sè, e per le persone di là, di bravi marinai e soldati in missione.


© Arnoldo Mondadori Editore-1997
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