Adriano Sofri
Se per caso passate da Tavarnuzze...

LUOGHI DELLA CRONACA. IL PAESE DOVE È STATO LIBERATO GIUSEPPE SOFFIANTINI
...fermatevi a mangiare un gelato. È un posto non bello, ma gentile e accogliente in cui ho vissuto bene, molto bene.


Non speravo di poter parlare di Tavarnuzze. È un paese piccolo e non bello, cosa rara in Toscana. Perfino le cartoline illustrate sono bruttine. Non ha né un duomo né una piazza monumentale. Della sua piazza ha fatto un parcheggio d'auto. Non è neanche comune, solo frazione di Impruneta, la quale sì è bella, alta, con una nobile piazza e una magnifica chiesa e l'arte del cotto, e una fiera celebre dal Medioevo e illustrata dal Callot. Però Tavarnuzze è un posto gentile e accogliente, e io ci ho abitato, prima di farmi la posizione attuale, per vent'anni, e sono lieto di farne l'elogio. L'occasione è offerta dalla stazione di servizio della Shell ubicata a Tavarnuzze, dove Giuseppe Soffiantini è tornato a comunicare col mondo libero. Per quel felice dissequestro, Tavarnuzze ha conquistato le cronache. &laqno;A qualche decina di chilometri da Firenze» hanno scritto: macché, da Tavarnuzze a piazza della Signoria ci saranno sì e no otto chilometri, percorsi in venti minuti dall'autobus numero 37, ai cui passeggeri abituali mando un affettuoso saluto. Che Tavarnuzze abbia un'origine antica lo dice il nome: tabernae erano le stazioni di dazio sulle grandi strade, nel nostro caso la via Cassia, e poi il nome si trasferì ai luoghi di ristoro e di bevuta, che accoglievano i viaggiatori. Per lo più il nome è passato nel diminutivo Tavernelle ­ ce n'è una lì vicino, in Val di Pesa, una sul Trasimeno, e altre ancora. Forse a consolazione delle sue poche bellezze, Tavarnuzze si è chiamata così, col vezzeggiativo.

Dirò ora dei suoi pregi. Intanto, se non un vero fiume, ha un torrente, la Greve, che può diventare impetuosa e a volte esorbita rovinosamente: adesso gli argini sono rinforzati. I pensionati, che sono le personalità più importanti di Tavarnuzze, stanno appoggiati alla ringhiera del ponte sulla Greve, a confrontare con le piene della loro memoria e scommettere sull'alluvione prossima. Ci sono dei pesci nella Greve, e i ragazzini li pescano. D'estate boccheggiano. Certe mattine presto può capitare di vedere una nutria. Un signore liberò una coppia di belle anatre, e si sono moltiplicate a meraviglia. Anche sminuzzare il pane alle anatre piace ai pensionati. C'è, sul greto, un brulicare di topi: ma dove non ci sono topi? Quanto agli altri animali, attorno alla mia casa, che è appena alta e appartata, compaiono istrici (che fanno man bassa dei tuberi di iris), ricci, lepri, e poi la volpe, la donnola e la faina, terrore del pollaio. Le rondini sono tornate da una dozzina d'anni, le upupe arrivano sempre puntuali, sorvoli di aironi sono frequenti. D'estate ci sono bravissimi usignoli, e le lucciole non sono mai mancate. Appena un po' fuori mano c'è la macchia e i cinghiali. Gli uomini di Tavarnuzze sono cacciatori: nessuno è perfetto. C'è una casa del popolo, in cui i pensionati si sentono a casa loro. La sera ci si fermano davanti i ragazzi coi motorini! C'è una chiesa, nuova: il curato si chiama don Umberto ed è leale e appassionato. Ci sono due chiesette antiche e smesse, sulla salita di Montebuoni. Ci sono dei supermercati, non grandissimi del resto, e molti negozi di famiglia, in cui si compra a credito, e a volte, come succedeva a me con gli alimentaristi Gabriele e Cinzia, si chiede un prestito. Le persone di Tavarnuzze comprano una quantità sconvolgente di bistecche chianine e altre carni. Nei negozi le persone non hanno fretta, e spesso si cedono il posto per poter restare un po' più a lungo a scambiarsi innocue maldicenze.

La Greve divide in due Tavarnuzze, come la Senna Parigi. Il grosso è sulla Rive Droite: anche l'ufficio postale, dove il direttore è un uomo, e le impiegate sono donne, molto gentili. A Tavarnuzze ti portano la posta anche se non c'è l'indirizzo, e postine e postini non hanno paura dei cani. Ci sono negozi eleganti, in particolare uno di abbigliamento le cui padrone, Tiziana e Marisa, quando partivo per Sarajevo mi regalavano di tutto. Le donne dell'ufficio postale di Sarajevo piangevano di commozione quando arrivavo con certi assortimenti di intimo colorato e pieno di pizzi. Il vero centro del paese, a me che sono rimasto mezzo di Tavarnuzze e mezzo no (anzi: mezzo di tutto), sembra il campo da bocce all'aperto, con le sue panchine, e i pensionati che giocano e assistono con competenza, con un'amicizia da ragazzi, e si capisce che sono davvero amici da quand'erano ragazzi. Quando mio padre era vivo e da Roma veniva a trovarmi, e passavamo di lì, si vedeva che avrebbe avuto voglia di un paese piccolo col campo di bocce. Sulla Rive Gauche, che è il mio lato, c'è un bar che si chiama appunto Caffè Latino, una piccola gioielleria con una persona coraggiosa e cordiale, una lavanderia di fiducia, un medico di fiducia che scherza sempre e, dovunque vada, ci va con una jeep passando dove non ci sono strade.

I pensionati hanno da questo lato orti ingegnosi e solitari. È chiaro che socievolezza e solitudine hanno bisogno l'una dell'altra. Alcuni sono fungaioli. Si trovano galletti, grumati, russole, orecchini e &laqno;dove fanno le scope», cioè dove cresce l'erica, sotto il castagno o il leccio, porcini. Dalle scope prende il nome la località di Scopeti, dove Soffiantini è stato lasciato a piedi. Gli Scopeti ebbero una triste fama quando il mostro di Firenze ci trucidò due giovani francesi. Ma un po' più in là si arriva a Sant'Andrea in Percussina, dove soggiornò Machiavelli, e da un lato della strada s'ingaglioffiva e giocava a tric-trac, dall'altro scriveva iDiscorsi sopra le Deche di Tito Livio. Era la mia camminata prediletta, coi cani, attraverso le cave sconsacrate in cui al tempo di Michelangelo si estraeva la pietra serena, e il bosco di pini, corbezzoli, ginestre e, chissà come arrivate, magnifiche pavlovnie dai fiori viola. Ero in esilio, e pensavo a Machiavelli cui era bastato quel breve tratto a dorso di mulo per seppellirsi nel suo esilio. Se passate da Tavarnuzze, fermatevi a prendere un gelato, o anche solo a far benzina alla stazione della Shell. E a comprare i giornali, o di là, o di qua dalla Greve, da Marta, che li ha già tutti letti e ve li racconterà.

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