Adriano Sofri
Ho imparato l'Inferno a memoria

Vita carcero-letteraria di Posidonio Salvatore, classe 1926, di Cosenza, che a undici anni scoprì Dante Alighieri. E ne fu travolto.

Questa volta parlerò di Posidonio. Ma prima permettetemi una breve coda alla puntata scorsa, dedicata al film Teatro di guerra: per colpa della mia prolissità, ne è saltata una frase, però essenziale, in cui citavo con ammirazione la nobiltà solitaria della protagonista, Anna Bonaiuto. Me ne scuso: a lei del resto, che può essere Antigone e Ofelia e donna del mare, regina e bisbetica, non dispiacerà di trovarsi nella stessa pagina del vecchio Posidonio. Posidonio Salvatore, classe 1926, nato a Cosenza. Dottò, noi diciamo nato a Cosenza: e Dante invece siede la terra dove nata fui / su la marina dove il Po discende... Che belle parole, che invenzione. Posidonio mi è compagno di galera e di passeggiate, e recita a memoria l'Inferno. Lo imparò a 11 anni. Il Paradiso no, forse perché sono un peccatore. Andava all'Avviamento, con le scarpe: ma dal 21 marzo, tassativamente, le scarpe erano messe via, e si andava scalzi fino all'autunno. Fu travolto da quelle parole strane e mai sentite: &laqno;O animal grazioso e benigno» e chi poteva immaginare quel modo di parlare. &laqno;Noi che tignemmo il mondo di sanguigno»: e non è che avevano fatto dieci guerre mondiali, al massimo una pugnalata, dottò. Un compagno di scuola ricco (aveva il cappotto, e pure un impermeabile) gli prestò una Divina Commedia. Lui leggeva e imparava, specialmente nelle pause dei servizi che andava a fare da un mastro sarto, una terzina dietro l'altra. Non è che capissi tutto, anzi. Ma mi piaceva anche dove non capivo. L'allegoria, poi, come la potevo capire. Da grande lo rilessi, con le note, e scoprii che la lonza non era un animale, era la lussuria, e la lupa era la curia di Roma. Scoprii che era un intrigo politico. Mi piacevano soprattutto le similitudini: quali colombe dal disio chiamate, quali i fioretti dal notturno gelo, dottò. Ma anche quel modo fantastico di dire le cose qualunque: uno dice che sta salendo, e Dante invece &laqno;si che il piè fermo sempre era il più basso». Da quel sarto vide per la prima volta l'acqua uscire da un muro, e gli sembrò un miracolo: l'acqua in casa, e chi ce la poteva avere.

Posidonio è un ometto di un metro e 55 ­ giusto per andare militare, dottò ­ che ha fatto molte cose: è emigrato a Torino e poi in Germania, parla tedesco e un po' di francese, e la sua specialità è stata soprattutto il gioco delle tre carte e dei campanellini. È stato comunista idealista fin da ragazzo: sono facile a incendiarmi io alle nuove dottrine, ma poi subito mi raffreddo. La dottrina comunista è bella, ma poi non la usano: tutto rinviato al futuro. Dottò, ma Nostradamus come faceva a prevedere tutto, l'ora della sua morte, la bomba atomica, lo sbarco sulla luna. A proposito della luna dottò, è vero che hanno trovato l'acqua, 10 mila tonnellate di acqua? Quale sarà la politica fra 40, 50 anni? Tutto quello che c'era non va più bene, fallito, o superato. Com'è bella quella paroletta: aere. Aria anche è bella, ma è più tagliente, verticale. Aere sembra proprio leggera come un'ala che galleggia. Lo giorno se n'andava e l'aer bruno / toglieva gli animai che sono in terra: a meno che uno non fa il turno di notte in una fabbrica. Sempre in quell'aere senza tempo tinto. Leggevo, e pensavo che c'erano due mondi, in uno si diceva aria, nell'altro aere. C'era il pane degli angeli, l'intelligenza, e il popolino, gli analfabeti che hanno il cibo in comune con le bestie: dalla volgare schiera. Quando avevo otto o nove anni, ero malato di malaria, e il dottore prescriveva &laqno;l'aria natia»: mi portavano al paese, c'erano mucchi di monnezza buttata dietro la chiesa, miliardi di mosche, di notte si usava un vaso e la mattina le donne uscivano col vaso e s'incontravano e stavano a parlare per un'ora ognuna col suo vaso. Dante si dice secondo a Virgilio, ma io penso che era meglio dottò: anche Enea va all'Inferno, ma Dante ci va di persona. E poi politicamente, è andato in esilio, ha dovuto mendicare il pane altrui come sa di sale. I preti la volevano sempre bruciare la Divina Commedia. Ogni grande ha avuto di questi amori platonici, non è vero? Io quando avevo qualche ragazza facevo subito qualche poesia. Mia nonna, appena c'era un fattaccio, un omicidio, faceva una poesia in dialetto. Sempre mi è piaciuto leggere, specialmente d'inverno. Verso il '50 sono andato in carcere a Catanzaro, e un detenuto aveva il Don Chisciotte, ma era una riduzione. Me lo ricordo tutto: è partito perché leggeva troppi romanzi cavallereschi tipo i Reali di Francia, avventure, maghi, anelli, alla prima impresa voleva liberare due detenuti. A volte il protagonista passa dei guai peggio di chi legge, come le persone dei campi di concentramento, e allora uno dice la vita mia in fondo è stata fortunata.

Quel libri lì, Primo Levi, le gavette di ghiaccio, e la storia del nazismo, ne ho letti tanti, mi appassionano i romanzi storici, e i personaggi come Napoleone, o Cagliostro, o Rasputin, o Guevara. E anche i libri di cappa e di spada: Dumas, Cyrano. Ebrei, che si siano dichiarati, non ne ho conosciuti mai: solo uno, con una grande barba, che vendeva libri sotto i portici a Torino, mi faceva prezzi speciali e cambiare i libri dopo che li avevo letti. Il canto più bello è il conte Ugolino, pensando al tradimento dell'arcivescovo Ruggeri. Macché, non l'ho vista la Torre della Fame. Mi sono venuto a consegnare a Pisa, e sono passato solo dalla Piazza dei Miracoli, ma appena esco... Lupi e lupicini: era in carcere anche lui a Pisa, inseguito nel sogno da quei cani, il monte per cui i Pisan veder Lucca non ponno. Sarebbero quei monti là che si intravedono dalle grate della saletta, dottò? Che sono andati a fuoco il mese scorso? Quella invettiva tremenda di Dante contro Pisa: il popolo pisano non li ha aiutati. Muovasi la Capraia e la Gorgona: è una maledizione, una bestemmia, il dolore e il digiuno. Qualcuno dice che Ugolino si mangiò i nipoti, figuriamoci. I nipoti lo avevano invitato loro stessi perché si mordeva le mani per la pena, e credevano che fosse per la fame. Quando hanno aperto avrebbero trovato solo il corpo di lui. Sono i preti che vogliono far capire così, dottò.

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