Adriano Sofri
Lettera al mio cane fuori cella

Ho una passione per i pastori tedeschi che viene da Zanna Bianca e da un cane che mi fu affidato da poliziotti, quand'ero bambino. Ora a casa mi aspetta Félix. Non mi conosce, ma deve senz'altro conoscere un po' il mio odore.

Questa è una lettera al mio cane. Prima voglio ricordare altri cani. Non è detto che chi ami il proprio cane ami anche gli altri. Si può nutrire un rancore classista contro i cani dei ricchi. Si possono disprezzare i cani di basse origini, o viceversa quelli di alto lignaggio. I cani però, di lusso od ordinari, sono innocenti degli abusi simbolici e pratici che ne fanno gli umani: delle manipolazioni tese a inferocirli e delle scommesse che li mettono gli uni contro gli altri. Io ho una predilezione che risale all'infanzia per i pastori tedeschi, cioè per i cani lupo. Guardavo in televisione il corteo dei centri sociali a Torino. C'erano i poliziotti con i cani lupo, e mi è sembrato che uno di quei cani avesse avuto un sussulto di spavento per un botto di petardo. Mi ha fatto simpatia. Benché vengano addestrati, come i cani da caccia, a restare impassibili agli spari, io penso che i cani pastore si fingano impassibili, perché desiderano far contenti gli allenatori umani, ma sotto sotto non si liberino mai dalla paura dei botti e dei temporali. Le notti di Capodanno e quelle dei fuochi del santo patrono sono un tormento per i bambini e per i cani. Adesso c'è la grande auge del cane Rex, benché resti qualche pregiudizio verso i cani poliziotto. George Brassens, che a suo modo era anarchico (si è anarchici solo a proprio modo) spiegava così la sua preferenza per i gatti: &laqno;Avete mai sentito parlare di un gatto poliziotto?». In realtà, i cani poliziotto sono parenti stretti dei cani accompagnatori di ciechi (cagne, più esattamente) e soccorritori da valanga, e perfino quando vi dichiarano in arresto una malinconia galleggia nei loro occhi.

Ho visto pochi cani nel corteo dei dimostranti. I cani sono avventori fraterni dei centri sociali, e accompagnatori in genere dei ragazzi e delle ragazze che si chiamano fuori. Forse la convivenza fra i ragazzi e i loro cani risulterebbe più istruttiva di tanti altri segni particolari di identità, capigliature tatuaggi anelli e colori. Dunque se un corteo è arrischiato i ragazzi lasciano a casa i cani. Nella cella in cui è morto, solo, Edoardo Massari, c'era una lettera non spedita alla sua compagna, che parlava della preoccupazione per il suo cane restato fuori, e dell'ansia di tornare a prendersene cura. È improbabile che questi ragazzi di ora abbiano letto l'Ettore Malot di Senza famiglia: ma in fondo, Rabbia Moderna a parte, potrebbero ancora farlo senza trovarlo troppo sdolcinato. La mia passione per i pastori tedeschi, oltre che da Zanna Bianca, viene da questo: che da bambino, durante una vacanza estiva sul Carso triestino, a Prosecco, dei poliziotti ­ quelli del Territorio Libero, che avevano eleganti camicie celesti, e venivano chiamati &laqno;cerini», o &laqno;tubi» ­ mi affidarono un giovane cane che era un vero campione ma da cucciolo doveva essere stato terrorizzato dai bambini. Fu un'estate meravigliosa, compreso il saggio finale, quando risultò il più bravo a saltare nel cerchio di fuoco, a strisciare e scavalcare il muro, e non aveva più paura dei bambini, anzi ne andava pazzo. Chissà com'è il cane di Massari, forse uno di quelli trovatelli che i ragazzi si portano dietro, legati con uno spago e con un aspetto strapazzato e pessimista. O magari un cagnolino festoso e saltatore. O un magnifico grosso cane pastore. I cani, con quel modo di tirare il guinzaglio, o lo spago qualunque di uno squatter, sembrerebbero pronti a impiccarsi coi loro padroni, se solo li mettessero in galera insieme.

È al mio nuovo cane che penso, che non ho mai visto, e non mi ha mai visto. Si chiama Felix. Il mio vecchio cane era morto, e questo è arrivato perché io avessi anche il mio nuovo cane ad aspettarmi. Ora è adulto, e bello, dicono. È stato un cucciolo irruento e scatenato, dicono. Ogni tanto me ne arriva una fotografia. Lo fotografano nei posti in cui figuri come il mio cane: davanti alla porta-finestra del mio studio, o nella mia stanza accanto alla pelle dell'orso ceceno, che non potei rifiutare. Devono aver fatto di tutto perché il cucciolo sentisse di stare aspettando uno sconosciuto che gli era destinato. In quella casa F&eacutelix, senza conoscere me, deve senz'altro conoscere un po' il mio odore: così, se un giorno ci incontrassimo, mi riconoscerebbe. In una fotografia era seduto docilmente accanto alla branda, nel facsimile della mia cella che portano in giro per solidarietà: aveva le orecchie ben dritte e il muso inclinato, come fanno i cani quando cercano di intuire che cosa si voglia da loro ­ e si capisce nella foto che aspetta solo un cenno di autorizzazione per correre via e fare il pazzo.

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