Adriano Sofri
Evviva i giornali d'appendice

LEGGERE IN CARCERE. FRA ARCHEOLOGIA E PITECHI VECCHI MILIONI DI ANNI
Rubriche e supplementi li rendono simili a enciclopedie a puntate: deliziosamente inattuali, cioè del tutto disinteressati alle notizie.



I giornali quotidiani vogliono essere letti saltando la parte superflua e noiosa che riguarda le notizie del giorno prima. Si passi direttamente alle pagine che dichiarano il loro disinteresse per l'attualità: supplementi scientifici e culturali, rubriche di enigmistica e giochi di parole, o almeno servizi a puntate. Niente è più bello che leggere, nell'ordine più casuale, un dizionario enciclopedico: ma nessuno, che non abbia una condanna all'ergastolo e il televisore guasto, intraprenderebbe la lettura di un'enciclopedia. Diluita nei giornali, l'impresa è possibile. Per questo i quotidiani, che pure hanno dimenticato la bella tradizione dei romanzi di appendice, si sono trasformati sempre più in giornali d'appendice, o in farmaci di mantenimento, come certe pillole mattutine contro l'alta pressione. Si fuggano dunque le notizie fresche, tranne quelle riferite alla preistoria, o all'archeologia, o all'astronomia, che anzi sono più propriamente di casa sui quotidiani. Non è infatti commovente leggere che si è saputo ieri pomeriggio che la datazione sulla comparsa di qualche piteco va spostata di alcuni milioni di anni, o che è stata avvistata una stella grande qualche miliardo di volte più del Sole? D'altra parte, queste notizie che combinano la novità fulminea con la durata immemorabile arrivano ai giornali del mattino (che peccato che non ci siano più quelli della sera) passando attraverso riviste a cadenza, quando va bene, annuale. Nel caso di notizie puntuali e perfino aneddotiche, si leggano senz'altro a condizione che messa in pagina e titoli le garantiscano sufficientemente inattuali.

Per esempio, questa settimana ho letto (in un pezzo di Daria Galateria sulla Repubblica) una frase di Stendhal su Gilbert che non resisto al desiderio di riportare senza commento: &laqno;Morì all'età di ventotto anni in manicomio dopo aver ingoiato la chiave della propria stanza». Non riesco a sentire la parola &laqno;stanza» senza che mi torni in mente quella bellissima rivendicazione che Virginia Woolf fece per le donne: "Una stanza tutta per sé". La adatto al luogo in cui mi trovo: una cella tutta per sé. (Sapete che si impiegano ancora qui chiavi di ottone lunghe venti centimetri, come si usano solo per dare alla gente la cittadinanza onoraria: valle a ingoiare). Sul Corriere della sera, ho letto una recensione di Isabella Bossi Fedrigotti a uno studio di Maura Palazzi intitolato Donne sole. È una storia della solitudine delle donne, abbandonate o vedove o ribelli e bisognose: spiega che nelle antiche anagrafi erano registrate convivenze domestiche di donne con la formula "abitare a compagnia". Per permettersi di restare sole. Una pagina su Trieste, "vecchia signora" che il sindaco Illy dichiara ringiovanita, mi ha ricordato una storia di anni fa, che Toni Capuozzo ricostruì magistralmente: alla morte per vecchiaia si era scoperto che il marito di una coppia vissuta insieme per decenni era in realtà una donna. In un resoconto di Magdi Allam (sulla Repubblica) delle dichiarazioni della terrorista islamista algerina Nacera Zouabri si leggevano questi passi: "Istintivamente preferivo massacrare le donne. Mi piaceva travestirmi da uomo. Trovai gusto a ridurre a pezzetti i corpi giustiziati. Una volta infilai un coccio di bottiglia nella vagina di una donna sequestrata, e la lacerai. Nessuna strage eguaglierà quelle da me compiute. Se dovessi rinascere vorrei essere un uomo". Non sembri contraddittoria la lettura di pagine algerine con i consigli a scansare le notizie attuali: le cose d'Algeria riguardano infatti la preistoria e il futuro remoto. Vi parlerei anche del romanzo di Arundhati Roy, Il dio delle piccole cose (che bel titolo), di cui tutti parlano, ma non ho potuto ancora procurarmelo. È scritto da una donna indiana e ha fatto scandalo per aver immaginato l'amore di una donna con un intoccabile. Vi ricordate la tradizione del &laqno;suttee», il rogo funebre sul quale saliva anche la vedova.

In Algeria metà della popolazione ha meno di vent'anni. In Italia ci sono 2 milioni e mezzo di anziani, con più di 65 anni, che vivono soli: fra loro le donne sono un milione e 928 mila (dati Fnp-Ceres che ho letto su Vita). Voglio concludere questo articolo parassitario (e sconclusionato? Può darsi: ma non è il solo) con la citazione di un altro articolo, intitolato "Trapianto di teste tra scimmie»: &laqno;Il neurochirurgo Robert White, di Cleveland, Ohio, è riuscito, con parziale successo, a trapiantare teste da una scimmia all'altra. Il periodo più lungo di sopravvivenza degli animali sottoposti all'esperimento (quanti? domanda mia) è stato di una settimana. Poiché White non ha potuto riattaccare le terminazioni nervose nel midollo spinale i corpi dei macachi sono rimasti paralizzati. Gli animali, coscienti, hanno tenuto un normale ciclo di veglia e sonno, mangiato e bevuto, seguito con gli occhi i movimenti degli assistenti di laboratorio e reagito a voci e suoni, finché non sono morti".

 

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