Storie circolari di carcere quotidiano
Tutte le vicende dei prigionieri tornano su se stesse. Come quella del povero che ha preso a sassate la finestra dell'assessore che non gli dava la casa. E non ha avuto gli arresti domiciliari perchË non aveva domicilio.
 

di   
ADRIANO SOFRI 12/11/1998
Che volete che vi dica: non succede niente. Gente che esce, gente che entra. Facce nuove, ma somigliano alle vecchie. Spesso sono le vecchie. C'Ë una messa per salutare il curato, che si chiama comicamente don Severo ­ la sua indulgenza Ë plenaria ­ e lascia il carcere per anzianità. Lo salutano tutti, cristiani e musulmani. Mi indicano un nuovo entrato del giudiziario, un ragazzo col codino. » di un paese qui vicino, Ë senza casa, andava tutti i giorni al municipio a chiedere aiuto, di notte dormiva in un'auto, o dai panettieri, che stanno su fino alla mattina, e l'aria Ë tiepida e l'odore buono. L'altra mattina Ë tornato al municipio e ha preso a sassate la finestra dell'assessore. Ha fatto male, naturalmente. Insomma, l'hanno arrestato per violenza e minacce. Ma non potevano dargli una misura alternativa? Potevano, ma bisognava che avesse un domicilio, e lui non ce l'ha, e perciò tirava le pietre. Così il cerchio si chiude. C'è una circolarità nelle storie del carcere. Tornano su se stesse.
Un'altra: all'ora della posta. La posta Ë importantissima per i prigionieri. Si affollano tutti al cancello. C'è gente che non ha ricevuto una cartolina da 18 anni, e tutti i giorni torna a chiedere con un'aria noncurante: 'C'è niente per me?'. Io, che ne ricevo troppa, sono sempre un po' imbarazzato. Ma stamattina c'Ë uno che ne ha ricevuta molta di pi: un fascio di lettere che l'agente sfoglia accuratamente, come da regolamento, per consegnargliele. Intorno si Ë fatto un capannello di invidiatori e motteggiatori. R. non riceve quasi mai posta, e oggi questa alluvione. Ma non ha una faccia contenta, anzi: mette via un foglio dietro l'altro senza guardarli, mogio mogio. » una ragazza, che gli ha rimandato indietro tutte le sue lettere d'amore.
Storie così. C'è N., che ha poco pi di vent'anni, Ë un nero americano, simpatico e gentile, con un unico difetto agli occhi dell'amministrazione: la passione per gli acquisti postali. Non ha nessuno, e gli piacciono le magliette e le scarpe che piacciono a tutti gli altri ventenni, e se le ordina per catalogo. Sa tutte le marche, tutti i prezzi. Quando ha chiuso il Postalmarket, era triste come se avesse dovuto chiudere lui l'attività. Ogni tanto gli arriva una taglia 58, lui ha il 46. Prende tutto sul serio. C'era un torneo di scacchi per detenuti. Enrico A., curatore, ha affisso un annuncio. Possono partecipare tutti i detenuti. Sono escluse le persone che hanno precedenti penali. N. non si Ë iscritto. Quando gli hanno chiesto perché, ha risposto, vergognandosi un po', che lui aveva precedenti penali.
C'è B., tunisino, giovane anche lui: la galera Ë cosÏ, tutti ragazzi e qualche vecchio di cui si Ë smarrita la pratica. Non so perché, si è convinto che in italiano bisogna mettere un 'di' davanti a ogni paio di parole almeno. » venuto in galera due volte. Una volta aveva commesso il reato, questa volta no. Certi giorni é cupo fino alla morte. Certi altri Ë allegro come uno scolaro in gita. Quando Ë arrivato, un anno e mezzo fa, diceva: 'Di arriva di un momento all'altro di cartello che mi dice di sei su scherzi a parte'. Ora non lo dice pi. Dice: 'Di avvocato di non venuto'. Qualche volta supera se stesso. Dice: 'Messo troppo di pepe di roncino'.
Un altro tunisino, che ora Ë fuori, mi aveva raccontato i viaggi per mare alla volta della Sicilia. Lui ne aveva fatti una dozzina, con sbarchi a Trapani, a Lampedusa e a Pantelleria. Il pi interessante era andato così. Un giovane intraprendente di Biserta aveva raccolto i soldi dei partenti. Poi aveva rubato un barcone nel quale li aveva stipati, raccomandando di non farsi vedere sopra coperta. Poi mise in moto e salpò, fissò la rotta in direzione della Sicilia, si tuffò e se ne tornò a riva a nuoto. I passeggeri vennero su quando il barcone si mise a girare in tondo. Anche questa storia è un cerchio che si chiude.
B. si dichiara tollerante in religione, ma non riesce a capacitarsi che si possa pregare Dio inginocchiandosi a fianco a una ragazza e vedendole le gambe. Dice che gli è sempre sembrato buffo il modo di pregare degli ebrei che si dondolano avanti e indietro, ma che nel cortile del carcere gli è venuto in mente il significato di quella preghiera: che i detenuti dovrebbero mettersi davanti al muro di cinta e fare su e gi con la testa, perché l'oggetto di ogni preghiera è che siano abbattuti i muri di cinta.
Poi c'é Gonzales, il cuoco, il poeta, quello che guarda le nuvole. Mi insegnÚ un modo di dire argentino memorabile. Me lo disse a proposito di uno che barcollava al passeggio, e sembrava avere i giorni contati. 'Està màs cerca del arpa que de la guitarra', che vuol dire 'È più vicino all'arpa che alla chitarra', cioé pi di là che di qua. Frase poeticamente cinica. Mi torna sempre in mente. Ci sono momenti in cui si è più vicini all'arpa che alla chitarra: per fortuna poi si torna giù. Ecco una poesia di Gonzales (traduzione mia) che traggo dalla rivista di strada pisana Il miserabile:
Cinquant'anni compiuti,
sette anni di clausura,
eppure sono contento
di come mi sento dentro.
Gli altri cominciano a pensare
a che cosa faranno quando io morirÚ,
e io penso che,
se aspettano ancora un po',
non potranno fare niente.
Io lo so perchË Gonzales Ë, nonostante tutto, un po' contento: perchË ha una figlia ragazza a Mar del Plata che si chiama Julieta. Ho visto la fotografia.


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