Adriano Sofri
Giuda e pentiti: qual è il prezzo giusto?

I 30 denari valevano 12 milioni. Poco rispetto agli &laqno;infami» d'oggi? Nel loro caso, i compensi miliardari non sono il prezzo del tradimento, ma il segno dell'esaltazione dei pagatori.

Si può vedere, in un cortile di carcere, un uomo isolato. Non passeggia, sta rannicchiato in un angolo, vicino al cancello dove staziona un sorvegliante. Gli altri sembrano non vederlo, e lui guarda nel vuoto: ma si capisce che è attento al loro viavai e in allarme. Dopo un po', si alza e torna a rintanarsi nella sua cella. Anche la sua cella è giusto dirimpetto a un posto di guardia. Del resto, sono rari i giorni in cui si avventura fino al cortile. &laqno;È un infame». Ha fatto andare in galera, per debolezza o per tornaconto, una quantità di persone. Alcuni erano suoi amici, suoi parenti magari. Forse qualcuno dei denunciati era innocente. Può darsi che fra i prigionieri che vanno avanti e indietro, e sembrano non vederlo ­ ma a un tratto lo fissano in volto, con un'impressione che lo fa tremare e scodinzolare insieme, come un cane spaventato dal castigo che sa però di aver meritato ­ che fra quelli ci siano dei suoi denunciati. Un tempo, non lo si sarebbe messo con gli altri. Ora la delazione è quasi la norma. I &laqno;pentiti» di rango hanno i loro reparti. La marmaglia sta con gli altri. Non rischiano più. Qualcuno, per debolezza o per tornaconto, perfeziona la delazione offerta ai magistrati con quella spicciola offerta ai carcerieri. Altri affidano al tempo e all'abitudine una mortificata risalita: sono docili, servili, si avvicinano guardinghi a un gruppo che conversa o gioca a carte finché, per stanchezza o distrazione, nessuno più si volterà a mandarlo via. Se qualcuno, ignaro o distratto, gli farà un cenno di saluto, lui risponderà con un'enfasi di devozione, mettendosi quasi nelle sue mani.

Torniamo alla scena iniziale. Dopo un po', l'uomo spaventato, o messo al bando, vi mette a disagio, e vi fa compassione. Allora, qualunque indegnità gli stia addosso, vi avvicinate a lui, gli chiedete se abbia bisogno di qualcosa, vi fate vedere. Nessuno, anche fra i più rigorosi, vi rimprovererà. &laqno;Per te è un'altra cosa» vi diranno comprensivamente &laqno;tu hai un'altra mentalità. Tu non ragioni come noi». Voi siete tentati di sostenere che il vostro modo di ragionare valga anche per loro. È detto: non giudicate se non volete essere giudicati. Deve valere di più per chi è stato giudicato, e sa che cosa vuol dire. E il tradimento dell'amico di ieri, non avverte forse che ciascuno può tradire? Non è forse andata finalmente in malora una mentalità da uomini d'onore, virili, sprezzanti di sbirri e minacce e lusinghe? Anzi, una volta che la mafia è stata travolta dagli eccessi sanguinari e dalla rivelazione di una tempra pusillanime, proprio sulla catastrofe di quella cultura andava costruito un vero cambiamento. Ma anche per voi non è così semplice. Voi disprezzate quelle idee di &laqno;onore», ma non apprezzate certo di più la delazione interessata e il tradimento. Voi non sopportate di abitare in una comunità, sia pure forzata, in cui qualcuno sia messo al bando; ma non siete neanche così virtuoso da volerne fare il vostro amico. Tempo fa, fra tante lettere di detenuti, me ne arrivò una del più sciagurato &laqno;pentito» accusatore di Enzo Tortora: diceva di sé ogni male, e piagnucolava per il modo in cui le autorità lo ripagavano. Senza volere, fui offeso che avesse pensato di scrivere a me.

Come tutti, ho molto pensato alla figura di Giuda. Quando si è bambini, e si ascolta per la prima volta il racconto, non ci si rassegna allo scandalo del tradimento di Giuda. Non si vuole accettarlo. Quella riluttanza, quel dolore, restano sotto la pelle che si indurisce. Si impara a fumare, a mettere le mani in tasca e dire: &laqno;Porco Giuda». Nei favolosi dipinti dell'Ultima Cena, Giuda, solo, è seduto di qua dalla tavola. Torvo, è l'unico sul cui capo non sia disegnata l'aureola. A volte tiene dietro la schiena, nascosta al Cristo e ai discepoli, ma evidente allo spettatore dell'affresco, la mano che stringe la borsa coi denari. Fatta per rinfocolare l'odio e la maledizione di chi guarda, quella figura di randagio e di bandito suscita inevitabilmente un turbamento e una compassione. Per questo da sempre le anime migliori hanno cercato una spiegazione più difficile al tradimento di Giuda. L'hanno compianto come lo strumento infelice e necessario al sacrificio di Gesù. L'hanno immaginato come un rivoluzionario che volesse forzare il suo Maestro alla resa dei conti con l'oppressore. O come accecato dal troppo amore e dalla gelosia. Mi piaceva tanto la frase che avevo trovato in un dramma di Leonid Andrejev: &laqno;Più che di un traditore, sembrava il bacio di un tradito». Quello sforzo di riscattare Giuda da un ruolo infame non è mai finito, nella letteratura e poi nel cinema. (Poco fa è tornato in un libro di Sebastiano Vassalli, che mi scuso di non aver letto). Peraltro, non era corso, Giuda, a impiccarsi a un albero di fico? Non bastava questo ad allontanarlo dal tipo del pentito per denaro? È strano che sia passata inosservata la seguente notizia (l'ho letta sulla Stampa). A Torino, attorno all'Ostensione della Sindone, si è svolto un convegno di numismatici sulla mostra dedicata alle &laqno;Monete al tempo di Gesù». Gli specialisti hanno accertato che i trenta denari di Giuda (sicli di Tiro, legati in argento) valevano, al cambio di oggi, più o meno 12 milioni di lire. La modestia della somma ­ al tempo di Giuda avrebbe assicurato appena un anno di sobria sussistenza ­ ha fatto concludere agli studiosi che &laqno;Giuda non compì il suo gesto per denaro». Io ci ho pensato, e non sono convinto. Temo che i numismatici si siano lasciati abbagliare dal vertiginoso aumento della borsa dei pentiti contemporanei. Nel loro caso, nel caso dei saldi miliardari e dei capricci esauditi, è vero che il soldo pagato non è il prezzo del tradimento, ma il segno dell'esaltazione dei pagatori. Il vero tradimento mercenario, io sono incline a credere ora, non costa né troppo né troppo poco: né la ricchezza oltraggiosa, né i trenta denari simbolici e senza valore della tradizione. Costa 12 milioni, un milione al mese, esenti da tasse. È già qualcosa. Poi si vedrà. Porco Giuda.

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