Adriano Sofri
Amori e stupori tra fratello e sorella

La morte del matematico André Weil ci fa ripensare a Simone, che si lasciò morire nel '43 a Londra. Foto e libri ci raccontano le loro affettuose complicità. E aumentano l'orrore per il nostro mondo di figli unici.

È morto in questo agosto André Weil, a Princeton. Aveva 92 anni, ed era un celebre matematico. I profani, come me, l'avrebbero appena sentito nominare. Ma era anche il fratello di Simone Weil. Si amano i pensieri e la vita di Simone con un amore speciale. Lei era più giovane di André di quasi tre anni: era nata il 3 febbraio del 1909. Si lasciò morire di fame, in Inghilterra, il 24 agosto del 1943. Erano nati in francia da una famiglia ebrea. Simone pensò e scrisse di filosofia, di politica, di religione, di scienza, cose di straordinaria acutezza e tensione. Fu bruciata, sempre, da un desiderio di solidarietà intenso fino al sacrificio. Le biografie di lei pubblicano le fotografie d'infanzia in cui fratello e sorella sono ritratti insieme. A due e cinque anni, tenendosi per mano, lui con il vestito da marinaretto e sorridente, lei seria seria e quasi in bilico. A sei e nove anni, in un giardino, abbracciati, tutti e due con le gambe incrociate. A dieci e tredici anni, in vacanza, tutti e due in calzoncini, lei gli tiene un braccio sulla spalla e inchina la testa spiritosamente. A tredici e sedici anni, seduti a un tavolo da scolari all'aperto, qui ridono tutti e due, con lo stesso angolo della bocca sollevato a destra, per ironia. Poi, come succede, le foto si separano. Simone ora figura coi compagni di liceo ­ unica ragazza ­ poi con le sue allieve, poi nella fototessera con la matricola di operaia di fabbrica, poi in Spagna al ritorno dal fronte; e, alla fine, a Londra, la foto sul lasciapassare della &laqno;Francia combattente», in cui il viso sembra già sigillato.

Sono attaccato ai legami fra fratelli e sorelle, e spaventato da una società di figli unici. In famiglia Simone era soprannominata Antigone: ma anche, perché l'ironia e il buonumore non mancavano, &laqno;la trollessa» o &laqno;il fungo sull'humus», o &laqno;lo stupefacente fenomeno». Era André a coniare quei nomignoli. Simone camminava sulle orme di André. Lui meravigliava tutti per la genialità e la precocità. La trascinava nelle monellerie. Suonavano alla porta delle ville, e piagnucolavano: &laqno;Moriamo di fame: a casa nostra non c'è da mangiare». E facevano scorpacciate di dolci, con gran vergogna dei genitori. Lui le insegnò di nascosto a leggere, per sorprendere il dottor Bernard, loro padre, cui all'improvviso Simone lesse il giornale. Recitavano a turno interi poemi e tragedie, prima il Cyrano, poi Racine e Corneille Avevano un'intesa privilegiata, fatta di una lingua speciale e di citazioni dotte. A dieci anni, André decise che non voleva più portare calze, per mettere alla prova la resistenza del corpo. Simone gli tenne dietro, con lo zelo raddoppiato che metteva nel seguire il fratello. Lui eccelleva negli studi classici, compreso il sanscrito, e in matematica era così avanti da esserne esonerato a scuola. Suonava il violino. lei lo ammirava, e si sentiva stupida. Lui risultò primo al concorso per la docenza in matematica: aveva 19 anni. Anche lei si preparò per la Scuola normale. La straordinaria precocità di lui fa una strana impressione, ora che la sua vita è durata 92 anni. &laqno;In quell'epoca felice» ricorderà André vecchio &laqno;non pareva auspicabile che un fanciullo perdesse il suo tempo». Quando lei seppe che André, al ritorno da un lungo soggiorno in India sarebbe passato dall'Urss, esclamò: &laqno;Vedrà la Russia prima di me!». Quando André fu imprigionato come disertore, lei gli disse che lo invidiava, e non poteva perdonargli di aver conosciuto la galera prima di lei. Scherzava, ma fino a un certo punto. Gli uomini, anche i più geniali e trascinatori, sono poi più avari e prudenti.

André, attraversando avventurosamente quei tempi di ferro e di fuoco, volle essere soprattutto un matematico, e avere la sua famiglia. Si trasferì negli Usa ­ e vi accolse per un periodo anche i genitori e Simone ­ e restò a insegnare e vivere lì. lei era più esigente, e non si sarebbe accontentata di niente: neanche della bellezza delle alte matematiche, cui rimproverava di restare inaccessibili, per ingiustizia sociale, alle persone comuni. Era devota alla matematica greca e alla geometria. Lui era stato fra gli animatori di quel circolo di matematici che, sotto il nome inventato di Bourbaki, segnò la ricerca matematica. Lei confessava: &laqno;il pensiero delle sofferenze e dei pericoli a cui non partecipo mi riempie di orrore, pietà, vergogna e rimorso». Insomma, solo per curiosità e amore di Simone ­ un amore che ho sempre sentito da fratello maggiore ­ mi procurai e lessi l'autobiografia di André, pubblicata da noi col titolo Ricordi di apprendistato. Vita di un matematico (Einaudi 1994, l'edizione originale è del 1991. Lo stesso Einaudi ha pubblicato la classica Teoria dei numeri). E mi sentii subito in imbarazzo, a guardare la fotografia del frontespizio, in cui André è con una bella donna sorridente: non Simone, ma sua moglie Eveline. Naturalmente. André ha scritto rivendicando &laqno;una vita singolarmente felice»: e il suo libro è così bello da far cadere presto la delusione per la parte assai minore dedicata a Simone. &laqno;Ho raccontato altrove tutti i miei ricordi sulla nostra infanzia, e su Simone» avverte André. (Soprattutto alla biografa di Simone, Simone P&eacutetrement, dalla quale anch'io li ho ricavati: La vita di Simone Weil, Adelphi 1994; l'originale è del 1973). Simone, ricorda André, era allegra e piena di spirito, e lo restò, anche se poi la sua vita &laqno;mi sembrò spesso, probabilmente non senza ragione, un affronto al buon senso». A Londra, alla fine, Simone aveva implorato di essere paracadutata sulle linee, in Francia. &laqno;Niente di tutto ciò che le avvenne» dice ancora André, &laqno;poteva stupirmi: tranne la morte. Poiché confesso che avevo creduto mia sorella indistruttibile».

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