Lo sciopero della fame per i ritardi della nuova legge

Carceri: dilaga la protesta

E Sofri elogia il piano di An

Luca Zanini
dal Corriere della Sera, 23 ottobre 1997


ROMA - Sovraffollamento, malati senza medicinali, donne in cella insieme ai figli di 2-3 anni, ma soprattutto la sensazione di una speranza delusa: quella che collegava all'approvazione della legge Simeone la prospettiva di un futuro migliore. I detenuti protestano contro le difficili condizioni di vita nelle carceri e contro i ritardi del Parlamento: la nuova normativa garantirebbe pene alternative per le condanne inferiori ai 3-4 anni.
Protestano a Rebibbia Nuovo complesso, dove da 10 giorni in mille rifiutano il vitto e da ieri hanno smesso di mangiare anche i cibi cucinati in cella. E lo &laqno;sciopero del rancio» si starebbe estendendo anche a Napoli e Milano, mentre a Pisa sono già una trentina i detenuti che hanno aderito alla protesta dopo la solidarietà espressa da Adriano Sofri. In realtà il tam tam di &laqno;radio carcere» si è diffuso negli altri istituti di pena solo tra martedì e ieri e l'adesione massiccia potrebbe scattare nei prossimi giorni.

Per il momento nelle celle di San Vittore &laqno;la protesta non ha preso piede: si contano sulle dita di una mano - dice Pino Mellace, ispettore penitenziario - quelli che hanno rifiutato il vitto». Nel frattempo, però, a Rebibbia sale la tensione. Da martedì sono in sciopero della fame anche tre malati di Aids conclamato ricoverati nel reparto G14.
Sono circa quindicimila, su una popolazione carceraria di 50 mila in tutta Italia, i detenuti che, una volta approvata la legge Simeone, potrebbero essere trasferiti agli arresti domiciliari o affidati ai servizi sociali. Il provvedimento, passato alla Camera nel settembre '96, è rimasto fermo per un anno. Recentemente il Senato l'ha licenziato con alcune modifiche, e adesso deve tornare all'esame di Montecitorio. &laqno;Potremmo metterlo all'ordine del giorno già dal 27 ottobre - annuncia Giuliano Pisapia, presidente della Commissione Giustizia della Camera -, ma la rapidità con cui verrà approvato (basterebbe meno di un mese) dipenderà dal fatto che venga concessa la sede legislativa».
Pisapia, che martedì è stato a Rebibbia, ha visitato i malati di Aids: &laqno;Ho visto uomini che lottano con la morte - racconta -: questo dovrebbe spingerci tutti ad accelerare il varo della Simeone». Un auspicio che, da Pisa, esprime anche Sofri.

È singolare che l'ex leader di Lotta Continua approvi lo sforzo legislativo di un deputato di An, ma Alberto Simeone è un uomo di destra controcorrente: oggi andrà a trovare Sofri e con lui tornerà a discutere di delitti e castighi. &laqno;Di giustizia, insomma - dice -, giacchè a un principio di civiltà giuridica si ispira la mia legge».
La nuova norma favorirà, spiega, &laqno;soprattutto le donne in cella con bambini, ma non concederà la libertà a chi ha avuto condanne per rapina, per estorsione o per reati di terrorismo». E la vicenda di Sofri? &laqno;Per lui la questione è diversa - spiega Simeone -. Io credo che Sofri, Bompressi e Pietrostefani debbano essere rimessi in libertà: in attesa di un nuovo processo che chiarisca tanti punti oscuri».