"Volevo soltanto vivere la mia vita"

di Adriano Sofri
Il Tirreno, 25 marzo 1998.



Ho ricordato su &laqno;Panorama» la storia di Marcello Diana, che aveva trascorso tanti anni in carcere per una sequela di irrisori reati di droga, era stato per un anno mio vicino di cella e compagno generoso dei detenuti più disagiati, a dicembre era uscito, e a marzo è morto. Dopo aver scritto il mio articolo, cucito soprattutto con i brani delle sue lettere, ho ricevuto dalla sorella di Marcello i fogli, scribacchiati disordinatamente, che gli sono stati trovati accanto: verbale della notte in cui ha scelto di morire. Ne riporto una parte, così com'è, perché insegna qualcosa su che cos'è il carcere, e che cos'è il mondo di fuori. Mi dispiace della crudezza della storia.

Chiedo scusa a tutti.
Volevo solo un lavoro.
Vorrei donare i miei organi a chi ne ha bosogno.
A. (sta per Adriano ndr), fondate una vera associazione per i detenuti, ti prego.
Volevo solo un lavoro, un documento, un libretto sanitario, e vivere la vita.
L'associazione, io l'avrei chiamata "Oltre il muro".
Bisogna formare cooperative di lavoro esterno.
Adesso un saluto e un ringraziamento a tutti voi che mi avete sopportato. Scusate.
Non voglio commettere reati per vivere.
Ai ragazzi giovani. La droga non serve a niente. Lasciatela a chi la vende.
Sono cosciente di ciò che sto facendo, ma questa società ci vuole morti. E io vi accontento.
Tante scuse al padrone di casa.
È una notte insonne e tanto lunga.
Ci stavo ripensando. Non volevo morire. Però che senso ha vivere così.
Abdessadek, l'urlo funebre che facevi per il teatro, in carcere, ora fallo per me.
Vorrei donare gli organi a chi ne ha bisogno. "Per due volte (è impressionante) la morte non mi vuole. Sono sfortunato.
La vita è una cosa meravigliosa. Peccato che la mia sia andata sprecata. (Ho sempre aiutato tutti! Sono stato un bravo ragazzo!).
Ho pagato più del dovuto.
Non tutti sono uguali per la legge.
Addio. Che Dio o Allah o chiunque sia mi perdoni.
Anche la terza è fallita. Adesso la quarta. Che Dio mi accolga. Amen.
Vi voglio bene. Neanche la quarta.
Provo la quinta. Una sfiga. Neanche la morte mi vuole.
Ore 6 è un'alba meravigliosa. Oggi c'è il sole, sono felice!
Io nella vita ho perso sempre e tutto.
Io nella vita ho perso sempre e tutto, una casa una moglie un palio dei ciuchi.
Io nella vita ho perso sempre e tutto una casa in campagna un palio dei ciuchi.
E' una notte insonne e tanto lunga. Una delle tante trascorse.
Caro... ecco un altro giorno come ieri questi giorni sono tutti uguali la ricerca di un lavoro leggo tutti gli annunci chiedono il curriculum l'età inferiore ai 35, bella presenza lingue straniere ecc. ecc., puoi immaginare. Di tutti questi requisiti non ne posseggo nemmeno uno, forse uno sì parlo correttamente l'italiano e il sardo. Ecco un altro giorno come ieri".