Dai detenuti del carcere di Pisa

Comunicato Stampa

 

Lunedì 22 dicembre 1997


Il sindacato dei direttori di carcere, per ragioni di categoria che non ha peraltro spiegato ai detenuti, i quali non hanno titolo a giudicarle, ha proclamato uno sciopero per il 24 dicembre, vigilia di Natale. I detenuti ricordano di non aver saputo mai che il sindacato dei direttori abbia scioperato contro il degradante stato delle galere loro affidate: benché alcuni di loro abbiano personalmente pronunciato parole di fuoco contro la barbarie carceraria. Lo sciopero del 24 significa privare i detenuti e le loro innocenti e tristi famiglie del surrogato di Natale loro concesso: cioè un'ora di colloquio in un brutto e rumoroso stanzone affollato e perquisito. In alcuni casi i famigliari affrontano, per quella breve visita, la fatica e la spesa di centinaia di chilometri. Molti hanno rinviato per mesi il colloquio, per riservarlo alla vigilia di Natale.

Niente colloquio, niente pacco, niente auguri per telegramma, niente spesa interna. Scegliendo la vigilia di Natale i direttori di carcere hanno fatto ciò che il più estremista dei Cobas non avrebbe potuto né voluto fare. Ed è inevitabile vedere in questa scelta l'intenzione di usare l'esasperazione provocata nelle donne e gli uomini reclusi come arma di negoziato verso la controparte governativa. Calcolo egoistico e un po' cinico.

Che abbiano ragione o no, i direttori di carcere scelgono di battersi per interposta persona, a spese di detenuti senza voce e diritti, e delle loro famiglie. Al contrario, i detenuti vogliono protestare contro questa umiliante prepotenza a spese proprie, come è giusto che faccia chi è consapevole delle proprie ragioni e geloso della propria dignità.

Da domenica, i detenuti hanno messo fuori dalle celle ogni cibo, compresi i panettoni distribuiti da bravi volontari, e digiuneranno completamente da lunedì fino al giorno di Natale compreso. Il Natale in carcere somiglierà così un po' di più a quello della bella storia che si festeggia, la storia di una persecuzione, di una povertà, di una mangiatoia di stalla: e sarà così per tutti, credenti o no, cristiani o musulmani. Così i detenuti rispondono a una decisione che li offende, e cercano per proprio conto di fare un passo avanti verso la "rieducazione" di cui decisioni come quella dei direttori di carcere mostrano l'inutile retorica.

Al tempo stesso i detenuti chiedono a chi ne ha l'autorità, in primo luogo gli stessi direttori di carcere, poi il governo e la magistratura competente, di cancellare una piccola cattiveria contro il triste Natale loro e delle loro famiglie. Il diritto a dirsi "buon Natale" non è forse di quei diritti elementari che andrebbero tutelati da una precettazione giuridica e morale?

I detenuti di Pisa hanno apprezzato sia le assicurazioni del direttore dell'amministrazione penitenziaria, Alessandro Margara, che di singoli direttori, compreso quello pisano, sulla necessità di garantire i colloqui con le famiglie per la vigilia di Natale. Hanno deciso all'unanimità di continuare il digiuno fino a che non sia formalmente dichiarato, salvo restando il rispetto per le ragioni della protesta dei direttori, che la stessa garanzia varrà per tutte le carceri d'Italia.

 

Tutti i detenuti del carcere di Pisa