Cose da pazzi
di Manuela Cartosio

dal Manifesto, 27 gennaio 2000


 

Passi per don Regolo Vincenzi, il parroco di Bocca di Magra che da intervistato dice al Tirreno molto pi* di quanto aveva raccontato da testimone al primo processo Calabresi: i carabinieri ronzavano attorno a Marino due mesi, "forse di pi*", prima dell'arresto e in paese quasi tutti conoscevano "il segreto" di Leonardo Marino, "ne aveva parlato all'amico, all'amico dell'amico... questa cosa galleggiava sulle acque come la creazione del nostro Signore". Ma che dire dell'avvocato Gianfranco Maris, difensore del "pentito", che consegna al Corriere l'ultima versione del famoso colloquio di Pisa, negato da Adriano Sofri ma creduto dai giudici che l'hanno condannato come mandante del delitto Calabresi? "Forse il "via libera" scaturisce da un equivoco", dichiara l'avvocato, senza precisare se fu Sofri a spiegarsi male o Marino a fraintendere. Fu un delitto per sbaglio, lo apprendiamo dopo l'ottavo processo. Cose da pazzi.

Sembra una barzelletta e, invece, la frase di Maris corona un "ragionamento" che muove da questa affermazione: "Non escludo che Sofri sia intimamente convinto della propria innocenza". Richiesto di spiegarsi, l'avvocato risponde: "E' un'ipotesi. Maggio '72, pochi giorni prima del delitto. Approvato a maggioranza dall'esecutivo di Lc, ma senza il voto di Sofri. Tanto che Marino, per l'ok definitivo, il 13 maggio va a Pisa dove il capo tiene un comizio sulla morte dell'anarchico Serantini. Forse il "via libera" scaturisce da un equivoco... La tensione contro lo stato * altissima, e Sofri si fa prendere la mano. Chiss. Intendiamoci, la responsabilit resta - infatti, non fece nulla per bloccare il piano di morte - ma in un contesto diverso". Leggiamo il brano dell'intervista all'avvocato Gamberini, appena uscito dal carcere di Pisa: "Mi verrebbe da dire che persino Maris si * convinto dell'innocenza di Adriano Sofri". E adesso che si fa? Richiamiamo i giudici in camera di consiglio?

L'avvocato Maris non * un parroco di campagna, * un valente professionista capace d'intedere e volere. Perch* tira fuori l'ipotesi dell'equivoco? E perch* lo fa adesso, per di pi* toccando il capitolo pi* rimaneggiato dagli "assestamenti mnemonici" del suo assistito? E' il colloquio dove Pietrostefani appare e scompare, che dura un quarto d'ora camminando piacevolmente dalla piazza al bar per poi ridursi a pochi minuti sotto il palco, al quale un Marino disperato attacca - non sapendo pi* che pesci pigliare - l'indicazione di Sofri d'aspettare la telefonata di Luigi il basista nella sede torinese di Lc. Quel colloquio, rimaneggiato tante volte in aula, Marino lo ritocca anche nel suo libro La verit di piombo: "Io ricavai da quel breve colloquio l'impressione abbastanza netta che Sofri, nel suo intimo, esitasse". L'equivoco * un passo in pi* e forse, compiendolo, Maris vuol dare una mano a Sofri, alleggerire la sua posizione per facilitare atti di clemenza. Nella sua arringa a Mestre Maris ha fatto capire il suo pensiero: Sofri, Bompressi e Pietrostefani sono colpevoli, ma non meritano il carcere. Sofri in galera brucia tanto a Marino (il primo che vorrebbe liberarsi da Sofri) che al suo avvocato. E' per" pazzesco, a condanna consumata, sentirsi offrire dal difensore dell'accusatore l'ennesima variante del cuore dell'accusa contro Sofri.

Un altro particolare stupefacente lo ricaviamo dall'intervista di Maris a Repubblica sulla vicenda Bertone: "Mettiamo che siano stati i dirigenti comunisti a rivelare ai carabinieri che questo tizio di nome Leonardo Marino voleva parlare del delitto Calabresi". Questo non cambia niente, perch* i carabieniri non hanno "stravolto" quello che Marino aveva gi detto al senatore Bertone. Un analogo "se anche fosse vero, non cambia niente" Maris e Marino l'hanno riservato alla prova che Antonia Bistolfi era al corrente dell'intenzione del marito di confessare. Evidentemente anche i giudici la pensano come loro: se la difesa segna un punto, non cambia niente.

 


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