"E' una condanna a morte indiretta"

Cohn Bendit, l'ex leader del Sessantotto tedesco è convinto: i tre vanno scarcerati.
"I politici facciano qualcosa"

Andrea Tarquini
Repubblica 30 ottobre 1997


"I politici e la società devono decidersi: o fanno qualcosa, o il caso Sofri finirà con una condanna a morte indiretta. Anche su questi temi, e non solo sui criteri di Maastricht, si misura quanto un paese è adeguato all'Europa unita".

Daniel Cohn Bendit non nasconde rabbia e inquietudine, e non usa mezzi termini: è convinto che l'ex leader di Lc e i suoi compagni vadano comunque scarcerati, in quanto innocenti. Non parla solo da iniziatore del '68, ma anche come intellettuale di spicco della sinistra europea ed eurodeputato dei Gruenen, i verdi tedeschi: lancia un appello per iniziative politiche urgenti, prima che sia troppo tardi.

Onorevole Cohn Bendit, Sofri assicura che lo sciopero della fame continuerà, e parla di volontà di uscire a ogni costo. Anche secondo lei la situazione è a un punto di non ritorno? "Credo che la società italiana, la società politica, i responsabili della Giustizia, devono avere ben chiaro che in questo caso decidono della vita o della morte. La situazione dei tre è quella di persone colpite da una condanna a morte indiretta".
Condivide la protesta estrema, lo sciopero della fame? "Molti li invitano alla pazienza. Ma la pazienza ha senso per chi è condannato in quanto ex terrorista e può scegliere di aspettare un altro clima politico. Ma per chi, innocente, è condannato per omicidio o concorso in omicidio, ogni giorno di pazienza equivale a una confessione di colpevolezza".
Ma allora non è anche vero che Scalfaro non può graziare Sofri se egli è innocente, perché la grazia si concede solo ai colpevoli? "Guardi, questo caso è storicamente simile al caso di Sacco e Vanzetti. Chi dichiara colpevoli Sofri e i suoi compagni lo fa come chi allora presumeva per partito preso che gli anarchici fossero bombaroli. Fu così che gli innocenti Sacco e Vanzetti finirono sulla sedia elettrica. Chi oggi obietta che non si grazia un innocente vuole la pena di morte indiretta".
Ma giuridicamente l'osservazione ha un senso... "Esistono due paradossi: il primo è, certo, che la grazia vale solo per i colpevoli. Ma il secondo è che anche un eventuale indulto per i terroristi escluderebbe Sofri, Pietrostefani e Bompressi, condannati come criminali comuni".
Che soluzione propone allora? "Riaprire il processo. Al più presto, non con lentezze all'italiana, discutendo all'infinito fino alla loro morte".
Perché i tre dovrebbero credere nella giustizia che li ha condannati, se secondo lei sono innocenti? "Hanno un'enorme fiducia nella giustizia. Altrimenti non si sarebbero consegnati spontaneamente: Sofri sarebbe rimasto in Cecenia o a Sarajevo o che so io, e Pietrostefani in Francia. Per questo la società italiana deve capirli. Ci vuole l'immaginazione al potere".
Cioè? "Cioè scelte rapide, come quelle compiute per mettere l'Italia in regola per partecipare all'unione monetaria europea. Bisogna essere europei anche nella giustizia".
Gli amici italiani di Sofri sono pessimisti, temono il peggio... "Credo, e questo è il mio appello, che si sia discusso abbastanza e ora la società e la giustizia devono agire: davanti a una scelta di vita o di morte non ci si sottrae alle proprie responsabilità".