A futura memoria

di Giuliano Ferrara da Panorama, 24 gennaio 1997

Giuliano Ferrara ha incontrato Adriano Sofri poco prima che la Cassazione confermasse la condanna dell'ex leader di Lotta Continua per il suo convolgimento nell'assassinio del commissario Calabresi. "Di Sofri so due cose: gli sono amico e non è il mandante di alcun omicidio" scrive il direttore di Panorama.

Domanda. Che farai se la Cassazione conferma la condanna?
Risposta. Preparo la borsa e aspetto di entrare in un carcere.

E poi?
Venderò cara la pelle. Non considererò chiuso niente altro che me stesso, tutto il resto resterà aperto. Ho un modello di detenuto, caro alla storia italiana: quello che voleva far costare al nemico il suo carcere più di una battaglia perduta.

La galera non dovrebbe affliggere, ma è fatta per stroncare gli uomini.
Quegli anni che girano intorno al '68 hanno aperto le case chiuse. Da allora, in qualche senso, non ci sono più i sepolti vivi. Casini, manicomi, galere noi li vedevamo come varianti dei camposanti, ma non è più così da quando i detenuti scatenarono le rivolte dei tetti, delle lenzuolate, dei torsi nudi, delle bende sulla fronte. Si capì allora che andare in galera non escludeva il fatto di continuare a essere.

Diranno che minacci eversione tra le sbarre...
Anzi. Se penso a detenuti benemeriti, che in carcere socializzano e lavorano, ti dirò che sono tuttavia piu incline, salvi i doveri di solidarietà che gli altri detenuti ricambiano, a una detenzione solitaria. E' essenziale il riparo, ormai per me ha un senso tutto speciale la distanza, il sogno alla Woolf è quello di una cella tutta per sè.

Hai sperimentato l'inimicizia di molti, in questi anni...
Sì, ma mi è rimasta l'energia per maledire i responsabili di una faccenda così losca, di una persecuzione tanto abietta.

Leonardo Marino?
No, per Marino provo un disprezzo distratto. E' per i giudici infedeli e per chi li ha aiutati che agito, sperando in buone probabilità di successo, una severa maledizione.

Che dice Randi, la donna che vive con te?
Paga molto, ma molto piu di me il peso di questa persecuzione giudiziaria.

I figli Luca e Nicola?
Sono anni che fanno i paladini dell'imputato padre. Sono complementari. Quando non ce la fanno piu, si danno il turno. C'è il processo di Luca e quello di Nicola. Ho avuto gli orecchioni da grande, con mesto ritardo, e loro mi hanno dato una mano. Ringrazio Dio per questi figli.

Dio?
Non sono credente, ma lo scrivo con la maiuscola.

C'è gente da ringraziare, penso.
Tantissima gente. E un grazie basta.


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